L’entrata in vigore del decreto legge che obbliga i lavoratori italiani al green pass  ( caso unico al mondo ) ha visto scatenarsi la caccia al tampone. Dalle Alpi alle Piramidi, o meglio, dalle Alpi alla Sicilia (perché Manzanarre e Reno sono liberi da regole così draconiane) i lavoratori stanno mettendo sotto assedio le farmacie. I telefoni delle farmacie squillano continuamente, senza mai fermarsi. E, come confermano i farmacisti, per la maggior parte si tratta di persone non vaccinate che devono presentarsi al lavoro presentando il certificato, anche se vi sono prenotazioni anche per le visite in ospedale. La situazione in Veneto vede comunque coinvolti 210mila lavoratori in tutta la Regione, secondo i dati della Cgia che lancia l’allarme e fa una richiesta allo Stato che “deve garantire la possibilità di fare il tampone anche a chi non vuole sottoporsi alla vaccinazione, altrimenti si lede il diritto al lavoro”.

La situazione è ancora più surreale in Piemonte, dove vi sono state scene manzoniane da assalto ai forni: le farmacie sono state letteralmente assediate e a Torino è dovuta addirittura intervenire la polizia. Infatti la farmacia di via Madama Cristina si è vista costretta a chiamare le Forze dell’Ordine in quanto la fila era talmente grande che invadeva persino la vicina via Berthollet sino ad occupare la carreggiata. E per questo motivo purtroppo non tutti sono riusciti a fare il tampone necessario per recarsi a lavoro, e la polizia ha dovuto cercare di riportare la calma tra gli esclusi. Alle ore 16 del 17 ottobre la farmacia in questione si è vista costretta a esporre un cartello che limitava gli accessi. La farmacia di via Madama Cristina, eseguendo tamponi senza prenotazione, ha avuto posto per soli trecento tamponi, con un lavoro che solo per quella giornata si è prolungato sino a mezzanotte: tutte le altre farmacie di Torino eseguono tamponi solo su prenotazione. In Piemonte in un solo giorno sono stati eseguiti 5.600 tamponi rapidi nelle farmacie, ma a questi va aggiunto il numero delle richieste rimaste insoddisfatte per via della mancanza di tempo fisico. A Torino erano stati istituiti degli hotspot presso le Asl con tamponi a pagamento: si è rivelato un flop, con sole 180 richieste. La maggioranza dei torinesi si è riversata nelle farmacie. E anche Milano, la città dell’efficienza e della velocità, non riesce a contenere questa marea. Per fare un esempio alla farmacia Ambreck di via Stradivari che avesse prenotato un tampone il giorno 13 si sarebbe trovato il primo appuntamento disponibile alle 18 del 29 ottobre . Nella città metropolitana di Milano le farmacie arrivano al massimo a trenta tamponi al giorno a fronte di una richiesta di migliaia di persone che le tremila farmacie sul territorio non riescono a contenere. Anche a Firenze la farmacia a Campo di Marte, l’unica farmacia comunale a eseguire tamponi, ha l’agenda piena sino a fine mese e per far fronte all’altissima richiesta verranno adibite ai tamponi anche altre due comunali: la 3 di via Giotto e la 6 di via Mecenate. Nella città di Dante e de Rinascimento le poche farmacie adibite al tampone non sono riuscite a riposare nemmeno la domenica tanta era la richiesta.

A Cagliari si sono organizzati: il Comune, che ha messo sul piatto una cifra di cinquantamila euro, e la Croce Rossa hanno pronti ben trentamila test. Una sola raccomandazione viene fatta: quella di non accalcarsi all’ultimo momento in quanto saranno impegnati con le sanificazioni.

La media, in tutte le farmacie sul territorio nazionale, è di cinquanta tamponi al giorno, con picchi di cento in alcuni giorni critici. E tantissimi che restano senza tampone per via del numero impressionante di prenotazioni.

Cosa significa?

Significa un caos totale nel mondo del lavoro, come era prevedibile. La solita italianata, stavolta combinata da quel Mario Draghi dipinto in coro dalla stampa nazionale come una specie di demiurgo con toni che non si vedevano sui giornali da quando c’era Lui, e che invece si sta rivelando un mediocre pasticcione che, mettendo delle regole come non esistono in alcuna parte del mondo, rischia di bloccare l’economia italiana con questo caos, senza quasi bisogno che ci siano manifestanti e portuali a bloccare tutto.

ANDREA SARTORI

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