L’Unione Europea si sta comportando nei confronti della Serbia come un bulletto di prima media: porta via la merenda, stalkera per strada,  impedisce di frequentare serenamente gli amici. E del resto, quale altra immagine si può usare? La Serbia e la Russia sono due Paesi fratelli e in ottimi rapporti, ma la UE sta rendendo impossibile alla Serbia l’acquisto del petrolio russo. Le sta anche rendendo impossibile ricevere una visita del ministro degli esteri russo, Lavrov.

Si tratta di due effetti delle sanzioni alla Russia che l’UE e i suoi satelliti nei Balcani applicano in un modo, come dire?, così zelante da non lasciare spazio a differenti decisioni altrui.

Con l’inizio della guerra in Ucraina, l’UE ha chiuso il suo spazio aereo ai velivoli russi. Significa che un cittadino UE intenzionato ad andare a trovare degli amici a Mosca deve passare da Ankara o dal Cairo.

In previsione della visita di Lavrov a Belgrado, hanno chiuso il loro spazio aereo alla Russia anche la Macedonia del Nord e il Montenegro, che non fanno parte dell’UE ma che da anni sono in lista d’attesa: rispettivamente, dal 2004 e dal 2008. Altro che l’Ucraina, alla quale la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha promesso una corsia veloce!

Bruxelles ha figli e figliastri, insomma, ma Macedonia del Nord e Montenegro non si sognano neanche di protestare per la discriminazione e si azzerbinano vietando il passaggio all’aereo di Lavrov. Visto che vogliono entrare nell’UE, probabilmente pensano che sia necessario comportarsi così per abbreviare la permanenza in Purgatorio. Non ci sono tante altre strade, del resto, per conquistare la benevolenza di un bulletto.

Il risultato è che la visita di Lavrov in Serbia è cancellata. E nello stesso modo, la Serbia non potrà più acquistare petrolio russo non appena entrerà il vigore il divieto che la UE ha deciso per se stessa.

Le sanzioni proibiscono infatti l’arrivo nell’UE del petrolio russo via nave (l’Ungheria ha salvaguardato i suoi interessi, l’acquisto del petrolio russo consegnato via oleodotto, e va incontro a una probabile punizione) e la Serbia si approvvigiona di petrolio tramite un oleodotto che parte da un porto della Croazia. La Croazia fa parte dell’UE.

La Croazia e l’UE non fanno sconti né eccezioni: le petroliere cariche di petrolio russo non attraccano, e non importa se il greggio in questione è destinato ad un Paese che non aderisce alle sanzioni.

Imporre la propria volontà e le proprie politiche a un Paese terzo e indipendente. Eccola, la “democrazia” dell’UE. Eccoli, i suoi rapporti di buon vicinato.

Con la Serbia, l’UE si sta comportando da bullo: ma più propriamente da bulletto di prima media. A favore della scarsa statura politica e dell’età mentale tardo infantile depone infatti l’incapacità di decisioni autonome da Washington di cui l’Unione Europea, sanzionando il petrolio russo e non solo,  ha recentemente dato ampia prova.

GIULIA BURGAZZI

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