Una lunga sfilata di mezzi cingolati, alla stazione di Udine. Spettacolo offerto ai viaggiatori in attesa del loro treno, a metà aprile. Sul lento convoglio militare, decine di obici semoventi. Qualcuno li ha riconosciuti: vecchi M-109 di fabbricazione americana, già dismessi dalle forze italiane. Cannoni di grosso calibro, comunque: capaci di colpire a decine di chilometri di distanza. Strumenti in più, per l’infinita macelleria ucraina.

Così la guerra – per la prima volta – lascia che a riempire gli occhi dei passanti sia la cruda verità: ferraglia corazzata, in marcia verso il fronte. Non dietro la protezione discreta della notte, ma alla luce del sole. Con drammatica, esplicita sincerità: siamo un paese coinvolto in una guerra. Un paese il cui popolo non la approva, quella guerra. E in larga maggioranza, quindi, mal sopporta l’invio di armi a Kiev.

IL REFERENDUM, PER DIRE NO

Proveranno a dirlo anche con un referendum, gli italiani, se si riusciranno a raccogliere abbastanza firme in tempo utile. Teoricamente, intanto, la Costituzione non prevede un’azione simile: vieta di fornire armamenti a paesi belligeranti. In più, l’Ucraina non è neppure nostra alleata. Ma è stata aggredita, ripetono in coro i media mainstream. Dimenticando che il primo aggressore è Kiev: per otto anni ha preso a cannonate la popolazione civile del Donbass, dopo aver tolto anche la pensione agli anziani.

Strana guerra, in effetti. La Federazione Russa ha occupato solo la parte orientale del paese: quella russofona, che non vedeva l’ora di essere liberata dall’incubo dei battaglioni neonazisti. Già nei primissimi giorni della loro “operazione militare speciale”, i russi erano arrivati alle porte di Kiev. Ma si erano immediatamente ritirati: come per confermare la loro disponibilità a trattare. Ma niente da fare: gli ucraini hanno persino assassinato uno dei loro negoziatori, favorevole a chiudere la partita prima che si trasformasse in una strage.

NEL VUOTO L’APPELLO DEL PAPA

Nel vuoto, fino a questo momento, tutti gli inviti alla trattativa. Da parte della Turchia, di Israele. Perfino quello della Santa Sede: ci aveva provato lo stesso Bergoglio, lanciando un appello alla ragione. Testualmente: non è che noi siamo Cappuccetto Rosso e Putin il lupo cattivo. «È stata proprio la Nato – ricordò il pontefice – ad abbaiare nel cortile della Russia». Ma nessuno raccolse l’assist: la favola nera doveva continuare.

Mosca? Nel mirino, da sempre, di un certo Deep State atlantico. Lo preannunciò Brzezinki: proprio l’Ucraina sarebbe stata la pedina da muovere, per colpire a fondo l’ex impero sovietico. Missione compiuta dai neocon come Victoria Nuland, fino al golpe di Kiev e all’insediamento dell’oligarca Poroshenko. Il nazionalismo ucraino? Abilmente fabbricato, anche arruolando il neonazismo. Zelensky? Aveva promesso la fine delle ostilità, nel Donbass. Ma qualcuno gli ha fatto cambiare idea.

ZELENSKY: BUGIE AL POTERE

Il presidente ucraino ha stracciato gli accordi di Minsk, firmati il giorno prima con i russi per smilitarizzare il Donbass. Testimoni, francesi e tedeschi. Poi ha oltrepassato il Rubicone: chiedendo l’adesione alla Nato. Era l’unica vera linea rossa da non superare. La controffensiva militare di Mosca? Scattata – pare – un attimo prima che gli ucraini scatenassero un doppio attacco, contro Donetsk e la Crimea.

Notizie che l’informazione indipendente ha ripetuto fino alla nausea: la propaganda Nato è interamente fasulla. Rappresenta una realtà inesistente, capovolge la verità: trasforma l’aggredito in aggressore. L’altra notizia è che il pubblico ha iniziato a mangiare la foglia. Proprio in nome della sovranità nazionale, in maggioranza, gli italiani avevano votato Giorgia Meloni. E adesso vedono che di sovranità italica non c’è nemmeno l’ombra: ci limitiamo a eseguire ordini assurdi e pericolosi.

LA CROCIATA CONTRO I RUSSI

Non dimentica, la popolazione meno giovane, che fu proprio il sacrificio militare dei sovietici a segnare  l’inizio della fine del nazismo. E trova giustamente folle – irresponsabile, mostruoso – che sia la cultura russa a farne le spese. Sei sei un direttore d’orchestra moscovita, non puoi più lavorare in Italia. Se sei un atleta, ti viene impedito di partecipare a gare internazionali. Se sei russo, non puoi più venire in Italia neppure come turista. Nel frattempo, gli italiani pagano: anche per l’energia a basso costo, non più disponibile.

Non solo. Gli italiani vedono che un paese dell’Unione Europea, l’Ungheria, non rinuncia affatto al gas russo. E un altro paese europeo, la Polonia, ora non intende più acquistare il grano dall’Ucraina. Atti di ribellione, probabilmente destinati a moltiplicarsi. Mentre il resto del mondo molla l’impero del dollaro e bussa alle porte dei Brics. La Tunisia, l’Egitto, l’Arabia Saudita: è in corso uno smottamento. La fine del delirio unipolare scaturito dal crollo dell’Unione Sovietica.

L’ITALIA SUBISCE: FINO A QUANDO?

Gli italiani? Stanno a guardare, per ora. Assistono alla rivolta dei francesi contro l’aumento dell’età pensionabile: da noi nessuno batté ciglio, quando l’operazione fu condotta da Elsa Fornero. I nostri connazionali restano inerti: nella primavera del 2020 arrivarono a cantare “Bella Ciao” dai balconi, con il governo Conte che impediva loro di uscire di casa. E ben pochi protestarono contro il Green Pass di Draghi: la maggioranza si adeguò, ignorando le vittime delle discriminazioni.

Forse stanno imparando qualcosa, milioni di italiani. Stanno leggendo le carte dell’inchiesta di Bergamo: anche i più distratti scoprono di esser stati presi in giro, dai professionisti della paura. Politici e burocrati: arrivarono a ostacolare l’introduzione delle terapie anti-Covid. Risultato: è possibile che migliaia di persone siano morte, proprio a causa di questa negligenza. Che era utile (o meglio, indispensabile) per autorizzare la distribuzione emergenziale di sieri genici sperimentali, spacciati per vaccini e rivelatisi completamente inutili.

Poi è arrivata anche la guerra, quella vera. Stesso copione: un’emergenza accuratamente organizzata ad arte. E poi affidata alla disinformazione, a tappeto. Vietato dire la verità: censura immediata. Poi, certo, in qualche modo la verità cammina sempre. E un giorno te la ritrovi dove meno te l’aspetti: magari alla stazione, su un treno carico di carri armati. Verso un conflitto che gli italiani non vogliono: e che sono costretti a subire, come tutte le altre imposizioni degli ultimi anni. Regalando il sospetto che la guerra non sia contro un presunto terrorista, un presunto virus, un presunto nemico alle frontiere. La guerra peggiore, non dichiarata, è proprio quella contro il cittadino.

GIORGIO CATTANEO

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