Adesso che qualcuno è diventato più cane di un no vax – Putin e in generale i russiil green pass si avvia pian piano verso il ripiano più alto dell’armadio quattro stagioni: quello che odora di naftalina. Su quel ripiano c’era il piumone della nonna, ma l’Italia l’ha tirato fuori: ce ne sarà bisogno, ora che manca il gas. Si è fatto dello spazio, e lo possono occupare le restrizioni anti Covid.

La gente non si vaccina più: il green pass non doveva forse servire a convincere i riluttanti?  Eppure, anche se le dichiarazioni dei politici conservano talvolta dei margini di ambiguità, la direzione è chiara. Il vento è cambiato parallelamente all’escalation della tensione e con lo scoppio della guerra ha acquistato più vigore.

Il giorno prima che in Ucraina si cominciasse a sparare, il primo ministro parlava come un aperturista molto, molto cauto. Dal primo aprile via il green pass per le attività all’apertoha detto in sostanza Draghi mercoledì 23 febbraio – e successivo allentamento graduale di obblighi e divieti.

Più o meno nelle stesse ore, il sottosegretario Costa ci ha reso edotti che gli over 50 non vaccinati, per andare al lavoro, dovranno esibire il super green pass da vaccinazione fino al 15 giugno. Traduzione: quel giorno cesseranno i loro obblighi attuali. Non ha spiegato se gli over 50 dovranno sostituire il super green pass con un tampone negativo. Però non ha nemmeno parlato di prorogare le disposizioni – ora anch’esse in vigore fino al 15 giugno – che impongono agli over 50 la vaccinazione.

A guerra iniziata, il sottosegretario all’Istruzione Sasso ha decretato un ormai imminente liberi tutti nelle scuole, legando esplicitamente la fine di obblighi e divieti allo scenario bellico. Alcune delle sue parole però vanno ben al di là delle aule scolastiche:

dopo il 31 marzo, basta Green pass, basta limitazioni, basta divisioni sulla base dello stato vaccinale”, anche tra gli studenti, “basta discriminazioni sul posto di lavoro. È il momento di rialzare la testa”.

Ce lo segniamo. Fra le forze politiche della maggioranza, anche il M5S e la Lega hanno tirato fuori il capino, come le chiocciole quando smette la pioggia. Conte invoca un confronto con Draghi e con il ministro Speranza “per un piano di revisione di tutte le misure”. Salvini chiede la liberazione dal green pass per il 25 aprile.

Di fronte al mutato clima, i primi a cercare di fare opera di sfondamento sono stati i commercianti e i titolari degli esercizi pubblici. Dalla Lombardia e dal Veneto chiedono di trattare al più presto i negozi come le tabaccherie. Ovvero: entra chi vuole, il titolare non è tenuto a chiedere il green pass; se c’è un controllo i problemi riguardano esclusivamente il cliente che ne è sprovvisto. Gli albergatori e i ristoratori, che l’estate scorsa sembravano così entusiasti del green pass, si uniscono al coro, almeno quelli di Torino, e vanno anche oltre. Invocano l’abolizione del green pass per l’ingresso nei locali.

C’è voluta l’Ucraina, si direbbe, per farli ragionare.

GIULIA BURGAZZI

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