di Pieluigi Fagan.

Ultimamente, la mia ricerca è orientata sul doppio binario di studio approfondito di Antonio Gramsci da una parte e Cornelius Castoriadis dall’altra. Il greco anima il mio percorso di delucidazione politica, il concetto di democrazia radicale, l’ultima trincea che vedo come necessaria ovvero democrazia o barbarie. L’italiano mi illumina quell’ambito socioculturale che sono gli intellettuali, che punto come target per un rinnovato impegno di azione culturale, quindi politica, fattiva e concreta. Sono due “atipici”, gente da “bordi della galassia”.

Oggi vi parlo di Castoriadis, greco di origine ma anche francese di acquisizione. Il greco fondò una rivista famosa che operò dal 1948 al 1967 “Socialismo o barbarie” da un motto attribuito a Rosa Luxemburg ma che forse risale ad Engels. Da ciò, il passaggio da socialismo a democrazia della mia trincea. Era amico personale ed intellettuale di Edgar Morin, il filosofo della complessità e quindi ecco che la costellazione concettuale si forma con chiarezza nel mio immaginario.

“Castoriadis scrisse saggi su matematica, fisica, biologia, antropologia, psicoanalisi, linguistica, società, economia, politica, filosofia e arte” recita Wikipedia.

Ancora non ho iniziato a scrivere pubblicamente a dovere di questa impostazione della propria forma di conoscenza (immagine di mondo) che io chiamo MIT-disciplinare, propriamente la forma della mia personale avventura di studio di questi ventitré anni. Sta per Multi-Inter-Transdisciplinare e non è “mia” in esclusiva, Morin stesso ne ha scritto e praticato parecchio, tra gli altri. La ritengo una forma che potrebbe farci fare un vero e proprio “salto quantico” in termini di profondità ed attinenza di conoscenza portandoci ad altri e più ampi livelli di comprensione razionale di noi, del mondo e reciproca interrelazione.

Si tratta, in breve, di coltivare un secondo asse della conoscenza.

Quello che c’è è sempre e solo verticale, sono le discipline, colonne dentro i tre ambiti della conoscenza razionale (scienza, discipline umano-sociali, pensiero umanistico). Questa altra impostazione taglierebbe, intersecherebbe le colonne in orizzontale usando molte discipline al contempo (multi), due o tre più densamente accoppiate (inter), alcune diagonali che attraversano vari campi del sapere come la Teoria dei sistemi e la stessa cultura della complessità (trans). Dai due assi cartesiani alla longitudine e latitudine per fare un punto-situazione, sappiamo già che due coordinate sono necessarie. Qui è lo stesso. Il sapere MIT-disciplinare è fatto dei saperi delle discipline stesse, non ha altri apporti, non è alternativo, è solo un uso diverso che si fa dei saperi colonnari.

Dalla sovrapposizione e reciproca interferenza tra saperi colonnari e sapere complessivo, nascerebbero nuove dimensioni della conoscenza. Gli uni più precisi a grana fine ma privi di visione generale, i secondi – al contrario – votati alla piena visione ma inevitabilmente a grana grossa sui particolari. Una sorta di nuovo principio di indeterminazione della conoscenza applicando la logica di Heisenberg. O bifocalità se ci appoggiamo alle metafore ottiche.

Questa forma di sapere ha non pochi problemi. Il primo è che è metodologicamente un casino, siamo in “terrae incognitae”.

Il secondo è che va contro ogni forma di istituzione culturale, dall’università alla scuola all’editoria alle forme canoniche del discorso pubblico.

Il terzo è che produce ansia e repulsione ad ogni studioso affermato o meno in quanto gli dice che ciò che sa è limitato e c’è molto che non sa, il che ne mette in gioco il senso del suo personale potere epistemico (prestigio, cattedre etc.). Per fare un esempio, una stupidaggine come l’homo oeconomicus degli economisti si basa su fatto che questa gente non ha mai parlato con uno psicologo, un sociologo, un antropologo, un biologo, uno scienziato cognitivo, uno scrittore, un poeta, un pittore o musicista, ma basta anche un prete e quanti altri studiano “l’umano”.

Il quarto è che non c’è altro modo di acquisirlo che studiare un sacco di cose di varia provenienza per anni ed anni, non s’improvvisa, non c’è metodo “quick-and-dirty” tipo “perdi dieci chili in una settimana”.

Deriva quantomeno dalla temperie rinascimentale ed ha in Pico della Mirandola il suo santino. Ma ne parlava già Eraclito ed in fondo le grandi scuole filosofiche (Accademia, Liceo, Stoa etc.) lo praticavano alla loro base.

C’è una novella piuttosto famosa di uno strano britannico, tale Edwin A. Abbott che si chiama Flatlandia (Adelphi, 1993). Narra la vita di un abitante di un ipotetico universo bidimensionale che entra in contatto con l’abitante di un universo tridimensionale. È un racconto molto popolare tra gli studenti di matematica e più in generale tra gli studenti di facoltà scientifiche, perché affronta il concetto di un mondo a più dimensioni e di come possano dialogare mentalità a dimensioni diverse. Se alle tre dimensioni aggiungete il tempo avrete Einstein, che forse non abbiamo ancora digerito a fondo.

