In questi giorni stiamo assistendo a uno spostamento dell’attenzione sugli adolescenti e sui bambini per quanto riguarda la situazione legata al loro contagio dall’infezione da Sars-CoV-2 e alla vaccinazione per le loro fasce di età.
Come è già noto sarà richiesto l’uso della mascherina (addirittura a partire dai 2 anni) al meno che l’intera classe non sia vaccinata. Trasformando in questo modo il bambino non vaccinato in un capro espiatorio, trascurando il fatto che, anche tra i vaccinati può accadere il contagio.
Noncuranti della sentenza di illegittimità sul provvedimento che imponeva la mascherina ai minori di 12 anni nei banchi di scuola, con possibilità di richiedere risarcimento, ottenuta dall’avv. Linda Corrias e dall’avv. Francesco Scifo al TAR del Lazio.

Si è vista arrivare anche, la raccomandazione del Comitato Nazionale per la Bioetica, dove dichiarano che sul vaccino prevale la scelta dell’adolescente se in contrasto con quella dei genitori. Omettendo però, il passaggio dal giudice tutelare e tutto quanto relazionato al diritto privato. Genitori, nessun trattamento sanitario (tanto meno sperimentale) può essere eseguito sui vostri figli a vostra insaputa. La firma del minore sul consenso informato non è valida. Si chiama circonvenzione di incapace.

Da un recentissimo studio eseguito da un team di scienziati dal Berlin Institute of Health at Charitè (BIH), Charitè – Universitätsmedizin Berlin, University of Lipsia Medical Center e il German Cancer Research Center (DKFZ) di Heidelberg, pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, si è dimostrato che il sistema immunitario dei bambini è molto più attivo nelle vie aeree superiori che negli adulti. Hanno confrontato campioni di tamponi della mucosa nasale di bambini e adulti, sani e infetti, tra 0 e 77 anni. Effettuando le cosiddette analisi del trascrittoma di ogni singola cellula, si è evidenziato come il livello dei recettori di riconoscimento è molto più elevato nei bambini che negli adulti. Suddetti recettori sono molecole che riconoscono un patogeno e sono in grado di iniziare una risposta immunitaria. Per combattere un patogeno viene prodotto e rilasciato l’interferone. Nello studio i bambini infettati con Sars-CoV-2 hanno mostrato una risposta di interferone significativamente più forte rispetto agli adulti, soprattutto nei primi giorni dell’infezione. Marco Binder, virologo del DKFZ insieme al suo team è stato in grado di dimostrare in laboratorio che un livello aumentato di ricettori di riconoscimento del modello è già sufficiente per riconoscere un’infezione da Sars-CoV-2 ed è abbastanza per innescare una risposta virale in tempo. Ha dichiarato che, probabilmente l’infettività nei bambini non dura così a lungo, poiché combattono il virus più rapidamente:

“In loro la carica virale si riduce più velocemente. Quindi probabilmente non sono infettivi per così tanto tempo”.

Ecco la spiegazione del perché i bambini hanno un rischio sostanzialmente inferiore di sviluppare una grave malattia derivante dall’infezione da Sars-CoV-2 rispetto agli adulti.

Da uno studio israeliano invece, si è riscontrata un’associazione tra i sieri genici sperimentali a mRNA e l’insorgere di miocardite e pericardite, soprattutto sui maschi giovani tra i 16 e i 30 anni. La miocardite è l’infiammazione del muscolo cardiaco acquisita, gli agenti causali possono essere di tipo infettivo o autoimmuni. È stato spiegato che la metà di queste miocardite guarisce senza esiti, con una comunicazione alquanto deficitaria, visto che l’evoluzione degli scompensi cardiaci non si vedono nell’immediato. La miocardite può degenerare in cardiomiopatia dilatativa con conseguente insufficienza cardiaca o in aritmie con conseguente morte improvvisa. Inoltre, si è visto che la gravità della malattia da Sars-CoV-2 non è determinata tanto dall’aspetto virale quanto dall’iper risposta infiammatoria/immunitaria dell’organismo. Dove il titolo anticorpale ha una correlazione inversa rispetto alla prognosi, ovvero, nei pazienti con forme più gravi della malattia si sono riscontrati livelli più elevati di anticorpi.

Parlando di iper risposta infiammatoria ci viene da ricordare il caso del sottufficiale di marina Stefano Paternò dove per la Procura di Siracusa il decesso è ascrivibile alla sua risposta individuale al vaccino, in virtù della concomitanza con la pregressa infezione da Sars-Cov-2, decorsa in modo asintomatico (come testimoniato dalla debole positività ai tamponi molecolari e dalla presenza di IgG a titolo significativo, ma non di IgM) e ciò ha comportato una risposta anticorpale che si è aggiunta alla risposta immunitaria del vaccino, comportando una risposta infiammatoria esagerata. I risultati dai periti hanno accertato la presenza di elevati livelli di IL-6, una citochina espressione dell’attivazione di un processo infiammatorio intenso che appartiene alla manifestazione clinica della malattia, nel periodo della cosiddetta tempesta citochimica, ma che può appartenere alla sindrome post-vaccinica denominata ADE (Antibody – dipendent enhancement). Per tanto, presupponendo l’ADE una eccessiva attivazione immunitaria, si è attivato un meccanismo tale da condurre ad un danno tissutale polmonare con l’evoluzione nella Sindrome da Distress Respiratorio Acuto, ARDS.

A oggi, non è stata riconosciuta l’evidenza di ADE per le malattie da coronavirus umani Sars e Mers. È stata individuata solo per la Dengue, dove appunto è stato ritirato il vaccino. Invece, allo stato attuale non risulta necessario fare il test sierologico per rilevare la presenza di anticorpi contro Sars-CoV-2 prima di sottoporsi alla vaccinazione. Come minimo, sarebbe un bene non sconsigliarlo.

Alla luce da quanto citato, viene quindi da domandarsi se il rapporto beneficio/rischio derivante dall’inoculazione di questi sieri genici sperimentali rimanga ugualmente positivo, soprattutto per la fascia di età dei giovanissimi.  Ricordiamoci che i farmaci devono presentare un equilibrio tra efficacia e sicurezza.

La sicurezza! Parola che diventa chiave, anche in ambito familiare; soprattutto in questo ambito dove le emozioni che si scaturiscono sono fondamentali e insostituibili. A volte, per i figli è molto più tranquillizzante sentire che i genitori hanno il controllo della situazione e che, quindi, fare la cosa giusta no dipende interamente da loro. Vanno presi per mano, indicando loro la strada, non lasciandoli da soli in “zone” che non conoscono bene. Educandoli nell’insieme dell’amore e la correzione.

Ricordiamoci che i bambini sono un dono di Dio ai genitori, alla famiglia e al popolo.

DUNIA GOMEZ

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