di Giulia Bertotto.

Che cos’è una fake news?

Se il monopolio dell’informazione e della creazione di coscienza collettiva è nelle mani di pochi gruppi di potere -legati ad aziende farmaceutiche, belliche, tecnologiche, dunque non prive di grandi conflitti di interesse – coloro che decidono cos’è una fake news e cosa è invece una notizia autentica, sono gli stessi che hanno già stabilito quale verità occorre diffondere e difendere e quale marginalizzare o criminalizzare. Questo atto violento contro la nostra possibilità di conoscere e comprendere accade ogni giorno, mentre “scrolliamo” lo schermo dello smartphone, quando accendiamo la radio, spesso anche quando apriamo le pagine di una “nuova uscita” in libreria. Si tratta di un sistema che agisce in maniera capillare sulla psiche di ciascuno, che ad un tempo ci riempie di contenuti favorevoli ai poteri costituiti e ci nega l’accesso ad altre versioni del reale, danneggiando in maniera profonda ed esiziale il cittadino e la democrazia.

Abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere alcune domande sul tema della censura digitale e del controllo delle informazioni e dei mezzi di comunicazione al professor Dominici. Gandolfo Dominici è professore associato di Economia di gestione delle imprese all’Università di Palermo, noto per le sue posizioni molto nette contro il green pass, è esperto di Cibernetica Sociale e editor di numerose riviste scientifiche internazionali nel campo della cibernetica e del marketing tra cui Kybernetes, tra le più importanti riviste scientifiche internazionali sulla cibernetica sociale.

—- L’INTERVISTA AL PROF. DOMINICI —-

Professor Dominici, pensiamo al Digital Services Act (DSA, in italiano Normativa sui servizi digitali, approvato come Regolamento UE 2022/2065): viene definita “un regolamento dell’Unione europea per modernizzare e ampliare la Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE in relazione ai contenuti illegali, alla pubblicità trasparente e alla disinformazione”.

È stato approvato il 19 ottobre 2022. La sua applicazione è fissata a partire dal 17 febbraio 2024. Il problema però è paradossale e tautologico, racchiuso nella vecchia formula “chi controlla i controllori”?

Forse la mia risposta non è sensazionalistica ma dipende dal fatto che la nostra condizione di fruitori di informazioni è già seriamente invalidata. Che il Digital Service Act sia in vigore o no, la nostra possibilità di accedere ad un ventaglio di informazioni da fonti plurali e indipendenti e di condividere il nostro pensiero attraverso i social media è già gravemente compromessa. Il DSA non mi pare possa peggiorare le cose. Attualmente chi possiede i mezzi di informazione coincide con chi la controlla. Il New York Times ha invitato i suoi giornalisti a non scrivere le parole “Palestina” e “Genocidio”; ecco, chi stabilisce queste norme liberticide è anche chi possiede il potere di controllo sui media e anche sui governi. Al fondo di questo imbuto oscuro ci sono poche famiglie che, da molto tempo, detengono capitali e poteri trasversali ai vari stati su scala mondiale. Questo è additato da alcuni come “complottismo” ma è la realtà descritta già da decenni da sociologi come Baumann o Rothkopf.

Un altro strumento che l’Unione Europea sta utilizzando è l’EU DisinfoLab che “propone di utilizzare il sistema di sicurezza dell’ICANN contro la disinformazione, sollevando interrogativi sulla governance di Internet e sui limiti della libertà di parola [1]. “EU DisinfoLab, un’organizzazione no-profit che opera ufficialmente in modo indipendente ma che fornisce regolarmente raccomandazioni politiche all’UE e agli stati membri, sta ora spingendo affinché una struttura di sicurezza creata da ICANN (la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) venga utilizzata nella “guerra sulla disinformazione”. EU DisinfoLab, riceve fondi dalla controversa Open Society Foundations di George Soros.

Lo ripeto, si tratta di atti formali, che certo hanno un significato e un effetto ma queste restrizioni sono già attuate. Questo tipo di “sistemi di sicurezza”, ossia dispositivi di censura, non operano per dare regole direttamente all’utente che su Facebook posta una foto o un contenuto che gli verrà bannato. Si tratta di limiti che l’Europa mette a società come Meta: non c’è solo complicità, c’è anche uno scontro in atto tra chi controlla il vero potere e le multinazionali da questi controllate. In altre parole, anche gli dei dell’Olimpo litigano.

Spionaggio su ampia scala, censura e controllo dei contenuti che circolano in rete. Il mondo social(e), nel mix tra online e offline, ha raggiunto livelli di complessità e possibilità di manipolazione inedite.

Per quanto riguarda i social siamo noi tutti a dover fare uno sforzo di comprensione e di dissociazione. Dobbiamo capire che Facebook come Instagram, ma anche Youtube e le altre piattaforme sono degli strumenti di profilazione che hanno valore per i dati che noi continuamente gli forniamo utilizzandoli. Non sono gratis. I nostri dati, le nostre preferenze, le informazioni sulla nostra vita hanno un valore!

