In Cina gli operai si ribellano ai lockdown. Nel Paese della sorveglianza tecnologica di massa e del controllo totale, le restrizioni tornano e si diffondono sempre più, anche se i casi sono pochissimi. Perché? Apparentemente non c’è logica. A meno che la Cina – fabbrica del mondo – non voglia danneggiare l’Occidente anche a costo di danneggiare se stessa.

Nel frattempo si sono appunto ribellati nelle prime ore di oggi, mercoledì 23 novembre 2022, i dipendenti della fabbrica degli iPhone, costretti praticamente a una vita da servi della gleba per non diffondere il virus. Hanno provocato addirittura dei tumulti (cliccando sui tweet si possono vedere i video):

In traduzione:

Attenzione, immagini crude. Centinaia di lavoratori del principale stabilimento per gli iPhone Apple in Cina si scontrano con il personale di sorveglianza dopo essere rimasti rinchiusi per settimane al fine di reprimere un focolaio di Covid.

Immagini crude? Stamattina Times Now, uno dei più letti quotidiani indiani in lingua inglese, ha diffuso un video ancor più impressionante:

In traduzione:

Cina, i dipendenti Foxconn [la fabbrica degli iPhone, ndr] protestano a Zhengzhou contro le restrizioni Covid in tutto il Paese. Srinjoy Chowdhury [redattore di Times Now, ndr] racconta a @PriyaBahal22 come la Cina sia stata “troppo severa” soprattutto per quanto riguarda le regole Covid che hanno avuto un impatto sulla vita quotidiana delle persone.

Per quanto la Cina ultimamente tenda ad alleggerire i divieti Covid – si mettono tendenzialmente in lockdown i distretti urbani, ad esempio, e non più intere megalopoli o province – la situazione continua ad essere al di là di ogni logica. I casi di Covid si avvicinano ai 30.000 al giorno, quasi tutti lievi, e ultimamente si contano due vittime: ma i cinesi sono 1,4 miliardi.

Eppure, secondo gli analisti, l’economia cinese è affetta da restrizioni quasi quanto durante l’eterno lockdown di Shanghai. Con la differenza però che il lockdown di Shanghai si è verificato all’inizio della primavera scorsa. Ora siamo solo in autunno, e la stagione dei virus respiratori è appena iniziata.

E dunque, delle due l’una. O i cinesi sanno qualcosa sul Covid che noi non sappiamo (il virus si è manifestato in Cina e si ritiene sempre più probabile che sia uscito da un laboratorio), e in questo caso dovrebbero innanzitutto dirlo al mondo. Oppure i divieti esasperanti e apparentemente insensati hanno un senso che va ben oltre la salute pubblica e il controllo sociale.

In quest’ottica, la spiegazione più ovvia per i lockdown cinesi sarebbe l’intenzione di rallentare o bloccare la consegna dei beni sui quali l’Occidente basa la sua economia. I lockdown sarebbero insomma qualcosa di analogo alle sanzioni contro la Russia: l’Europa vuole danneggiarla anche a costo di danneggiare se stessa ancora di più.

Ad andarci di mezzo è innanzitutto la gente comune. I cinesi chiusi nello stabilimento degli iPhone come servi della gleba oppure agli arresti domiciliari. Gli europei con le fabbriche che si fermano e le case al freddo e al buio. Nel frattempo le attività produttive di tutto il mondo soffrono, strette come sono nella tenaglia di Cina ed Europa. E quando la tenaglia finalmente si aprirà, bisognerà vedere cosa resterà dell’economia e degli standard di vita che credevamo ormai assodati.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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