Ecco, la conoscenza MIT-disciplinare ha lo stesso effetto, moltiplica le dimensioni dei saperi. Se prendete oggetti grossi come l’uomo o il mondo, potrete buttare via tempo ad ascoltare i penosi discorsi che l’economista o lo psicologo o il fisico vi faranno, ognuno riducendo la complessità ad un punto di vista pregante sì, ma parziale o potrete metterlo nell’apparato MIT disciplinare e vederlo a quattro dimensioni, che è poi come è nella realtà o quantomeno la realtà che i nostri sensi ci permettono di esperire.

Ecco allora che quando leggo di uno che scrive cose di: matematica, fisica, biologia, antropologia, psicoanalisi, linguistica, società, economia, politica, filosofia e arte, mi si apre il cuore e la mente. Ognuno di questi sguardi concorrerà alla visione generale ma sarà esso stesso interferito dagli altri.

Torniamo al greco.

C’è un aspetto del greco che è sondato in questo libricino della LUISS. Castoriadis è comunque molto conosciuto come filosofo, politicamente molto radicale, ma pochi sanno che per ben ventidue anni, è stato a capo degli uffici di Studi sulla crescita economica all’OCSE-OECD! Lo si è saputo pienamente, solo nel 2020, un caso incredibile di vita a doppio binario.

Castoriadis era a capo di un gruppo di 130 tra economisti, econometristi, statistici ed informatici, sopra una mole immensa di dati sugli indici e ragioni di crescita delle economie di tutto il mondo, per anni ed anni, sfornando rapporti e rapporti in un diluvio di pagine, studi, previsioni, consigli e strategie anche critiche sugli andamenti del capitalismo globale e – tra l’altro – fu anche uno degli esecutori di primo piano del piano Marshall. Che storia fantastica! Parallelamente, animava il suo think tank radicale su Socialismo o barbarie! Un mito assoluto.

Purtroppo, mentre in Francia è di decine di volumi la sua opera di pensiero, qui dobbiamo accontentarci di una manciata di titoli, tra cui questo ottimo lavoro di Raffaele Alberto Ventura. Non posso sintetizzarlo, volevo solo introdurlo, far venire la curiosità ed incentivare i più temerari a leggerlo. È una collezione di scritti che vanno dal 1949 al 1996, un anno prima di morire. Quello da p. 119 è uno dei suoi più puntuali attacchi micidiali al sistema di pensiero marxista, un attacco da sinistra s’intende.

Si sarà intuito da ciò che ultimamente scrivo che il marxismo deve essere soggetto a Aufhebung. Il termine è in Hegel, sarebbe il terzo momento della sua dialettica, detto anche “sintesi”, ma propriamente sarebbe sia “eliminare”, sia “conservare”. Che poi sarebbe la stessa cosa del detto di Bernardo di Chartres ovvero “salire sulle spalle dei giganti per guardare più lontano” ovvero si fa perno ed altezza delle spalle del gigante, ma si guarda oltre l’orizzonte del gigante perché col tempo l’orizzonte è mutato. Così, quel sistema di pensiero la cui ambizione era aiutare l’emancipazione umana sociale, aiuto e contributo che ha dato ma in maniera molto minore rispetto alle ambizioni, va lasciato a capitale cognitivo ma inserito in una nuova teoria generale e quindi eliminato nella sua pretesa di essere la nostra miglior teoria.

Di fatto, ha fallito l’XI Tesi su Feuerbach, quella “filosofia della prassi” che è poi il cuore del gramscismo.

Dobbiamo mantenere-superare il marxismo quindi e per farlo tocca metterlo sul tavolo di dissezione, anche per capire cosa mantenere e cosa superare. Libereremo anche molte intelligenze marxiste, le quali mi ricordano la mosca di Wittgenstein intrappolata nella bottiglia.

Ovviamente, per via del mio metodo, io non seguo integralmente nessun filosofo, neanche Castoriadis. Fin troppo marxista e pure trozkista (come tanti francesi) della prima ora, fin troppo rimbalzante quando se ne staccò, poco so del suo bordeggiare Lacan, non sono sicuro di condividere appieno neanche delle sue posizioni libertarie e para liberali che debbo approfondire.

Tuttavia, la sua posizione di filosofia politica sul concetto di “autonomia” faccio integralmente mia e dal punto di vista epistemologico, uno che per due decenni fa l’intelligence dell’OSCE mentre promuove cultura politica radicale, mi piace da morire perché “sa di cosa sta parlando” mentre “sa di cosa sta pensando”, situazione gnoseologica molto più rara di quanto siete soliti pensare.

Rarità poiché anche qui agisce un principio di indeterminazione tra chi sa di realtà ma vi ci si schiaccia con ottuso realismo e chi coltiva l’idealità necessaria ma perdendo contatto con la realtà e finendo così in letteratura.

Complimenti quindi a Daniele Rosa, il direttore editoriale della LUISS UP che sta facendo davvero un gran bel lavoro editoriale (abbiamo già recensito l’ottima Wendy Brown di Il disfacimento del demos). Magari dare un altro lavoro a Ventura di traduzione ed importazione, ci farebbe felici.

[Mimesis ha da poco rieditato l’opus magnum del greco ovvero “L’istituzione immaginaria della società” -2022. Per farsene un’idea: https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857588964].

 

Tratto da: https://www.facebook.com/pierluigi.fagan/posts/pfbid02miYNPxCSZo8x95sUF9nMYcJgDsiH7LkNTufiGE5KvTeaBxq9yiHpUA6ZkzqcNgptl.

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