Il lungo addestramento a cui sono stati sottoposti gli italiani nei due anni di psicopandemia ha avuto molti scopi, tra questi quello di preparare mentalmente alla accettazione integrale della censura.

Un provvedimento solitamente visto come estremo, violento, prevaricatorio, diviene improvvisamente la quintessenza della giustizia, se adoperato nei confronti di nemici sempre più disumanizzati.

E lo spettro di argomenti “indicibili” si allarga, consentendo un utilizzo sempre più selettivo e scriteriato della censura.

E’ uno dei paradossi del mondo in cui viviamo, talmente post-ideologico da essere letteralmente imperniato di ideologia, talmente libero e democratico, dal restringere i confini del “consentito” in maniera sempre più scientifica ed accurata.

Brevissimo è stato il passo dalla “indicibilità” delle critiche al vaccino, alla isterica rimozione della cultura russa dall’immaginario europeo. Una mossa che riecheggia i processi di italianizzazione delle parole straniere durante il fascismo, ma che, se possibile, assume toni ancora più grotteschi nel continuo processo di dissonanza cognitiva in cui i primi persecutori del nuovo nemico sono proprio coloro che parlano a ogni piè sospinto di inclusione, diritti, pace, etc…

La censura è una componente fondativa di ogni regime totalitario, ed essa viene applicata solitamente come meccanismo di difesa da agenti esterni capaci di corrompere se non addirittura compromettere la narrazione egemonica di quel momento storico.

Non fa eccezione questa fase che stiamo vivendo, che – appunto – utilizza la tecnica del “capro espiatorio” in maniera assolutamente isterica.

Esiste però una differenza determinante se analizziamo i rapporti di forza di questo momento storico e li paragoniamo con quelli del passato: in nessun altro caso si era mai assistito ad un simile predominio da parte della voce dominante. Che possiede tutte le leve della comunicazione di massa, l’assenso di tutta la politica ufficiale, della cultura e dello spettacolo. E che conta su un sostegno che è ha un radicamento globale anche a livello geografico. Rare sono le realtà di “resistenza”, per così dire.

In un simile quadro delle cose dovremmo immaginare un potere dominante che inscena una qualche forma di democrazia, conscio del proprio strapotere.

Eppure così non è.

Gli eretici, per quanto pochi, disorganizzati, ridotti al silenzio sostanziale sono visti con terrore dal regime odierno.

Se questo accade la motivazione è facilmente intuibile: il regime intuisce la profonda debolezza intrinseca delle non argomentazioni su cui basa il proprio potere ed avverte dunque un continuo senso di minaccia.

Questo deve spingere tutto il mondo della controinformazione, della controcultura ad intraprendere una battaglia particolarmente intensa contro qualsiasi forma di censura, consci di una doppia, ineluttabile, verità.

Non solo un simile tasso di censura è una dimostrazione del dispotismo liberticida del Potere odierno, ma anche esso attesa la profonda debolezza strutturale di un Sistema.

Chi censura, infatti, è il primo ad essere persuaso della propria debolezza. Chi usa la censura ha – non solo in senso etico – perso.

Teniamolo bene a mente!

ANTONELLO CRESTI

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