Se uno è un dittatore brutto e cattivo, significa che abbia anche in mente – di per sé – di conquistare il mondo? Prendiamo Hitler: era effettivamente atroce. E ha cercato di mettere le mani, se non sul pianeta, almeno sull’Europa. Ma vogliamo parlare di Augusto Pinochet? Aveva sulla coscienza tremila desaparecidos. Eppure non si è mai sognato di mettere il naso fuori dal Cile. Può non piacere, Putin. Ma perché dire – come ha fatto qualcuno, in televisione – che se occupasse l’intera Ucraina poi arriverebbe fino al Portogallo?

Ragionamenti limpidi, offerti dal professor Alessandro Barbero. Medievista, docente universitario, autore di bestseller. Ma soprattutto: quasi-star, in veste in divulgatore storico, persino dagli studi della Rai. Ancora più clamorosa la scelta del luogo da cui proporre le sue ultime riflessioni, sulla guerra in corso: il centro sociale torinese Askatasuna, ora nel mirino delle autorità cittadine. Ragazzi scomodi e contestatori, minacciati di sfratto, da anni a fianco dei valsusini nella lacerante disputa sul progetto Tav Torino-Lione.

L’ITALIA INVASE LA RUSSIA TRE VOLTE

È proprio tra i giovani dell’Askatasuna che Barbero decide di esprimere la sua versione degli eventi, la sua interpretazione. In questi termini: sapete quante volte la Russia ha invaso l’Italia? Nessuna. I russi non ci hanno molestato mai. E quante volte l’Italia ha invece invaso il territorio russo? Almeno tre: nella guerra in Crimea e poi, con Mussolini, durante il secondo conflitto mondiale. Appena prima, l’Italia aveva inviato truppe a sostegno dell’esercito “bianco”, reazionario, che si opponeva all’Armata Rossa nel tentativo di soffocare la Rivoluzione d’Ottobre e uccidere nella culla la neonata Unione Sovietica.

E a proposito di Italia: abbiamo mai invaso un altro paese, che non ci aveva neppure dichiarato guerra, spinti dalla necessità di soccorrere popolazioni italiane sottoposte al dominio ostile di un altro governo? Sì, certo: l’abbiamo fatto il 24 maggio 1915 – ricorda Barbero – quando nel Nordest abbiamo improvvisamente occupato territori dell’Impero Austro-Ungarico, abitati anche da sloveni e croati. Tecnicamente: aggressione, invasione. Made in Italy, però. Verso la carneficina della Prima Guerra Mondiale.

E POI ARRIVA LA GUERRA: INATTESA

E se lo scontro armato nel Donbass oggi ricorda proprio la Grande Guerra, con le sue artiglierie campali e le esasperanti battaglie di trincea, l’escalation in corso – i suoi riflessi pericolosi, planetari – fanno invece tornare in mente il rapidissimo precipitare degli eventi che, poco dopo, portarono alla Seconda Guerra Mondiale. Lo storico rievoca l’ingenuità di Chamberlain, che interroga i parlamentari britannici: che ne dite, possiamo davvero fidarci delle promesse di Hitler? Per arrendersi all’evidenza dovettero subire l’invasione a freddo della Polonia.

Succede questo, riassume Barbero: a volte accade qualcosa che nessuno avrebbe mai ritenuto possibile. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il mantra dei leader europei saliva al cielo: per l’amor di Dio, basta massacri. Nessun politico poteva immaginare che avremmo ricominciato così presto ad ammazzarci. Poi, dopo Hiroshima, si cambiò registro. Nuovo slogan, mondiale e solenne: mai più guerre. Parola d’ordine ripetuta quasi religiosamente, per decenni: era la prima volta, sottolinea lo storico, che il pianeta intero prendeva le distanze, formalmente, dall’orrore.

FINE DELL’EGEMONIA OCCIDENTALE?

Oggi siamo di nuovo sull’orlo dell’abisso? La triste verità è che non possiamo saperlo. I tempi cambiano: sempre. «Da bambino – dice Barbero – sono cresciuto in quella che si chiamava “era atomica”, dominata dal terrore dei missili nucleari. Poi, allentatasi la tensione, quand’ero ragazzo eravamo passati alla cosiddetta “era spaziale”: si raccontava che, conquistando la Luna, poi un giorno saremmo arrivati anche su Marte».

Narrazioni, naturalmente. Riflette lo studioso: grazie agli straordinari progressi raggiunti nel medioevo, l’Europa ha potuto proiettarsi verso il resto del mondo. L’aveva fatto anche l’Impero Romano, limitandosi però al Nordafrica e al Medio Oriente. Finito il periodo medievale siamo invece arrivati in Africa e in America, popolando il Nuovo Mondo di coloni e di schiavi africani spesso regolarmente “acquistati” nel continente nero con la mediazione dei capitribù.

L’Occidente? Ha esercitato un lunghissimo dominio: una leadership totale. Ma non infinita, non eterna. Intanto, il cosiddetto terzo mondo ha cominciato a ribellarsi allo sfruttamento, durante la decolonizzazione. E ora è il resto del globo a presentare il conto: troppi paesi, anche potenti – dalla Cina all’India, allo stesso Brasile – manifestano un’insofferenza crescente. La Russia? Sembra quasi il braccio armato di questa possibile rivolta. Dove ci porterà? Ecco il guaio: non lo sappiamo.

BISOGNO DI DIFENDERSI: ECCO LA RUSSIA

L’essenziale, ribadisce Barbero, è saper almeno riconoscere le attuali ragioni di Mosca, la sua psicologia nazionale. È un immenso paese, che è stato regolarmente aggredito e invaso. Svedesi e polacchi, francesi, tedeschi. Italiani, persino. Un paese che dalla sua storia si è convinto di aver imparato questo: che è circondato da nemici insidiosi. E quindi ha la necessità vitale di difendersi, rendendo sicure le frontiere occidentali. Anche ricorrendo alle maniere forti, con una certa prontezza, se teme che la situazione possa precipitare. Vive di regole proprie, la storia? Una forse è questa: è sempre un pessimo affare, infastidire la Russia.

Il che non significa automaticamente approvare l’invasione dell’Ucraina, precisa il professore. Ma almeno, serve a comprendere le vere ragioni degli eventi: complesse, come sempre. È fondamentale, sapere perché le cose accadono. Aiuta a smascherare gli impostori, a riconoscere subito – e respingere al mittente – le ridicole stupidaggini che il mainstream ormai ci impone, a reti unificate. E tutto questo, nel marzo del 2023, Alessandro Barbero non va a spiegarlo su Rai Storia o nel talk di prima serata. No: accetta di parlarne con i ragazzi di un centro sociale occupato. Il che è tutto dire.

GIORGIO CATTANEO

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