Gli piace attingere ai suoi lettori per le donazioni affermando che è finanziato da loro, e non dai ricconi, ma in realtà, i miliardari hanno sborsato e sborsano milioni per sostenere il principale quotidiano di destra e di centro sinistra del Regno Unito.
Se vuoi sapere cosa sta pensando tutto l’entourage di “menti illuminate” che contano- su questioni trendy dal cambiamento climatico ai diritti dei trans – The Guardian è il giornale da leggere.  Mentre le sue vendite di carta stampata sono diminuite, scendendo negli ultimi dieci anni da 248.775 al giorno a 105.134 nel luglio di quest’anno, The Guardian è uno dei siti Web di notizie più visitati al mondo.

Quindi grande visibilità ma poche entrate.
Quattro mesi fa, è stato riferito che il Guardian Media Group, che possiede anche The Observer, un giornale domenicale correlato, aveva perso oltre 10 milioni di sterline nell’anno finanziario precedente, sebbene questo fosse un miglioramento rispetto alla perdita di 17 milioni di sterline dell’ anno prima.  The Guardian non ha un paywall come invece hanno altri giornali, ma utilizza quel modo di navigare che si chiama”nagware”, il quale ,con l’apertura costante di finestre apposite ,spinge gli utenti a registrarsi o a fare donazioni.

Tuttavia, il gruppo editoriale ha fatto un’affermazione piuttosto falsa sui social media a sostegno di questa strategia, scrivendo : Non siamo finanziati da miliardari.  Il sostegno dei nostri lettori ci dà l’indipendenza di tenere i potenti sotto controllo e questo è solo l’inizio.” I lettori sono stati certamente generosi.  Secondo una storia del Guardian l’anno scorso: “The Guardian ora ha più di un milione di abbonati e collaboratori regolari, dopo che il supporto dei lettori online è cresciuto del 43% in un anno.  … Quando vengono presi in considerazione i contributi una tantum, più di 1,5 milioni di persone hanno sostenuto il Guardian nell’ultimo anno”.  Un milione di abbonati a £ 5,99 al mese porterebbe a circa £ 6 milioni.  Intendiamoci, è una cifra utile, ma che non copre nemmeno i costi della carta, per non parlare dei costi di gestione complessivi.

Tuttavia, come ha notato il commentatore climatico Ben Pile, i miliardari adorano The Guardian e sono molto felici di mettere le mani nelle loro tasche  per sostenere i suoi progetti.  Ad esempio, secondo l’outlet statunitense MintPress News, un accurato vaglio delle donazioni della Bill & Melinda Gates Foundation mostra che The Guardian ha ricevuto un fantastico supporto di $ 12.951.391.  In effetti, Gates e la sua ora ex moglie hanno sparso centinaia di milioni di dollari nel panorama dei media per sostenere il tipo di giornalismo che approvano.

E i Gates non sono nemmeno gli unici miliardari a supportare The Guardian.  Una rapida occhiata alla sezione “filantropia”del suo sito web mostra che l’istituto del miliardario australiano Judith Neilson finanzia il The Guardian Australia’s Pacific Project.  Le Open Society Foundations, create dal miliardario ungherese George Soros, hanno sostenuto i progetti del Guardian sulle disuguaglianze ambientali in America e sulla trasformazione dell’assistenza sanitaria tramite l’intelligenza artificiale.  La David and Lucile Packard Foundation, istituita dal defunto co-fondatore di Hewlett-Packard negli anni ’60, ha sostenuto il suo lavoro sullo stato degli oceani. Quindi l’affermazione che The Guardian non sia finanziata da miliardari sembra piuttosto dubbia.  È vero che il Guardian Media Group è di proprietà dello Scott Trust piuttosto che di qualche magnate dei media egoista.  Ma l’implicazione della sua proposta ai lettori di sborsare soldi è che chiunque sia finanziato dai super-ricchi è di loro proprietà, piuttosto che l’ipotesi più ragionevole che le organizzazioni cercheranno finanziamenti per impegnarsi in attività come il giornalismo specializzato che non sono  facilmente finanziabile con altri mezzi.  In effetti, gli scrittori del Guardian sono stati veloci nel lanciare attacchi follow-the-money ad hominem quando altri giornalisti scrivono cose che non sono simpatiche con la visione del mondo di The Guardian.

In un saggio dell’anno scorso per il giornale, Paul Vallely ha giustamente indicato le tensioni che derivano dalla filantropia miliardaria. Molta filantropia d’élite riguarda le cause d’élite.  Piuttosto che rendere il mondo un posto migliore, rafforza ampiamente il mondo così com’è.  La filantropia molto spesso favorisce i ricchi e nessuno ritiene che i filantropi rendano conto della cosa.”   L’Organizzazione mondiale della sanità, che ha fatto un tale pasticcio nella lotta al Covid-19, è ora fortemente finanziata da filantropi come Gates e il magnate dei media Michael Bloomberg, non seguendo le sue priorità.

Non sorprende che l’ambientalismo sia un obiettivo privilegiato per le donazioni miliardarie, poiché non c’è progetto più d’élite che dire al resto di noi come dovremmo vivere le nostre vite.  Come hanno dimostrato i personaggi famosi che hanno volato dentro e fuori Glasgow per la COP26 su aerei privati, i ricchi amano chiedere al resto del mondo un’azione sui cambiamenti climatici mentre loro devono poter continuare a vivere le loro vite dorate senza alcuna interruzione di sorta.

Sia la stampa che la politica pubblica sono troppo spesso finiscono per essere distorte  dagli interessi dei mega-ricchi.  I media, i giornalisti, le organizzazioni artistiche e gli enti di beneficenza hanno dovuto a lungo prendere decisioni pragmatiche legate ai finanziamenti da dover accettare per poter svolgere il proprio lavoro.  Sta al resto di noi prendere una decisione su ciò che vediamo e leggiamo.  Ciò che non va giù è l’atteggiamento di The Guardian che si mostra immacolato mentre non lo è, e l’idea di vendita fuorviante per i suoi lettori.

Ancora peggio è il fatto che il quotidiano più giusto e trendy del Regno Unito quando si parla di cambiamento climatico, è sopravvissuto grazie all’acquisto e alla vendita di automobili.  Le enormi perdite del Guardian Media Group sono state sostenute dalla sua partecipazione nel sito web di auto usate Auto Trader nel 2014, guadagnando “tra £ 600 milioni e £ 700 milioni” sull’accordo.

Forse The Guardian ha bisogno di risparmiarci le lezioncine e imparare quella famosa lezione dal Nuovo Testamento: “Perché guardi il granello di sabbia nell’occhio di tuo fratello ma non presti attenzione alla trave nel tuo occhio?”

di Rob Lyons – traduzione di Martina Giuntoli

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