Comitati No Biodigestori a Frosinone: “Stretti interessi tra imprenditori e politica, e la nostra salute?”

di Giulia Bertotto.

Da quando la società Maestrale srl nel 2019 ha presentato il progetto per la costruzione di un biodigestore anaerobico a Frosinone si è costituito il Comitato che si oppone al rilascio dell’autorizzazione nel procedimento amministrativo in Regione Lazio. I comitati, che si sono attivati nel territorio, denunciano l’assenza di tutele per l’ambiente e la salute umana, ma anche una scarsa informazione e trasparenza politico-amministrativa verso la cittadinanza.

I biodigestori anaerobici sono impianti per il trattamento della Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano (FORSU) e la produzione di biogas da trasformare in biometano e quindi in energia. Il termine “biodigestore” sembra molto rassicurante, bio rimanda alla vita e digestione ad un processo fisiologico e naturale, ma è davvero così?

Abbiamo raccolto le parole di Ina Camilli, attivista locale e componente del Comitato NO Biodigestori a Frosinone-Valle del Sacco sulle criticità dell’impiantistica legata al ciclo dei rifiuti.

 

Dottoressa Camilli, la storia è lunga e intricata, ma proviamo a ripartire dalle vostre ragioni. Perché i Comitati respingono questo impianto?

Le ragioni che ci vedono contrari a questo progetto non sono ideologiche o pregiudiziali, ma risiedono nella critica che rivolgiamo alla Regione che non pianifica lo sviluppo del territorio, cala le sue decisioni sul territorio, impone dall’alto una volontà politica che non risponde agli interessi di chi lo abita.

In sintesi siamo contrari per l’impatto che impianti insalubri hanno sulla salute pubblica e sull’ambiente.

La Valle del Sacco, classificata come SIN, Sito di Interesse Nazionale, attende da decenni la bonifica dopo il disastro ambientale del 2005 [1]. La Valle continua ad essere sottoposta ad un forte stress ambientale per via degli alti livelli di inquinamento dell’aria, come rilevano tutti i rapporti di Arpa Lazio [2].

Anche l’Ue denuncia la gravità della situazione della Valle del Sacco per inadempienza alle norme ed ai parametri sulla qualità dell’aria. La Valle del Sacco, a causa della sua conformazione orografica (legata ai venti), non riesce a disperdere gli inquinanti, che restano stagnanti al suo interno. Aggiungiamo anche l’elevato transito di mezzi pesanti in entrata e in uscita, che si avrebbe nelle strade che portano al biodigestore e l’inquinamento prodotto dall’alimentazione con caldaia a gasolio dell’impianto che si sommano alle polveri emesse dall’usura dei freni, degli pneumatici ed il sollevamento delle PM al passaggio di mezzi pesanti.  L’impianto è causa di un forte inquinamento acustico e di gas maleodoranti. Per non parlare dei pericoli legati al rischio esplosione, in una area sismica, su un terreno vicino ad altri impianti ad alto impatto ambientale e sotto direttiva Seveso III. In questo scenario così critico come si può pensare di introdurre l’ennesimo fattore inquinante?

 

C’è poi la questione dell’annunciata bonifica della Valle del Sacco mai realizzata.

Sì, la nostra opposizione deriva anche dal fatto che anziché procedere con la bonifica del territorio si va a sovraccaricarlo ancora di più con nuove fonti di inquinamento. La Regione Lazio da un lato promette che avvierà la bonifica e d’altro concede autorizzazioni o avvia processi per autorizzare questo tipo di impianti, non avendo mai redatto un piano sul fabbisogno impiantistico del territorio.

Questo si traduce in una situazione “selvaggia” perché ogni privato ha diritto a presentare un progetto e la Regione è obbligata a valutarlo. Nell’arco di 30 km, tra Frosinone, Anagni, Patrica e Ferentino ci sono 4 nuovi impianti di questo genere autorizzati o che attendono di essere autorizzati.

L’iniziativa economica privata, come previsto dalla Costituzione, è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente e quindi alla dignità umana. Questi basilari principi nel nostro territorio non vengono rispettati perché le lobbies degli speculatori sono molto forti.

 

Quindi, secondo lei, è per questo che le Istituzioni sono così recalcitranti ad occuparsi della questione?

Ritengo che la Regione Lazio non abbia redatto il documento sul fabbisogno impiantistico per lasciare mano libera ai potenziali “investitori”, in quanto vi è un rapporto di stretta contiguità tra interesse privato degli imprenditori e politica.

Negli anni chi ricopre determinati incarichi pubblici è diventato sempre più imprenditore di sé stesso. La politica non ascolta i cittadini e della sua attività risponde ai partiti e ai finanziatori economici. La politica non viene più prima dell’economia e del profitto, il rapporto si è invertito.

In realtà la politica si occupa dello sviluppo della Valle del Sacco, solo che non lo fa per difendere gli interessi di chi abita il territorio, ma sta dalla parte del profitto.

