Il Wisconsin, uno degli swing states interessati dalle indagini per l’accertamento della frode elettorale alle presidenziali del novembre 2020, dopo un processo iniziato in sordina, ha finalmente dato avvio a quello che scatenerà un effetto domino potenzialmente travolgente per gli altri stati coinvolti, primo fra tutti la Georgia.

Tutto risale al novembre scorso, quando il il repubblicano Ramthun aveva presentato una mozione che chiedeva il ritiro dei voti dei 10 grandi elettori, e la conseguente decertificazione dello Stato nell’elezione del Presidente Biden (“causa processo fraudolento“, così si dice letteralmente). A novembre il legislatore aveva presentato diverse prove filmate e scritte dichiarando che sarebbero state lasciate a disposizione per chiunque le avesse volute esaminare. Ramthum rimasto inizialmente senza alcun supporto da parte di altri repubblicani, aveva comunque ottenuto il pieno endorsement dell’ex presidente Trump.

Ma poi, come talvolta accade, quello che non avviene in due anni poi finisce per succedere improvvisamente.  Ieri 25 gennaio, in seduta alla camera  Ramthum  ha preso la parola  affermando fiero “rappresento il popolo del Wisconsin ed è questo che il popolo mi chiede di fare“. Sfruttando un cavillo costituzionale, il repubblicano ha potuto presentare la mozione durante una sessione aperta, farla discutere e votare sul momento senza avere un co-sponsor che la controfirmasse.

Risultato: un voto unanime favorevole per passare la mozione, ed il ritiro quindi dei voti dei 10 grandi elettori che in data 6 gennaio 2021 avevano certificato l’elezione del candidato democratico Biden e del vice presidente Harris. La mozione approvata dovrà passare adesso in senato dove sarà votata e se l’esito sarà  positivo il Wisconsin potrà ritirare ufficialmente i propri voti dalla road to 270. 

Perchè adesso?” ci si potrebbe chiedere. Ci sono varie opzioni da mettere sul piatto. Una non indifferente è la pressione bi-partisan crescente da parte della popolazione che si sta facendo sentire sempre più forte. Inutile ricordarlo, ma la presidenza Biden non ha accontentato nessuno, anzi lungi dal rispondere alle necessità del paese, lo ha reso molto più precario di come lo aveva ricevuto, perdendo anche il consenso degli elettori dem storici.

Se invece guardiamo la faccenda dalla parte dei legislatori, questa è l’ultima chiamata per non perdere almeno l’appoggio dei concittadini che ora come mai richiedono di essere ascoltati e di far qualcosa per il Paese. Quindi anche chi inizialmente si nascondeva dietro alla paura di fare il primo passo, o addirittura temeva ricatti e ritorsioni, si sta necessariamente muovendo. Chi rimane fermo sulle sue posizioni, oppure non si espone affatto, ad oggi viene il dubbio che abbia qualcosa da nascondere.

Prossima tappa la Georgia, dove il Grand Jury ha dato il via libera.

MARTINA GIUNTOLI

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