Si scrive “contratti interrompibili”, si legge “razionamento di energia elettrica e gas a centinaia di grandi aziende”. Il risultato è lo stop di attività produttive energivore – cementifici, acciaierie, cartiere, pastifici, fornitori di servizi web… – e dunque l’ulteriore contrazione dell’economia.

Ci sono anche gli elenchi delle imprese che verrebbero colpite (o meglio: chi si sono autocolpite per “risparmiare”). Una di esse fa parte degli operatori che offrono SPID e posta elettronica certificata. Ebbene sì: il razionamento eventuale dell’elettricità e del gas è basato sul libero mercato, cioè su  contratti di fornitura che a loro volta si affidano alla legge della domanda e dell’offerta, senza considerare le attività che devono restare in piedi per questioni di interesse generale.

La crisi del gas è palpabile. Oggi, martedì, si riunisce il comitato gas per stabilire il da farsi. Già si citano i contratti interrompibili come strumento per fronteggiare la situazione. Probabilmente non vi si ricorrerà subito, ma è verosimile che lo si faccia nel corso dell’inverno.

Col gas si produce in Italia il 40% dell’energia elettrica. Per questo  entrano in scena anche i  contratti interrompibili per l’elettricità, e non solo quelli per il gas. Tutti e due esistono da tempo. Li sottoscrivono aziende che consumano molta energia. In cambio di uno sconto significativo, danno la propria disponibilità all’interruzione della fornitura in caso di necessità. Per l’energia elettrica, l’interruzione è improvvisa: zero preavviso.

E come dar torto a chi ha sottoscritto un contratto interrompibile? Fino all’anno scorso, le situazioni che potevano portare a fermare l’erogazione erano assolutamente remote e soprattutto sostanzialmente transitorie. Adesso la prospettiva è dietro l’angolo. E si tratta di una prospettiva ben poco transitoria.

E’ difficile trovare gli elenchi delle aziende che hanno sottoscritto contratti interrompibili per il gas. L’operatore dei servizi di trasmissione dell’energia elettrica, TERNA, pubblica invece sul suo sito web gli elenchi dei contratti interrompibili per l’elettricità. I contratti in questione possono essere triennali (2021-2023), annuali (2022) o trimestrali: il caso più recente riguarda aprile-giugno. Gli elenchi sono inoltre divisi per aree geografiche: Italia continentale, Sicilia, Sardegna.

A volte, i contratti interrompibili sono intestati a consorzi. Si tratta verosimilmente di cordate formate da attività produttive troppo piccole per accedere a sconti che fino a pochi mesi fa sembravano davvero appetibili. In questo caso, è difficile sapere su chi davvero ricade il razionamento. Per il resto, i nomi delle aziende sono ben visibili. Ricorrono acciaierie, cementifici, cartiere: e non solo.

I contratti interrompibili triennali nell’Italia continentale sono ben 160. Alcuni nomi famosi: Ferrarelle, Henkel Italia, Italcementi, Pastificio Garofalo, Sanpellegrino, Solvay, TIM, Coca Cola, Barilla. Altri 53, sempre per la sola Italia continentale, sono i contratti interrompibili annuali per il 2022: fra essi, uno è intestato a Pirelli. Infine, 46 contratti interrompibili trimestrali scadranno a fine giugno.

Fra gli intestatari di contratti interrompibili sia annuali sia triennali spicca ARUBA. E’ uno dei fornitori autorizzati ad offrire SPID,  il Sistema Pubblico di Identità Digitale che permette di dialogare con la pubblica amministrazione. Si occupa inoltre di servizi IT, data centre, web hosting, posta elettronica, posta elettronica certificata.

Non è dato di sapere, né per ARUBA né per altri, se e in quale misura queste aziende sono anche titolari di contratti per l’energia elettrica non soggetti ad interrompibilità. Però una cosa è certa. Della Coca Cola si può farea meno. La posta elettronica certificata, invece, è indispensabile a professionisti (e non solo) per lavorare.

Perché si è consentita ad aziende di produzione strategica la firma di contratti così rischiosi? Oggi potremmo ritrovarci con la Coca Cola ma senza carta igienica: succede, dove lo Stato non esiste e comanda solo la legge di mercato.

GIULIA BURGAZZI

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