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Notizie14 Marzo 2022

Biolabs: quella strana raccolta di DNA su cittadini di etnia russa

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza la controversa raccolta di DNA su cittadini russi da parte dei militari statunitensi, evidenziando le preoccupazioni di Vladimir Putin. Si discute anche delle implicazioni geopolitiche e delle possibili finalità di tale ricerca.
Punti chiave
  • I militari statunitensi hanno raccolto campioni di RNA da cittadini russi.
  • Putin ha espresso preoccupazioni riguardo a potenziali armi biologiche.
  • La raccolta è avvenuta su individui sani e non malati.
  • L'Air Force americana ha giustificato la ricerca come necessaria per studi di patologie.
  • La questione solleva interrogativi sulla privacy e sull'uso dei dati genetici.
L'articolo

Adesso che le  armi biologiche ed i laboratori ad esse connessi sono entrati con prepotenza sullo scenario internazionale a fare da protagonisti,  ed ora poi  che proprio la Russia e conseguentemente anche la Cina hanno chiesto congiuntamente spiegazioni agli Stati Uniti relativamente a quanto rinvenuto in Ucraina, non si può fare a meno di  dissotterrare una questione tutt’altro che risolta che nel 2017 aveva inquietato il leader russo, Vladimir Putin, ma che con il senno di poi potrebbe avere una lettura completamente diversa.

Per la precisione, si sta parlando di una strana raccolta di campioni di RNA esclusivamente su cittadini russi caucasici ed esplicitamente non ucraini da parte dei militari statunitensi,  ed in particolare di una raccolta di materiale sinoviale e di RNA su 12 individui sani, non affetti da malattie muscolo-scheletriche. Del  bando e delle procedure di questa raccolta ancora si reperiscono dettagli e specifiche  con una certa facilità sul web.

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Quando la questione fu sollevata la prima volta, Putin allora stava conducendo un incontro con la commissione russa per i diritti umani, proprio mentre fuori dal Cremlino la Russia si stava preparando alle elezioni presidenziali. Putin rivelò alla commissione che lui era a conoscenza di prelievi di materiale umano su individui russi provenienti da diverse aree e di diversa estrazione socio-culturale condotti da militari statunitensi, e che tali informazioni gli fossero giunte grazie ai suoi servizi segreti.

Pare che durante la seduta pronunciasse anche quanto segue “Adesso si deve fare quel che si deve fare“, senza però specificare cosa avesse in mente in risposta alla questione. Una cosa era chiara, però. L’allarme lanciato da Putin in quella sede nasceva dalla sua  convinzione che la raccolta di questo materiale non avesse affatto finalità chiare, anzi, che fosse stato utilizzato per costruire armi biologiche su misura contro il suo popolo.

Venne quindi interpellata la Air Force americana per ricevere chiarimenti in merito al reale obiettivo della ricerca condotta, ed in tale occasione il capitano Beau Downey assicurò che il centro di biologia molecolare facente capo alla ben più nota divisione dell’esercito 59th Medical Wing si occupava di raccogliere marcatori specifici per valutare quanto questi influissero nell’esposizione del soggetto interessato a certe patologie e sul come trovare cure specifiche pensate su misura per il paziente designato.

Sempre Downey continuò indicando la motivazione per la quale l’esplicita richiesta di materiale genetico russo fosse necessaria.  Lo studio inizialmente era stato condotto con campioni presi da militari americani di discendenza russa  e quindi al fine di  preservare l’integrità dello studio e dei risultati che ne conseguivano,  era necessario prelevare lo stesso tipo di RNA anche per il gruppo di controllo. Quindi RNA russo caucasico, proprio come l’RNA dell’altro gruppo.

“(…) Paradossalmente se la stessa ricerca fosse stata condotta su soggetti giapponesi, probabilmente nessuno di sarebbe mai accorto di nulla(…)” , dichiarò Downey.

Magari Downey aveva ragione, magari no. Chissà cosa sarebbe successo se ad essere scelti fossero stati i francesi, gli austriaci o i venezuelani. Certo è che sembra difficile che quello russo sia un caso isolato, e se andiamo indietro di qualche tempo, un qualche rimando alla raccolta dei dati biologici extra sensibili lo abbiamo avuto anche in Italia quando nel maggio del 2020 all’interno del decreto legge n.30 si faceva aperta dichiarazione dell’acquisizione di dati genetici  per avviare una banca dati che permettesse uno studio di siero-prevalenza in tema sars-cov2.

Già allora si manifestarono forti perplessità sia sull’utilizzo dei dati, sia sul fatto che vi fosse il forte rischio di non rispettare le normative vigenti in materia di privacy, visto che il Ministero della Salute e l’Istat dichiaravano che avrebbero eliminato i dati una volta che fossero trascorsi quaranta anni dal momento della raccolta.

Ed oggi, vista la situazione  geopolitica in cui versa  drammaticamente il mondo, cosa dovremo temere di più? Le bombe, i prezzi o le bio-armi con il nostro nome e indirizzo scritti sopra?

MARTINA GIUNTOLI

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