In questi mesi il sistema mediatico ci ha raccontato una realtà in cui la grandissima maggioranza dei cittadini italiani aveva piena fiducia nel ministro Speranza, nel CTS, nelle istituzioni scientifiche e, soprattutto, nei vaccini.

Gli obblighi, i ricatti e infine le vere e proprie persecuzioni nei confronti di chi non voleva sottoporti al siero salvifico erano, secondo questa narrazione, unicamente volti a scoraggiare quella minoranza esigua di esaltati che non comprendeva che solo con la vaccinazione di tutti saremmo potuti tornare alla normalità.

Che le cose non stessero proprio così ce ne siamo accorti presto, sia perché la pressione sempre più forte del governo per imporre i vaccini lasciava intendere che i dubbiosi o contrari fossero molti più di quelli che ci dicevano, sia perché l’obbligo vaccinale mascherato, che il green pass obbligatorio per tutti i lavoratori comporta, ha generato un colossale movimento di protesta spontaneo, che da mesi riempie le piazze, ignorato prima e demonizzato poi da tutta la stampa di regime.

E come era prevedibile il tempo gioca contro i solerti vaccinatori, sia perché il fatto che i vaccinati con due dosi si contagiano e si ammalano più o meno come gli altri è ormai innegabile, sia perché i casi di gravi o gravissimi effetti collaterali del vaccino sono divenuti di dominio pubblico, nonostante il tentativo di nasconderli o minimizzarli.

Il numero degli italiani che crede ancora che il vaccino sia sicuro ed efficace è quindi diminuito sensibilmente ed è destinato a calare ulteriormente.

Lo dimostra l’allarme per i numeri di coloro che hanno accettato di fare la terza dose del siero, prevista e raccomandata per tutti i soggetti “fragili”, considerati particolarmente esposti al virus. Solo il 28% di coloro a cui è stato raccomandato il richiamo ha deciso di sottoporti alla terza dose, circa 1 su 4.  Per quanto riguarda invece coloro che ancora non si sono vaccinati, dopo il picco della settimana tra il 10 e il 17 ottobre, corrispondente con l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass per poter lavorare, il numero di cittadini che hanno deciso di fare la prima dose è crollato.

Ci sono dunque milioni di italiani che non sono disposti in nessun caso e per nessuna ragione a farsi vaccinare con i sieri sperimentali, ma soprattutto ci sono molti milioni di cittadini che hanno fatto il vaccino, perché convinti o perché ritenevano di non avere altra scelta, ma che non sono disposti a ulteriori iniezioni.

D’altronde nonostante la propaganda martellante l’effetto della campagna di vaccinazione di massa è stato radicalmente diverso da quello promesso: quando i vaccini sono stati messi sul mercato ci è stato assicurato che si trattava di farmaci estremamente sicuri ed efficaci, e che avrebbero consentito di metterci in poco tempo la pandemia alle spalle. I fatti però hanno smentito il dogma sull’efficacia dei sieri. A distanza di mesi il covid non è scomparso e anzi è particolarmente presente in quei Paesi, come Israele o la Gran Bretagna, che sono stati i primi della classe nel vaccinare la propria popolazione. Viceversa nei Paesi in via di sviluppo, dove solo una minuscola parte della popolazione è stata “immunizzata” non solo non abbiamo visto il virus dilagare, ma al contrario si ha in generale una situazione migliore di quella dei Paesi occidentali.

Ma anche la sicurezza del farmaco, garantita dagli “esperti” a priori, nonostante la sua natura sperimentale, sta dimostrandosi illusoria. L’aumento esponenziale di casi di morti nel sonno o per malori improvvisi in persone sane e giovani è ormai sotto gli occhi di tutti.

Anche la comunità scientifica ormai inizia a parlare esplicitamente dei rischi e dei danni da vaccino. Un articolo apparso il 26 ottobre su una rivista scientifica di Nature pubblica i risultati di una ricerca condotta da scienziati cinesi, che hanno osservato alterazioni consistenti dell’emoglobina A1c, livelli sierici di sodio e potassio, profili di coagulazione e funzioni renali in volontari sani dopo la vaccinazione oltre ad alterazioni consistenti nell’espressione genica di molti diversi tipi di cellule immunitarie.

Ancora più inquietanti sono i risultati di uno studio in vitro di due scienziati del  Dipartimento di Bioscienze Molecolari, The Wenner–Gren Institute, Università di Stoccolma e del Dipartimento di microbiologia clinica, virologia, Università di Umeå, sempre in Svezia. Secondo lo studio la proteina spike, presente nei vaccini, dirotta il meccanismo di riparazione del danno al DNA e il meccanismo immunitario adattativo, inibendo la riparazione del danno al DNA.

Gli autori dello studio affermano che: “i nostri risultati implicano anche un potenziale effetto collaterale del vaccino a lunghezza intera basato su spike. Questo lavoro migliorerà la comprensione della patogenesi del COVID-19 e fornirà nuove strategie per la progettazione di vaccini più efficienti e sicuri.”

Come a dire che i vaccini attualmente sul mercato non lo sono, ma molti italiani, senza bisogno di essere scienziati, se ne erano già accorti.

ARNALDO VITANGELI

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