E adesso? In Canada il gioco comincia a farsi duro. I sondaggi di opinione sono un alleato del “freedom convoy”, la rivolta dei camionisti. Da domenica gli autotrasportatori paralizzano la capitale,  Ottawa, e un tratto del confine con gli Stati Uniti. Protestano contro l’obbligo di vaccinazione anti Covid e più in generale contro la politica sanitaria del Governo.

Peraltro, anche la maggioranza dei canadesi contesta la politica sanitaria del Governo. Secondo l’ente di ricerca indipendente Angus Reid, il 54% dei canadesi vuole la fine delle restrizioni: il 15% in più rispetto all’inizio di gennaio.

Il Governo canadese non può tollerare all’infinito il blocco dei camionisti. D’altra parte, sciogliere grandi e diffusi grumi formati da migliaia e migliaia di grandi autocarri è una faccenda un filino più complicata che far sgomberare i portuali di Trieste. Non bastano certo i vigili urbani. Gli idranti e i poliziotti potrebbero non essere sufficienti. Il modello Bava Beccaris – il generale che a Milano nel 1898 prese a cannonate la folla tumultuante – è altamente sconsigliato e sconsigliabile.

E dunque si aspetta, almeno per ora. Va configurandosi come granitico, gigantesco braccio di ferro. I camionisti hanno deciso di non togliere i blocchi e si preparano a rimanere ad oltranza. Dalla loro, hanno anche i soldi. Tanti soldi. Fino a questo momento, hanno raccolto on line la bellezza di 9,6 milioni di dollari canadesi: l’equivalente di 6,7 milioni di euro. Possono pagarsi benzina, vitto, alloggio e mantenimento della famiglia ancora per un bel po’.

Se non può prendere per fame i camionisti, il Governo forse può prendere per fame i canadesi? Può sperare che manchino i rifornimenti di cibo, medicine, benzina e che questo provochi rabbia diffusa contro i rivoltosi? Forse. Ma al momento – e sono già passati tre giorni – non si segnalano scaffali vuoti nei supermercati. Dunque il Governo non è in grado di soffocare la protesta per questa via. Non subito, almeno.

Certo, i blocchi dei camionisti causano mille seccature per la gente di Ottawa: bus che funzionano (se funzionano) a singhiozzo, spostamenti difficili, potente e perdurante rumore di clacson attorno al Parlamento. Ma finora nessuno ha potuto dire che la protesta dei camionisti non sia pacifica.

Si sono verificati, è vero, brutti episodi. Disturbi ad un’associazione che aiuta i senzatetto, bandiere con svastica, statua di Terry Fox – una sorta di eroe nazionale della lotta contro il cancro – addobbata con cappellino da baseball e una bandiera al contrario. Tuttavia nulla di veramente grave. Le scene di violenza sono ben altre.

Trudeau, il capo del Governo scappato in una località segreta prima dell’arrivo ad Ottawa dei camionisti, forse ha una carta sola: la dottrina Cossiga. Infiltrare la protesta con provocatori violenti e creare il caso. Se i camionisti canadesi riescono ad evitare la trappola ben nota in Italia, possono giocare tutte le altre carte che tengono un mano.

GIULIA BURGAZZI

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