Il Sindacato d’azione lancia un appello agli avvocati affinché prendano posizione sul caso del giudice Susanna Zanda.

La togata della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze, che aveva sfidato Green pass e obbligo vaccinale, è stata sottoposta a un’azione disciplinare della Procura generale della Corte di Cassazione, e contro di lei si è espresso pure il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il Sindacato d’azione (nato a Parma il 25 ottobre 2021 prefiggendosi di difendere la libertà e il diritto al lavoro di tutti) ritiene che ciò minacci l’autonomia della Magistratura stabilita dall’articolo 101 della Costituzione. E invita pertanto gli avvocati a prendere posizione sul tema, inviando un breve video di massimo due minuti a info@sindacatoazione.it, che sarà pubblicato sul sito web dello stesso sindacato.

L’APPELLO AGLI AVVOCATI

“La nostra iniziativa è volta a sensibilizzare i colleghi che non si espongono su argomenti sensibili come questi”, spiega Mauro Franchi, avvocato ed esponente del sindacato: “Il provvedimento che ha colpito il giudice Zanda è una faccenda gravissima. Inoltre riguarda tutti, indipendentemente dall’essere o meno avvocati. Gli ultimi fatti e l’intervento del ministro Nordio vanno ad intaccare principi fondamentali della Costituzione. Quello che oggi manca purtroppo è il metterci la faccia. Non è più il momento di rimanere nascosti”.

Così ancora Franchi: “L’iniziativa avrebbe bisogno di essere rilanciata il più possibile per trovare consenso non solo tra gli addetti ai lavori ma anche per creare consapevolezza nella cittadinanza. Quando si chiede di prendere posizione e di farlo pubblicamente molti si tirano indietro. Ma abbiamo anche la contro-prova di ciò. La nostra petizione per riformare la legge Lorenzin ha raccolto una quantità di firme eccezionale. Inoltre del provvedimento che ha colpito il giudice Zanda si poteva fare tranquillamente a meno. C’era la possibilità di ricorrere contro la sentenza della giudice di Firenze, ma si è deciso di non farlo. Si è applicato invece un provvedimento tout court“.

CASO ZANDA, LE SENTENZE

Durante la pandemia il giudice Zanda aveva messo per iscritto delle storiche pronunce in cui si leggeva chiaramente che tutto quanto concerneva l’obbligo vaccinale per il Covid era ingiusto e sproporzionato.

Chi non ricorda il reintegro della psicologa sospesa dall’Ordine in seguito alla prima pronuncia? Lo stesso Ordine degli psicologi provò a opporsi, tuttavia il giudice Zanda confermò il reintegro della professionista. Zanda fu pure la prima ad affermare in un’aula di tribunale che il cosiddetto vaccino anti Covid non interrompeva la catena del contagio. Affermò inoltre che non è possibile imporre un vaccino, che si sa recare dei danni, solo richiamandosi a un bene collettivo che di fatto non c’è.

CASO ZANDA, LE ACCUSE

A maggio 2023 dunque il procuratore generale di Firenze Luigi Salvato fa notificare al giudice Zanda un provvedimento che l’accusa di aver “disatteso le indicazioni provenienti da organi e istituzioni nazionali e internazionali preposti alla tutela della salute”. Le si contesta in altre parole una mancata esibizione del Green pass. Ma non solo. La Procura entra anche nel merito delle sentenze della giudice, contrastandole.

La cosa arriva fino in Parlamento. Un’interrogazione del senatore Ivan Scalfarotto (Italia Viva) chiede al ministro della Giustizia, Nordio, se le condotte di Zanda fossero in qualche modo attenzionabili o sanzionabili. O se addirittura queste mettessero in discussione la reputazione della stessa magistratura. La risposta (e la condanna) di Nordio in pieno accordo con quanto sostenuto da Scalfarotto non si è fatta attendere.

MARTINA GIUNTOLI

 

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