Vi siete mai chiesti a quanto ammontano le spese sostenute sostenute dall’Italia per affrontare l’ emergenza Covid? Si parla di una cifra da capogiro, circa 24 miliardi di euro. Ufficialmente certo, perché sarebbe impossibile rendere conto di tutto il sommerso che c’è stato stato, e c’è tutt’ora, intorno agli affari legati a mascherine, test e rifornimento di sanitari.

Ebbene un terzo di questa cifra è  stata stanziata per l’approvvigionamento di mascherine, nove miliardi di euro spesi per i dispositivi di protezione: questi i dati rilasciati da Openpolis fondazione no profit che si occupa dell’accesso alle informazioni pubbliche, e la loro trasparenza.

L’ossessione di Speranza per i dispositivi di protezione, di cui ci portiamo ancora dietro gli strascichi,  ci è costata molto cara quindi, più di 150 euro a persona, più di quanto si sia speso per i vaccini.

Ma anche più di quanto speso da qualsiasi altro Paese: non è un caso infatti se in Italia permangono obblighi di utilizzo di dispositivi di protezione, che ormai sono stati aboliti in tutti gli altri Stati dell’Unione.

Una follia, uno scempio, soprattutto se associato all’inquinamento ambientale e allo smaltimento delle stesse, agli studi sugli effetti sul nostro cervello e ai sospetti sull’impatto delle microplastiche nei nostri polmoni.

Ma non solo, ci sono le accuse di peculato e l’inchiesta aperta su Domenico Arcuri, ex membro commissario per l’emergenza Covid, poi sostituito da Figliuolo,  e l’approfondimento del quotidiano “la Verità” sulla gestione dei fondi , che rendiconta spese e sprechi di un biennio sconsiderato: come i 1300 milioni buttati per i banchi a rotelle, mai utilizzati,  e le relative spese per smaltirli.

Con l’inizio della pandemia, in virtù dello stato di emergenza, furono messe in campo una serie di iniziative eccezionali, come la creazione della struttura del commissario straordinario per l’emergenza, con a capo proprio Arcuri: ebbene quasi tutti i bandi indetti- oltre 22 miliardi–  furono assegnati  attraverso procedure semplificate, facilitate dal regime di emergenza.

Forse è proprio per non rendere troppo evidente all’opinione pubblica la misura degli sprechi e delle speculazioni, a vantaggio dei soliti nomi noti venditori di mascherine e, oggi, di armi, che in Italia vigono restrizioni e obblighi ormai cancellati in tutti i Paesi del mondo.

ANTONIO ALBANESE

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