Cancel culture: in Canada finiscono al rogo Asterix e Tintin

Laddove si bruciano i libri prima o poi si bruceranno anche le persone” scriveva il poeta ebreo tedesco Heinrich Heine agli inizi del secolo decimonono. E nel nostro immaginario collettivo i roghi dei libri richiamano il periodo più oscuro della storia del Novecento oppure la fantascienza distopica descritta da Ray Bradbury e portata sul grande schermo da François Truffaut. Mai più avremmo pensato di ritrovarci ad assistere a nuovi roghi di libri.

E invece nei giorni scorsi il consiglio scolastico Providence, che raggruppa una trentina di scuola francofone nell’Ontario, in Canada, ha deciso la distruzione di oltre cinquemila volumi che, a parere di questi occhiuti inquisitori, conterrebbero stereotipi negativi riguardo le popolazioni native americane. A capo di questa inquietante operazione troviamo Suzy Kies, una ricercatrice indipendente che esibisce il titolo dal sapore vagamente khomeinista di “guardiana del sapere”. La signora Kies si è resa conto di cosa evoca una simile operazione. “La gente va in panico quando si parla di bruciare libri, ma si tratta di milioni di libri che contengono immagini negative di persone autoctone e perpetuano stereotipi”.

E allora quali sarebbero questi terribili libri razzisti, questi Mein Kampf anti-indiani? In gran parte si tratta semplicemente di fumetti, le gloriose bandes dessinées di matrice franco-belga. Alcuni fra i titoli che finiranno al rogo? Asterix e gli indiani oppure Tintin in America o il western ironico Lucky Luke. La colpa di questi fumetti? Spesso rappresentate come effettivamente erano in quel momento storico, oppure perché i personaggi usano i termini indiani o eschimesi per indicare i popoli nativi. Notiamo che tali parole non hanno un’accezione negativa ma sono semplicemente i modi con cui si sono sempre indicati, da parte nostra, questi popoli. Come dire che dovremmo eliminare la parola greco in quanto era il nome di una tribù epirota che i conquistatori romani poi usarono per denominare tutti i popoli “elleni”. Poi vi é il problemone di personaggi femminili rappresentati come seduttivi: il fatto che Obelix si innamori di una bella indiana è percepito come offensivo perché il personaggio viene sessualizzato. La “guardiana del sapere” se la prende, per la stessa ragione, pure con Pocahontas, fino a qualche anno fa considerato un classico del cosiddetto western “dalla parte degli indiani”.

Ma c’é di più: tra i libri vietati ritroviamo “I figli degli Uroni” del pluripremiato autore Jean- Claude Laroque il quale a sua volta ha ripreso le informazioni dalla tesi di Bruce G. Trigger che è stato nominato membro onorario della nazione degli Uroni.

Queste nuove inquisizioni verso libri che mai avremmo considerato pericolosi non è nuovo nelle Americhe. Nel 2011 in una scuola della Virginia venne bandito “Uno Studio in Rosso” il primo romanzo di Arthur Conan Doyle che vede protagonista il leggendario Sherlock Holmes. Il motivo? La rappresentazione dei mormoni nel lungo segmento dell’opera ambientato in Utah. Il detective di Baker Street si è visto accusato di pregiudizi religiosi, accusa che pare non abbia effetto solo quando le opere sono anti-cattoliche. Anche se pure alcune scuole cattoliche in America non scherzano, come quella di Nashville che nel 2019 ha chiesto il bando della saga di Harry Potter la cui autrice sta subendo un violento boicottaggio anche da parte degli ambienti progressisti per le sue posizioni riguardo l’ideologia gender.

Ritornando al consiglio scolastico di Providence scopriamo che non sono nuovi a iniziative di questo genere Scopriamo con orrore che già nel 2019 lo stesso consiglio ordinò una cerimonia di purificazione attraverso le fiamme di una trentina di libri giudicati diseducativi le cui ceneri sono poi servite come una specie di fertilizzante per piantare un albero e convertire il negativo in positivo.

Tutto questo, persino la matrice ecologica del piantare alberi, richiama periodi molto oscuri. E terminiamo tornando all’inizio, alla citazione di Heine. Perché tutti coloro che hanno bruciato libri hanno poi bruciato anche le persone.

ANDREA SARTORI

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