Vale la pena ripeterlo, i nostri dati sono preziosi, hanno valore e valgono denaro. Ma questa finta “gratuità” ci spinge a cederli in cambio dell’utilizzo di vari servizi e piattaforme. Ci hanno convinti a regalare diamanti e ad esserne anche grati! In campagna elettorale poi questi dati valgono ancora di più sul mercato invisibile dei data broker. Lo abbiamo visto in modo esemplare con il caso di Trump e Cambridge Analytica. Non riesco davvero a capire come gruppi e persone che si definiscono “antisistema” utilizzino piattaforme come Facebook ma anche Instagram ecc. Si dice di essere contro il sistema ma poi lo si foraggia utilizzando le sue piattaforme e facendo monetizzare personaggi come Zuckerberg e allo stesso tempo si cade nella trappola dell’«informazione controllata» dai «ministeri della verità» di queste piattaforme.

Anche chi la sta intervistando diffonde i propri articoli sui social, altrimenti come fare a diffondere e far conoscere l’informazione alternativa? Come offrire una alternativa?

Capisco questa esigenza, siamo tutti in una grande trappola, ci conformiamo e finiamo come il tonno nella tonnara, ma dobbiamo avere il coraggio di rinunciare ai social mainstream che censurano, di dire no a chi ci impone di esprimerci con i suoi mezzi solo se diciamo ciò che favorisce ancora di più il loro già immenso potere. Non possiamo vincere questa battaglia usando i mezzi che ci schiacciano e soffocano. Ogni volta che noi vediamo un video su Youtube, ad esempio, questo incassa denaro (monetizza), e noi alimentiamo così proprio coloro che ci impediscono di affermare e veicolare contenuti sgraditi alle autorità stile Ministero della Verità di orwelliana memoria.

D’accordo, ma devo provocarla: quindi cosa facciamo, ci ritiriamo come gli amish o ci diamo appuntamento nelle cantine come carbonari 2.0? In questo modo come potremo mai raggiungere una massa critica che possa incidere in qualche maniera sulla realtà?

Ci sono pochi canali alternativi e più liberi, dobbiamo iniziare ad usarli. E dobbiamo iniziare a farlo anche se al momento sembra inutile e le conseguenze incerte. Un cammino si inizia anche se non si vede la meta. L’importante è averla chiara in mente e avere la volontà per compiere il tragitto.

È molto importante questa esortazione, ci costringe a guardarci dentro. Se ne parla ovunque ma è ancora difficile afferrare il fumoso e complicato concetto di Intelligenza Artificiale. Che cos’è secondo lei?

Credo che questa discussa Intelligenza Artificiale sia enormemente sopravvalutata. Possiamo davvero definire Intelligente un dispositivo che ripete informazioni che l’uomo ha inserito al suo interno? Questa presunta intelligenza è un ripetitore automatico, seppur sofisticato. Possiamo paragonarlo ad un pappagallo secchione, ma privo persino di istinto alla vita e di una livrea colorata.

C’è un libro di Norbert Wiener, il fondatore della cibernetica, dal titolo “God & Golem, A Comment on Certain Points where Cybernetics Impinges on Religion” del lontano 1966 nel quale afferma che non si potrà mai creare una vera intelligenza artificiale perché si creerebbe sempre e inevitabilmente un Golem privo di coscienza, che in definitiva non sa cosa fa, non comprende ciò che di fatto esegue. L’uomo non può creare coscienza, e ad oggi manca ancora persino una definizione condivisa del termine. Non vedo il pericolo che l’intelligenza artificiale possa volere conquistare il mondo, perché neppure sa cosa sia il mondo e non avendo “volontà” non può volerlo conquistare. Ciò non significa che nella simulazione di contenuti associata alla censura non ci siano dei pericoli tragici.

 

Solo un approccio riduzionista e meccanicista può farci credere che possiamo dare vita alla Vita. Che cosa possiamo fare noi per arginare queste derive dell’online?

Credo che l’apparato unico dell’informazione diventerà presto ridicolo, spesso già lo è: quando afferma che le sanzioni alla Russia hanno devastato la sua economia, quando mostrano immagini da un videogioco spacciandole per immagini di un bunker di guerra; abbiamo visto articoli scientifici vietati mentre alla cittadinanza veniva proibito di respirare all’aria aperta in un parco senza un telo sul volto.

Quello che possiamo fare è far conoscere le poche e preziose realtà di informazione indipendente, sostenerle come spettatori, uditori e lettori. Noi possiamo e dobbiamo fare esperienze umane, per ricordarci che siamo umani. Esperienze fatte di realtà tangibile, di natura e di affetti.

[1] Il testo della nostra domanda è tratto dall’articolo che potete leggere su questo link: https://reclaimthenet.org/eu-disinfo-lab-proposes-expanding-icann-operations-to-target-disinformation

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