L’assassinio di Shinzo Abe ha fatto partire tutta una serie di teorie del complotto. Certo, il Giappone non ha una storia del tutto esente da gravi atti terroristici come il grave attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995. E forse possiamo anche metterci dentro il celebre seppuku in diretta tv dello scrittore Yukio Mishima dopo che con la sua banda paramilitare Tate no Kai aveva preso d’assalto l’ufficio del generale Mashita e denunciato, in un lungo discorso, la deriva occidentalista del Giappone.

Il Giappone è un mondo molto lontano da noi, nonostante la patina occidentalizzante. E forse a noi non riusciremo mai a capire cosa covava nella testa di Tetsuya Yamagami, l’ex militare che odiava Abe. Ma ci sono tante cose che non tornano.

L’assassinio di Shinzo Abe è avvenuto tra la caduta di Boris Johnson e lo scandalo che sta travolgendo il cancelliere Olaf Scholz. Si tratta di tre personaggi scomodi per vari motivi: Johnson è l’uomo della Brexit e che ha levato per primo le restrizioni, Scholz è troppo titubante a chiudere quel rapporto tra Germania e Russia che terrorizza l’America. E Shinzo Abe era l’uomo che ha rilanciato il Giappone sfidando i dogmi neoliberisti e che lo voleva affrancare.

Chi ha memoria lunga ricorda che Shinzo Abe non godeva di buona stampa. E ci sono ben due motivi. Il primo si chiama Abenomics ovvero le strategie economiche messe in campo dall’ex primo ministro del Sol Levante. Questa strategia si componeva delle cosiddette “tre frecce” ovvero politica monetaria, politica fiscale e strategia di crescita. Nel pratico questo si traduceva nel deprezzamento dello yen per favorire l’export nipponico costantemente minacciato da quello dell’arcinemico cinese. Poi aumento della spesa pubblica senza aumentare le tasse e politica espansiva per combattere quella deflazione che era il più grave problema dell’economia di Tokyo. l’Abenomics era esattamente il contrario della politica economica “austera” che è un dogma in Europa. Il guaio è che funzionava e il Giappone si è ripreso dal cosiddetto “Decennio Perduto”, quando una bolla immobiliare fermò per sempre l’ambizione giapponese di superare l’economia statunitense. I giornali neoliberisti predissero il crollo del Giappone di Abe. Crollo che non solo avvenne, ma che vide l’esatto contrario ovvero una nuova crescita del Pil giapponese.

Ma Abe era anche l’uomo del riarmo giapponese. I giornali lo presentarono come un pericoloso nazionalista, un nostalgico dell’imperialismo giapponese che voleva riscrivere la Costituzione “pacifista” imposta dagli Stati Uniti al Sol Levante e riarmare il Giappone. Di fatto, per via del trattato di mutua sicurezza del 1951, il Giappone rimane occupato dalle truppe americane “finché non sia in grado di organizzare autonomamente la sua difesa” cosa praticamente impossibile per via dell’articolo 9 della Costituzione giapponese che recita: ““Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza, quale mezzo per risolvere le controversie internazionali.
Per conseguire, l’obiettivo proclamato nel comma precedente, non saranno mantenute forze di terra, del mare e dell’aria, e nemmeno altri mezzi bellici. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.” Questo di fatto rende il Giappone una colonia americana. Di fronte alla crescente minaccia cinese e russa, potenze con le quali il Giappone ha contese territoriali, Abe ha deciso di apportare modifiche a questo artiocolo della Costituzione, staccando il Giappone dagli Stati Uniti. Può forse Washington tollerarlo?.

Anche sulla questione Covid Shinzo Abe prese una strada autonoma, come Johnson. Tenendo conto della Costituzione giapponese Abe disse: “In Giappone, pur dichiarando lo stato di emergenza, non è possibile imporre restrizioni obbligatorie sanzionabili come, ad esempio, la limitazione a uscire di casa. Ciononostante, con un metodo tipicamente giapponese, nel giro di un mese e mezzo siamo quasi riusciti a porre fine a quest’ondata“. Anche qui Abe ha sfidato i metodi “cinesi” adottati da gran parte del mondo, e ha dimostrato di aver ragione.

Abe è stato fatto dimettere, e ora è stato fatto fuori. Come dimostrano i casi degli attentati a John Kennedy e a Giovanni Paolo II raramente un “pazzo isolato” è solo un pazzo isolato. E Tetsuya Yamagani è un ex militare, come lo era l’ex marine Lee Harvey Oswald (mentre Mehmet Ali Agça era parte del corpo paramilitare stay behind dei Lupi Grigi). Inoltre visto il curriculum di Abe, e le recenti vicende di Johnson e Scholz.

Come diceva il Divo Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende

ANDREA SARTORI

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