Un cittadino tedesco, ha citato in giudizio la Commissione Europea per violazione del regolamento generale sulla protezione dei dati: nello specifico, una violazione delle norme sulla protezione dei dati quando questi vengono trasferiti in un territorio extra UE.

In pratica, per capire bene cosa è successo, bisogna partire dal sito web incriminato, Conference of the Future of Europe, il cui hosting è affidato ad Amazon, con i suoi AWS (Amazon Web Services) posizionati in America: al momento della registrazione quindi, i dati personali vengono inviati a server negli Stati Uniti violando il Regolamento sulla Privacy.

La denuncia sarà oggetto di indagine e dovrebbe essere risolta entro 12-18 mesi.

Il querelante, rappresentato dall’associazione Europaische Gesellschaft fur Datenschutz, aveva chiesto chiarimenti in merito alle modalità di trattamento dei dati personali e non avendo ottenuto risposta, ha accusato l’istituzione anche di non divulgare “informazioni sufficienti” sul trattamento dei dati. 

I trasferimenti internazionali di dati erano già stati dichiarati illegali dalla Corte di giustizia dell’Ue due anni fa in una sentenza,  dove è scritto nero su bianco che  “i servizi segreti statunitensi potevano accedere ai dati personali dei residenti Ue in modo sproporzionato e senza alcun rimedio giudiziario”.

Senza contare il fatto che proprio Amazon era stata al centro di un’indagine per un utilizzo, che potremmo definire torbido, dei dati personali degli utenti, anche nei suoi prodotti.

Ma non basta. Conference of the Future of Europe, il sito al centro della vicenda, prevede l’accesso anche per mezzo di un account Facebook: ecco che i dati oltre che finire nelle mani dei servizi Amazon fanno un salto anche nei data center del social più monitorato del mondo, Facebook,  per restare sui server di Mark Zuckerberg senza che nessuno sappia chi e in che modo abbia accesso a tali dati.

I dati dei cittadini europei sono in mano a multinazionali americane e ai servizi di intelligence, che poi possono farne l’uso che vogliono, senza dar conto a regolamenti europei o di altro tipo, ed è un paradosso che sia proprio la Commissione Europea a servirglieli su un piatto d’argento.

E’ necessario un nuovo scudo sulla privacy e la rivista Siecle Digital, che si è occupata direttamente di questo caso,   spiega come sia necessario impedire alle autorità americane di accedere ai dati dei cittadini europei, anche se questi sono ospitati da un provider cloud americano come AWS.

L’accordo risale a Marzo, ma ancora, Joe Biden, che aveva dato garanzie in tal senso, tace, nulla è cambiato: anche  la Commissione europea e il Garante per la protezione dei dati non hanno risposto  a una richiesta di commento.

Nel silenzio quindi il flusso di dati personali di cittadini europei continua a riversarsi, placidamente, nei server americani, ogni giorno. E il valore di questi dati è immenso.

ANTONIO ALBANESE

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