Cominciano le confessioni: The Lancet ammette che su Wuhan c’è conflitto di interessi

Natale è sempre un tempo propizio per le confessioni, e qualcuno, pentito dei suoi peccati, vuota il sacco anche se dopo ben 22 mesi, e salta fuori che i “complottisti” avevano fiutato la pista corretta. A cantare, a questo giro, è nientepopodimeno che Richard Horton, l’editore della prestigiosa pubblicazione medica “The Lancet”. E finalmente ammette davanti al Parlamento inglese che c’é un conflitto di interessi legato al laboratorio di Wuhan.

Partiamo dall’inizio: a marzo 2020 “The Lancet” aveva pubblicato una lettera in cui gli scienziati britannici esprimevano solidarietà verso il personale medico in Cina contro i cattivissimi complottisti “Le teorie del complotto non fanno altro che creare paura, voci e pregiudizi che mettono a repentaglio la nostra collaborazione globale nella lotta contro il virus” si legge in questa lettera. Ora la musica pare essere cambiata.

Questa lettera fu ideata da Peter Daszak, uno zoologo che ora vive a New York e che ha legami con l’Istituto di virologia di Wuhan, in pieno conflitto di interessi: un conflitto di interessi negato per ben sedici mesi.

“Prendiamo le dichiarazioni dei conflitti di interesse sulla fiducia. Siamo venuti subito a conoscenza del conflitto di interessi di Peter Daszak e abbiamo finito per avere un dibattito con lui perché la sua opinione era “Guarda, sono un esperto che lavora in Cina sui coronavirus di pipistrello e questo non è un interesse concorrente, mi rende un esperto –spiega il direttore di “The Lancet” all’audizione – ci è voluto più di un anno per convincerlo a dichiarare il suo pieno interesse concorrente”.

Horton quindi, dopo tutto questo tempo smaschera il conflitto di interessi di Daszak. Non solo: arriva anche dal direttore di “The Lancet” la conferma che “un’ipotesi che dovrebbe essere presa seriamente e deve essere ulteriormente investigata”

Quindi i “complottisti” che altro non farebbero che creare caos e paura avevano ragione? Al di là della fuga dal laboratorio, negata per mesi, abbiamo anche la prova di un conflitto di interessi su questa faccenda che coinvolge non solo la Cina, ma anche l’Occidente. Perché? solo così si spiega il testardo negare quello che tutti avevano capito: altro che pipistrelli e pangolini, c’é stata una fuga dal laboratorio ( a questo punto ci chiediamo: accidentale o voluta?)

Ricordate il caos sul famoso servizio di Tg Leonardo? Bene, ora molti debunker dovrebbero cominciare a tacere.

Questo è solo l’inizio della tana del bianconiglio. Si spera di non dover aspettare così tanto per sapere anche la verità su green pass e vaccini, perché è sotto gli occhi di tutti che oramai si tratti di un fallimento, a essere generosi.

“E’ un fatto. E i fatti sono la cosa più testarda del mondo” (Michail Bulgakov: Il Maestro e Margherita)

ANDREA SARTORI

Andrea Sartori

Andrea Sartori (Vigevano, 20 febbraio 1977), diplomato presso il liceo classico "Benedetto Cairoli" di Vigevano, si laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Pavia con una tesi sull'Egitto greco-romano.

Giornalista pubblicista, insegna per qualche anno presso una scuola privata vigevanese prima di intraprendere la carriera giornalistica prima come corrispondente locale presso i giornali L'Informatore Lomellino, La Lomellina e La Provincia Pavese per poi trasferirsi a Mosca dove insegna la lingua italiana presso la scuola steineriana di Laryushino (Oblast' di Mosca) e collaborare con la facoltà di medicina dell'Università Statale di Mosca per la cura dell'opera di Galeno.

Continua a collaborare giornalisticamente col Giornale di Reggio per il quale recensisce alcune mostre a Mosca.

E' autore di due romanzi: Dionisie: la prima inchiesta di Timandro il Cane (IBUC edizioni 2016) e L'Oscura Fabbrica del Duomo (IBUC edizioni 2019), "Acheruntia" (Kraken edizioni, 2021) ed è stato finalista ai premi di poesia "Settembre a Milano" (1998) e "Val di Magra" (1999).

Parla tre lingue (inglese, francese e russo). Sposato, ha un figlio

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