In Corsica esiste un ampio spettro, senza colore politico, di anti appartenenza francese. ma è con il caso “Colonna” che la partecipazione popolare esplode.  Le strade sono in fiamme e si accorciano le distanze tra autonomisti ed indipendentisti convinti. Gli studenti scrivono “Statu francese assassinu” e si rivedono in Ivan Colonna.

Ivan Colonna, nato ad Ajaccio il 7 Aprile 1960, è un indipendentista corso. Nel febbraio del 1998 il prefetto Erignac -nominato da poco più di un anno- si stava recando ad un concerto quando venne ucciso da tre colpi di arma da fuoco. Ivan Colonna venne ritenuto sin da subito l’assassino di Erignac, anche se si è sempre dichiarato innocente. Dopo quattro anni di latitanza venne arrestato e condannato all’ergastolo.

“Perché Colonna è in carcere?” “Quali sono le prove che lui sia l’assassino?”. All’inizio delle indagini il nome di Colonna non apparve proprio. In più ci sono anche dei testimoni oculari che descrivono l’assassino con sembianze diverse da quelle di Ivan Colonna, anche esperti di balistica affermano che il tiratore doveva essere alto almeno 1,80. Colonna è alto 1,70. Insomma, il verdetto non ha mai convinto il popolo corso.

Nel 2014, tre anni dopo l’ultima condanna di Yvan Colonna, il FLNC depone le armi dopo 40 anni di lotta armata.

Dal 2015, tre elezioni territoriali hanno visto vincere ogni volta i nazionalisti, prima la maggioranza relativa, poi la maggioranza assoluta. Il loro programma: piena e completa autonomia, a immagine di ciò che si trova ovunque nell’UE, ad esempio nelle regioni italiane con una forte identità. Inizialmente associati al movimento indipendentista, gli autonomisti – contrari alla violenza – hanno vinto da soli nel 2021, con un totale del 68% dei voti nazionalisti. Ma quanto più forte era la volontà dei Corsi, tanto più il governo applicava una politica di disprezzo e confronto, cercando anche deliberatamente l’insulto.

Il 3 Marzo 2022 nel carcere di Arles, Colonna viene brutalmente aggredito, un detenuto lo strangola fino a mandarlo in coma. Il popolo corso insorge, diverse persone rimangono ferite nei disordini. Secondo la polizia  più di 7.000 persone si sono riunite per una rivolta a Bastia. È stato dato fuoco il Centre des impôts, la prefettura presa d’assalto con lanci di molotov sull’edificio stesso.

Il fatto che i giovani abbiano assunto la guida pesa ancora di più allo stato francese.  Il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, ha indicato che vi si recherà presto per rinnovare il dialogo con i funzionari eletti.  Promette l’apertura di un “giro di discussioni senza precedenti”.

Ma le manifestazioni sono essenzialmente il frutto logico della rabbia che si sta preparando da anni. Alla radice di questa rabbia c’è il disprezzo del governo per le scelte democraticamente espresse dei corsi.

Lasciando fermentare la rabbia e l’indignazione, il governo francese sperava senza dubbio di innescare un piccolo sfogo di rabbia. Ma si è trovato davanti alla rivolta dell’intera popolazione.

LUCIANA LICARI

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