Ed è recalcitrante perché gli affari vengono prima della tutela della comunità.

 

Dunque ritiene che vi potrebbero essere interessi collegati tra politica locale e imprenditori del rifiuto. Avete provato a rivolgervi alle Istituzioni in maniera diretta?

All’inizio, quando ci siamo accorti delle prime anomalie nel procedimento di autorizzazione regionale, abbiamo chiesto la sospensione dell’iter, che invece è andato avanti. In seguito abbiamo diffidato la Regione Lazio e chiesto per tre volte l’archiviazione dell’autorizzazione. Al Governo abbiamo chiesto di esercitare i poteri sostitutivi verso l’Ente regionale per inadempimento. Tutte le istanze che abbiamo presentato sono rimaste senza risposta.

L’attuale Consiglio Comunale di Frosinone non ha mai indetto una riunione pubblica o consiliare sul tema del biodigestore, quando durante la campagna elettorale gran parte dei candidati Sindaci si erano dichiarati contrari. Si è perfino costituita una Consulta dei Sindaci contro il biodigestore, ma non ha promosso alcuna azione politica. Anche l’attuale Sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, non era favorevole, ma dopo la sua elezione non ha organizzato nessun incontro informativo o adottato un atto politico in tal senso.

Le Istituzioni pubbliche sono insonorizzate e non sentono la voce dei cittadini. Stesso discorso per i partiti politici e le forze sociali. Discorso a parte è quello di associazioni nazionali che adottano “due pesi e due misure” o altre che, potendo, hanno scelto il silenzio.

Negli ultimi 20 anni ci sono state molte denunce, processi, avvisi di garanzia, inchieste e prescrizioni. È di questi giorni la notizia dell’indagine “Una goccia nel deserto” sul traffico illecito di rifiuti, partita proprio da Frosinone, mentre è arrivata la condanna in primo grado per la ex dirigente della Regione Lazio e l’imprenditore Valter Lozza per reati connessi al ciclo dei rifiuti.

 

A che punto è adesso la vostra lotta e in che fase si trova il procedimento regionale che approverà o archivierà il progetto?

Ci sono ancora alcune importanti prescrizioni non ottemperate da parte della società, come la condotta per lo scarico e la caratterizzazione del suolo, ai fini della bonifica, dove sorgerà il biodigestore.

L’ultima recente novità viene dalla Regione che, dopo oltre 4 anni di rinvii, deroghe e proroghe concesse al proponente, solo ora ha intimato alla Maestrale, come indicato dal Ministero, di procedere subito all’attuazione del piano di caratterizzazione ed alla verifica dello stato delle matrici ambientali, fornendone gli esiti alla Regione. Altrimenti alla prossima e ultima Conferenza di servizi, da tenersi entro il 10 luglio, se non avrà adempiuto ai suoi doveri legali, il procedimento potrebbe essere archiviato. Ma questo il Comitato NO Biodigestori a Frosinone-Valle del Sacco l’ha chiesto appena scaduti i termini di legge, cioè dopo 120 giorni dal suo inizio, e sono passati più di 4 anni! Tutto questo tempo è davvero anomalo e la procedura seguita è irrituale.

La Maestrale srl, insomma, ha avuto una incomprensibile dilazione dei tempi per mettersi in regola da risultare sospetta.

Come sempre saremo presenti in Conferenza di servizi per capire cosa accadrà.

La parola “biodigestore” non sembra nascondere minacce per l’ambiente, anzi, pare alludere ad un processo quasi spontaneo.

Anche quando si parla di “economia verde” o green economy, di polo logistico, di termovalorizzatore invece di inceneritore sembra si parli di grosse svolte in senso positivo per gli ecosistemi, ma spesso non è così. Sono espedienti per non far percepire la pericolosità che c’è dietro le parole. I comitati ormai non cadono nella trappola del linguaggio, l’attenzione è massima, ma lo stesso non si può dire dell’opinione pubblica, alla quale tutto questo viene prospettato promettendo la valle verde del “Mulino Bianco”.

La stampa ha le sue responsabilità, molto spesso asservita ai poteri economici e politici. Ringraziamo la vostra redazione per averci dato la possibilità di esprimerci liberamente.

Insomma, la storia è sempre la stessa, e al di là delle ragioni delle parti in campo, la classe politica dovrebbe almeno prestare attenzione alle richieste di discussione dei cittadini mentre questi ultimi si rivolgono alla stampa indipendente per denunciare i loro problemi, rivendicazioni e il senso di impotenza davanti alle istituzioni.

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NOTE:

[1] https://www.internazionale.it/reportage/marina-forti/2016/07/05/inquinamento-valle-sacco-rifiuti-tossici

[2] https://www.frosinonetoday.it/attualita/inquinamento-ceccano-frosinone-sforamento-livelli-pm10.html . Qui il bollettino giornaliero Arpa Lazio: https://www.arpalazio.net/main/aria/sci/qa/misure/PM10.php

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