Nonostante il peggioramento delle ostilità e l’acutizzarsi delle tensioni, Putin sarebbe disponibile a discutere di un accordo di cessate il fuoco in Ucraina con Trump. Il Cremlino ha varato formalmente la nuova dottrina nucleare russa che estende l'impiego di armi nucleari "in risposta ad aggressioni contro la Russia da un qualsiasi Paese non nucleare con la partecipazione o il sostegno di un Paese nucleare". Ne parliamo con l’ambasciatore Bruno Scapini, intervistato da Enrica Perucchietti

Le recenti dichiarazioni di Bruno Scapini, ambasciatore e diplomatico, pongono in luce le complesse dinamiche geopolitiche tra Stati Uniti e Russia, in un contesto di crescente tensione. Secondo Scapini, nonostante il deterioramento delle relazioni e l'intensificarsi delle ostilità, il presidente russo Vladimir Putin sarebbe aperto a discutere un accordo di cessate il fuoco in Ucraina con Donald Trump. Questa disponibilità si colloca in un momento cruciale, caratterizzato dall'adozione da parte del Cremlino della nuova dottrina nucleare, che amplia l'uso di armi nucleari in risposta a qualsiasi aggressione proveniente da un Paese non nucleare, sostenuto da uno nucleare.
La nuova dottrina nucleare russa, formalizzata di recente, rappresenta un cambiamento significativo nella strategia militare di Mosca. Essa stabilisce che la Russia si riserva il diritto di rispondere con armi nucleari a minacce percepite, anche in contesti non nuclearizzati. Questo approccio riflette una strategia di deterrenza che si gioca "sulla lama del rasoio", come sottolineato da Scapini. La situazione è ulteriormente complicata dalla recente autorizzazione da parte dell'amministrazione Biden all'Ucraina per l'uso di missili a lungo raggio, un passo che potrebbe inasprire ulteriormente le tensioni e spingere Mosca a rispondere in maniera aggressiva.
Scapini evidenzia come le dichiarazioni di Zelensky, che sembra aprire a negoziati sulla Crimea, rappresentino un cambiamento significativo nella narrativa ucraina. Questo nuovo approccio, che si discosta dalla retorica di una vittoria totale, potrebbe indicare una presa di coscienza della realtà sul campo. Tuttavia, la posizione di Putin rimane ferma: la Russia non intende cedere territorio conquistato. Queste dinamiche pongono interrogativi sul futuro della pace nella regione e sulla possibilità di un accordo duraturo, soprattutto in vista dell'imminente insediamento di Trump alla Casa Bianca.
La questione centrale, come evidenziato da Scapini, riguarda il calcolo strategico degli Stati Uniti e della Russia. Con l'approccio aggressivo di Biden, c'è il rischio di cronicizzare il conflitto, complicando ulteriormente la situazione per l'amministrazione Trump. La risposta di Mosca alle provocazioni occidentali sarà cruciale per determinare se si potrà tornare a una fase di dialogo o se ci si avvierà verso un'escalation incontrollata. La prudenza di Putin, storicamente dimostrata, potrebbe giocare un ruolo determinante nel prevenire un conflitto aperto, ma il margine di manovra si riduce con il passare del tempo e l'intensificarsi delle provocazioni.
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