Non è un collaboratore nè un parente o amico di Putin. Non è a capo di qualche grande compagnia russa agli ordini del Cremlino. Non fa parte di quella schiera di “oligarchi”, per usare il linguaggio dei media occidentali, che hanno in mano il potere nella Federazione. Graham Phillips è un blogger inglese, un comune cittadino britannico, un giornalista con un canale Youtube che vive da anni in Ucraina.

Ebbene, sembra incredibile, ma quest’uomo è uno delle 42 persone che il Governo britannico ha aggiunto alla lista di soggetti colpiti dalle sanzioni contro la Russia.

Un blogger critico nei confronti della propaganda anti Cremlino, che ha più volte segnalato l‘effettiva presenza di ideologie naziste nell’esercito e nel governo ucraino, o di false flag, come  il massacro di Bucha: una voce non allineata che racconta un’altra verità rispetto a quella spacciata dai media mainstream, un “putiniano” come direbbero al Corriere della Sera.

Per questo si era meritato gli encomi delle Federazione ma, assieme, era arrivata la dura condanna di Johnson quando pubblicò la sua intervista ad Aiden Aslin, il mercenario britannico militante nell’esercito ucraino poi catturato dalle forze russe durante l’assedio di Mariupol: l’intervista è ancora presente sul suo canale Youtube, nonostante le pressioni fatte dai politici perchè venga rimossa.

Adesso, Graham Phillips rischia di vedersi congelati i beni, di vedere andare in fumo il lavoro di più di 10 anni da quando, cioè, ha deciso di trasferirsi in Ucraina per raccontare e condannare le barbarie che aveva sotto gli occhi, il massacro di migliaia di civili inermi da parte delle milizie filo naziste ucraine: un lavoro tra l’altro sostenuto solo dalle donazioni dei suoi numerosissimi  (piu di 300mila) followers su Youtube, visto il giornalista non percepisce altri tipi di riconoscimenti.

Alla faccia di quanto detto però il ministro degli Esteri, Liz Truss, ha dichiarato: “Non staremo zitti a guardare gli attori statali nominati dal Cremlino sopprimere il popolo ucraino o le libertà del proprio popolo. Continueremo a imporre dure sanzioni a coloro che stanno cercando di legittimare l’invasione illegale di Putin fino a quando l’Ucraina non prevarrà”. Parole pericolosissime che legittimano la repressione ad personam, legalizzando il controllo delle opinioni e dell’informazione.

E’ questo un pericoloso precedente , diciamolo chiaramente: le sanzioni, che erano state pensate (male)  con la scusa di colpire l’economia russa, adesso possono arbitrariamente essere applicate a chiunque, a qualsiasi persona non si allinei a ripetere la cantilena imposta.

Altro che libertà di opinione e di espressione, la democrazia in salsa occidentale  passa direttamente ai fatti : lavoratori sospesi per non avere accettato il ricatto vaccinale, espulsione dagli ordini professionali, il Canada che congela i beni dei camionisti dissidenti, non c’è che dire, qui non siamo in  Russia.

ANTONIO ALBANESE

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