OpenAI si è aggiudicato un contratto da 200 milioni di dollari per fornire al Dipartimento della Difesa (DoD) degli Stati Uniti strumenti di intelligenza artificiale. Da Palantir a OpenAi le imprese private si stanno creando sempre più spazio all’ombra dei governi, sostituendo il Deep State con una Webcracy, come spiega Glauco Benigni in questa intervista con Enrica Perucchietti.

Recentemente, OpenAI ha stipulato un contratto da 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per fornire strumenti di intelligenza artificiale. Questo accordo segna un passo significativo nell'evoluzione della relazione tra settore privato e governo, con aziende come OpenAI e Palantir che guadagnano sempre più influenza nelle decisioni strategiche e operative delle istituzioni statali. Glauco Benigni, in un'intervista, ha evidenziato come questo fenomeno stia portando alla nascita di una nuova forma di governance, che definisce "Webcracy", in contrapposizione a un tradizionale "Deep Stati".
La Webcracy rappresenta un sistema in cui le aziende tecnologiche, attraverso i loro fondatori e dirigenti, esercitano un'influenza diretta sulle politiche pubbliche. Figure come Elon Musk e Peter Thiel, già noti per il loro ruolo in PayPal, sono diventati punti di riferimento per l'amministrazione Trump, assumendo un'importanza crescente nel panorama politico e tecnologico. Secondo Benigni, questa evoluzione non è casuale; è il risultato di un processo in cui le nuove élite digitali si sostituiscono a quelle tradizionali, creando una rete di collaborazioni e interconnessioni che sfida le strutture di potere consolidate.
Il passaggio da un Deep Stati a una Webcracy solleva interrogativi significativi riguardo alla trasparenza e alla responsabilità. Mentre i governi tradizionali operano sotto un certo grado di scrutinio pubblico, le aziende private possono agire con maggiore libertà, potenzialmente senza le stesse forme di controllo democratico. Questo scenario è preoccupante, poiché implica un potere decisionale concentrato nelle mani di pochi, i quali, attraverso tecnologie avanzate, possono influenzare non solo l'economia, ma anche la sfera sociale e culturale.
Benigni avverte che i contratti tra governo e aziende tecnologiche non sono privi di rischi. L'intelligenza artificiale, sebbene promettente, porta con sé il pericolo di un controllo sempre più invasivo sulla società. Le tecnologie di sorveglianza, alimentate da dati raccolti in modo massiccio, possono trasformarsi in strumenti di repressione e manipolazione, rendendo difficile per i cittadini mantenere la propria autonomia e libertà di espressione.
In questo contesto, la sfida consiste nel mantenere un equilibrio tra innovazione tecnologica e diritti civili. La creazione di una Webcracy, pur presentando opportunità in termini di efficienza e progresso, richiede un'attenta riflessione sui valori democratici e sulla necessità di un controllo pubblico. La società civile deve trovare modi per partecipare attivamente a questo dibattito, affinché le tecnologie emergenti possano servire il bene comune piuttosto che alimentare un sistema di potere elitario.
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