Si stringe l’asse Londra-Parigi-Berlino in chiave antirussa. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è volato a Londra per firmare un trattato di difesa. La Commissione europea ha svelato il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il settennato 2028-34. Ed è scontro. Ne parliamo a Dietro il sipario insieme a Giuseppe Masala, Paolo Arigotti e Roberto Quaglia. Conduce Enrica Perucchietti.

La recente visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz a Londra ha segnato un momento cruciale nelle relazioni tra Gran Bretagna e Germania, con la firma di un accordo di difesa reciproca, noto come trattato di Kensington. Questo accordo, descritto come uno dei più significativi tra le due nazioni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, si inserisce in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato da un crescente asse Londra-Parigi-Berlino in chiave antirussa. Le nuove intese includono lo sviluppo di un sistema missilistico a lungo raggio e un impegno di assistenza reciproca contro eventuali minacce esterne.
Il trattato di Kensington si colloca all'interno di un panorama europeo in evoluzione, dove la risposta alla minaccia russa sta diventando un tema centrale. Tuttavia, l'atteggiamento di alcuni paesi, come Italia e Francia, sembra divergere da quello di Gran Bretagna e Germania. L'Italia, in particolare, ha mostrato una posizione di "bellicismo moderato", continuando a supportare logisticamente l'Ucraina senza adottare il nuovo meccanismo di acquisto di armi statunitensi. Questo approccio riflette una cautela crescente nel panorama politico italiano, dove il governo di Giorgia Meloni sembra cercare di mantenere un equilibrio tra le pressioni europee e le proprie prerogative nazionali.
Inoltre, la Commissione Europea ha recentemente presentato il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il settennato 2028-34, suscitando tensioni all'interno dell'Unione Europea. La Slovacchia, insieme a Malta, ha posto il veto su nuove sanzioni contro la Russia, evidenziando fratture nel consenso europeo. Questa situazione mette in luce le difficoltà dell'Unione nel mantenere una posizione unitaria di fronte a una crisi che sta mettendo a dura prova le alleanze tradizionali e i rapporti di forza all'interno del continente.
Le dichiarazioni dei leader europei, pur manifestando una ferma opposizione alla Russia, sembrano nascondere una crescente insoddisfazione interna. I bassi indici di gradimento di figure come Merz, Macron e Starmer indicano che il sostegno popolare per le politiche di difesa e le alleanze militari sta diminuendo. Inoltre, le recenti tensioni sociali e le restrizioni alla libertà di espressione nei rispettivi paesi sollevano interrogativi sulla legittimità di tali alleanze e sulla loro capacità di sostenere un consenso democratico.
In questo contesto, il futuro delle relazioni europee e della NATO appare incerto. L'asse antirusso tra Londra, Berlino e Parigi potrebbe rivelarsi più una necessità strategica che una reale volontà di cooperazione. Le alleanze bilaterali, pur essendo un tentativo di rafforzare la difesa europea, riflettono anche una crescente consapevolezza della fragilità della sicurezza collettiva. La sfida per l'Europa sarà quella di trovare un equilibrio tra le esigenze di difesa e la gestione delle proprie dinamiche interne, senza compromettere la stabilità politica e sociale dei singoli Stati membri.
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