Ad Ottawa, capitale del Canada. i camionisti non mollano. La protesta contro la politica sanitaria del Governo canadese – il freedom convoy – va avanti ormai da una settimana. Soprattutto, ormai la protesta dei camionisti si sta allargando in direzione degli Stati Uniti.

Salvo chiamare l’esercito per sgomberare le strade (cosa che saggiamente  Trudeau rifiuta, almeno per ora), non c’è modo per mandare via da Ottawa migliaia e migliaia di autocarri. Ma se Trudeau rimane immobile perché non sa che pesci pigliare, la novità è che ora si muovono le grandi piattaforme web: Facebook e non solo. Esse hanno cominciato a “punire” i manifestanti, che le hanno usate per organizzarsi.

Si può dire che le piattaforme web si sono incaricate di fare il lavoro sporco al posto del Governo? No, non si può dire. Esse sottolineano che stanno semplicemente applicando i propri termini di servizio. Vale sia per la raccolta fondi a favore dei camionisti sia per alcuni gruppi attraverso i quali essi si coordinano via social. E coi termini di servizio delle piattaforme web non si può discutere. Lo ha personalmente sperimentato perfino l’ex presidente degli Stati Uniti.

Sta di fatto che Gofundme, sulla quale i camionisti canadesi hanno raccolto la stratosferica cifra di 10 milioni di dollari canadesi (quasi 7 milioni di euro), ha “congelato” la colletta a loro favore. Dall’altro ieri, mercoledì 2 febbraio, sulla pagina compare un avviso. Dice: “stiamo verificando se tutto questo rispetta i nostri termini di servizio e la legge”. La colletta serviva ad esempio per pagare ai camionisti vitto e alloggio ad Ottawa e per non far mancare il necessario alle loro famiglie durante la manifestazione.

Già in gennaio  Gofundme aveva congelato la colletta dei camionisti per verificare il rispetto dei termini di servizio. Poi però l’aveva anche scongelata, consentendo il ritiro di una somma consistente: un milione di dollari canadesi. E adesso? Adesso è cambiato qualcosa nei termini di servizio o nella colletta?

Gofundme ha diffuso un comunicato stampa in cui spiega di aver rivolto ulteriori domande agli organizzatori. Gli avvocati del Justice Center di Ottawa sono a fianco dei camionisti e stanno lavorando affinché essi possano ritirare il denaro. Tuttavia, anche se formalmente Gofundme non ha ancora deciso il da farsi, ha già restituito i soldi ad alcune persone che avevano effettuato donazioni.

E poi c’è Facebook. A fine gennaio, ha chiuso il gruppo di camionisti “Freedom convoy” verso Ottawa, con migliaia di iscritti, che ha dovuto risorgere sotto altre forme. E ieri, giovedì 3 febbraio, Facebook ha chiuso il gruppo che riuniva i camionisti statunitensi intenzionati a ripetere a Washington ciò che i colleghi canadesi stanno facendo ad Ottawa. Chiuso anche l’account del fondatore del gruppo.

Motivo? Il gruppo ha violato ripetutamente le regole di Facebook, che considera QAnon un insieme di cospirazionisti tendenti alla violenza. Così almeno ha fatto sapere a Fox News lo stesso Facebook, ora Meta. I diretti interessati negano. E, ovviamente, non possono discutere con Facebook per provare a spiegarsi.

Sta di fatto che, in una settimana di “occupazione” delle strade di Ottawa, la polizia canadese ha potuto soltanto fare 30 multe ai camionisti: di nuovo, gli avvocati di Justice Center sono al loro fianco. E’ il segno che la protesta, sebbene certo forte e tale da recare disturbo diffuso, si mantiene pacifica. I camionisti ripetono che non se ne andranno finché il Governo canadese non ritirerà le restrizioni e gli obblighi di vaccinazione Covid.

Blocchi di autocarri, inoltre, sono presenti al confine fra Stati Uniti e Canada. E i camionisti statunitensi quasi certamente andranno a Washington nel fine settimana. Che la cosa piaccia – o meno – a Facebook.

GIULIA BURGAZZI

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