La procura antifrode Ue (Eppo) ha stabilito che ricadono sotto la sua competenza le indagini relative alla denuncia penale contro la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per la vicenda dei vaccini Covid. Lo ha appurato il quotidiano belga Le Vif.

Finora le istituzioni europee hanno usato i guanti di velluto o non hanno cavato un ragno dal buco a proposito dei contratti Ue per i vaccini (fino a 71 miliardi di euro; fino a 4,6 miliardi di dosi) e sul ruolo di von der Leyen nel più massiccio dei contratti, quello con Pfizer. Che cosa farà l’Eppo?

Al momento, come scrive Le Vif, bocche totalmente cucite. La denuncia è stata depositata all’inizio di aprile 2023 presso un tribunale belga da Frédéric Baldan, di professione lobbysta presso le istituzioni europee. Nel giro di qualche giorno la magistratura belga ne ha informato l’Eppo. Le Vif  nota che basta mezz’ora per leggere la denuncia: ma l’Eppo ha impiegato due mesi e mezzo per stabilire di avere competenza sulla faccenda. Eserciterà dunque la supervisione sulle indagini che saranno condotte dalla magistratura belga.

Non si sa se l’Eppo ha unito queste indagini alle altre indagini sui vaccini che essa ha annunciato nei mesi scorsi e delle quali si continua ad ignorare l’oggetto esatto.

CASO VON DER LEYEN, LA DENUNCIA

Nel frattempo la società di lobbying di Baldan è stata “misteriosamente sospesa dal registro europeo dei lobbysti”, come riferisce Le Vif. Uno degli effetti è che Baldan non ha più acceso al Parlamento Europeo, presso il quale svolgeva il suo lavoro.

La denuncia di Baldan contro von der Leyen chiama in causa reati gravissimi. Fra l’altro usurpazione di funzioni e titolo, acquisizione illecita di interessi, corruzione, distruzione di atti pubblici. Tutto ruota attorno agli Sms di contenuto ignoto che von der Leyen ha scambiato con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, e sul fatto che, pur non facendo parte (almeno in base a quanto pubblicamente conosciuto)  della rosa ufficiale di negoziatori, von der Leyen ha svolto da sola le fondamentali trattative preliminari per il maxi contratto Pfizer.

Su questi fatti, Ursula von der Leyen e la sua Commissione Europea non hanno mai rilasciato dichiarazioni. Varie istituzioni Ue si sono occupate della vicenda. Non sono riuscite né a scalfire il silenzio tombale né a cavare un ragno dal buco.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI UE

Il difensore civico europeo ha chiesto di vedere gli Sms fra von der Leyen e Burla: ma invano. La Corte dei Conti Ue ha redatto un rapporto sugli acquisti di vaccini Covid che ha messo in luce fra l’altro il ruolo cruciale e – diciamo – atipico di von der Leyen nel contratto con Pfizer. Il rapporto era destinato al Parlamento Europeo, che ha deciso di graziare von der Leyen, evitandole il disturbo di rispondere pubblicamente alle domande in proposito degli eurodeputati.

E non solo. La settimana scorsa il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione su Covid e vaccini nell’Ue. È lunghissima. Eppure gli estensori non hanno trovato lo spazio per parlare di Pfizer, Sms, Ursula von der Leyen. Si tratta del nocciolo della vicenda, ma questi vocaboli non compaiono neppure.

E ora entra in scena l’Eppo. Si occupa dei reati che ledono gli interessi finanziari dell’Ue, compresi frodi e corruzione. Al suo vertice siede la romena Laura Codruţa Kövesi. L’hanno scelta il Parlamento europeo e il Consiglio Ue, l’istituzione che rispecchia i governi degli Stati membri. Lo stesso Parlamento Europeo, insieme al Consiglio Europeo, ha assegnato a von der Leyen, nel 2019, l’incarico di guidare la Commissione Europea.

GIULIA BURGAZZI

 

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