In gergo li chiamano “snowflakes” ovvero “fiocchi di neve”. Sono i pargoli delle nuove generazioni che, porelli, vanno tenuti al riparo dalle brutture del passato. Per questo decine di classici della letteratura vengono messi al bando. Non esistono solo i casi per i quali un classico viene messo al bando per le opinioni personali dell’autore, come nel caso del “razzista” Lovecraft, o perché viene usata la parola con la n pur in un contesto antirazzista, come nel caso di Mark Twain. Esistono casi in cui ci si mette in testa che i giovani e ipersensibili “snowflakes” vanno protetti.

E così le biblioteche universitarie inglesi mettono al bando decine di classici per tale motivo: i “giovini” potrebbero uscirne sconvolti. Prendiamo il “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare: contiene accenti di classismo, non va bene. “Oliver Twist” di Charles Dickens contiene accenni di abuso sui minori (oltre che antisemitismo per via del personaggio di Fagin) e quindi va condannato. Ora, Dickens semplicemente descriveva la società inglese durante la rivoluzione industriale, e andrebbe lodata per il realismo nel descrivere tali brutture, che esistono ancora in zone come la Cina o l’India, che spesso basano la crescita del loro Pil sullo schiavismo minorile. Ma no, bisogna proteggere gli snowflakes…

Nulla di nuovo sotto il sole: già qualche anno fa alla Columbia University vennero censurate le Metamorfosi di Ovidio. Per quale motivo? Perché negli episodi di Dafne e Filomela il poeta latino narrava degli stupri.

Ora, se oltre alle “idee” degli autori mettiamo sotto accusa pure la violenza per non turbare gli “snowflakes” cosa resta della letteratura? Gli orsetti gommosi? La grande letteratura è basata sul conflitto. L’ “Iliade” descrive una guerra, e la descriva anche bene. Ma questa violenza ha anche un valore catartico, come il pianto di Achille dinanzi al vecchio re Priamo. Amleto ammazza lo zio che a sua volta gli ha ammazzato il padre. Potrebbe turbare i giovani sapere di questa famiglia un poco disfunzionale?

Anni fa Gianni Rodari difese Goldrake dalle isterie dei genitori spaventati dai “cartoni giapponesi violenti” con questo ragionamento: “Cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?”. Il problema è che oggi si mettono al bando direttamente i miti di Ercole.

La violenza nei classici dice agli snowflakes che la violenza esiste. I classici ti parlano del profondo inconscio del genere umano e quella violenza non è mai fine a se stessa. Poi che tutta questa preoccupazione per gli snowflakes arrivi da una nazione come il Regno Unito che vuole proteggere gli snowflakes dai classici violenti e poi ammazza bambini in nome del “best interest” suona come orrenda ipocrisia.

ANDREA SARTORI

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