La vicenda ucraina spacca il Vaticano, come se non fosse già parecchio spaccato di suo. E fa intuire un dissidio tra il Romano Pontefice Francesco al secolo Jorge Mario Bergoglio e il suo segretario di Stato Pietro Parolin. Il secondo parla di invio di armi, ma il Papa corregge.

Lo scandalo scoppia a causa di un’intervista del segretario di Stato vaticano Parolin al settimanale spagnolo Vida Nueva. Ovviamente le parole dell’alto prelato sono in vaticanese con tutte quelle sfumature di ambiguità tipiche del linguaggio ecclesiastico (alla faccia del motto evangelico “sia il vostro parlare sì sì no no. il resto viene dal Maligno”). Cosa ha detto in soldoni Parolin?

“L’uso delle armi non è mai qualcosa di desiderabile, perché comporta sempre un rischio molto alto di togliere la vita alle persone o causare lesioni gravi e terribili danni materiali. Tuttavia il diritto a difendere la propria vita, il proprio popolo e il proprio Paese comporta talvolta anche il triste ricorso alle armi. Allo stesso tempo entrambe le parti devono astenersi dall’uso di armi proibite e rispettare pienamente il diritto umanitario internazionale per proteggere i civili e le persone fuori dal combattimento. D’altra parte, sebbene gli aiuti militari all’Ucraina possano essere comprensibili, la ricerca di una soluzione negoziata, che metta a tacere le armi e prevenga un’escalation nucleare, resta una priorità”

Ambiguo Parolin. Parla certamente di priorità da dare al dialogo, ma apre all’invio di armi. Apertura prudente e venata di molti dubbi, ma pur sempre apertura. E questo non può che creare scandalo, dato che “il Vaticano che benedice l’invio di armi” è qualcosa che non si può sentire, è assolutamente anticristiano.

E qui arriva il Papa. Pare non parli dell’Ucraina, ma dell’Africa, ma il messaggio è un evidente parlare a nuora perché suocera intenda: “spendere in armi è uno scandalo“. Bergoglio entra a gamba tesa correggendo Parolin. Da qui si può desumere la spaccatura interna alla Santa Sede sulla questione: venerdì il Papa consacrerà l’Ucraina, ma anche la Russia: evidentemente il Papa non ha voglia di tagliare completamente il cordone con la Russia, anche per via del riavvicinamento al Patriarcato di Mosca.

Ma qual è la posizione della Chiesa sulla guerra? Inutile rimarcare la contraddittorietà della storia della Chiesa tra le parole di amore universale di Gesù e Papi guerrieri come Giulio II. Va detto che negli ultimi secoli la Chiesa si è posta soprattutto come mediatrice e in questo va ricordata l’accorta diplomazia di Giovanni XXIII durante la crisi di Cuba. Ma cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica?

Il diritto alla guerra è legato alle «strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente: che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo; che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci; che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione. Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”. La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune». (CCC 1992, 2309)

Anche nel considerare la Russia un aggressore che sta provocando mali durevoli all’Ucraina una condizione è che il ricorso alle armi non provochi danni maggiori, tenendo conto dei mezzi di distruzione attuali. La Russia è forse la maggiore potenza nucleare del mondo. I “danni maggiori” sarebbero l’apocalisse.

ANDREA SARTORI

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