Austria: tolto di mezzo lo scomodo Kurz, arriva il Reich sanitario

Il modello austriaco, che piace tanto ai nostri governatori-sergenti Hartman (ma sulle quali frena lo stesso governo): non solo si entrerà in un lockdown nazionale di almeno dieci giorni, ma dal 1 febbraio si procederà all’obbligo vaccinale per volere del cancelliere Schallenberg.

Una parabola interessante, quella austriaca. Prima di Schallenberg c’era il giovane cancelliere Sebastian Kurz, 35 anni, volto nuovo della politica europea e leader del Partito Popolo Oevp. La parabola di Kurz terminò per via di un classico scandalo ad orologeria: avrebbe fatto pubblicare sondaggi manipolati. Uno scandalo risibile a petto, che ne so, dell’insabbiatissimo Pfizergate o degli scandali che stanno toccando il presidente Biden. E, se vogliamo, sui sondaggi tarocchi qui in Italia ci sarebbero da far saltare diverse teste.

Perché Kurz è saltato? Kurz aveva il peccato originale, innanzitutto, di essere un populista, e quindi già come tale di essere accusato di fascismo, come già accadde ad un’altro noto politico austriaco, Jorg Haider. Accusa che nella nazione in cui nacque Adolf Hitler pesa.

La politica estera di Kurz non poteva piacere: il giovane cancelliere era molto vicino alla Russia di Putin, quindi all’uomo presentato come il cattivone dalla stanca propaganda dell’Unione europea. Kurz, poco prima di cadere, aveva addirittura proposto Vienna come luogo per il meeting tra Biden e Putin.  Kurz aveva inoltre manifestato la sua vicinanza con Orban sulla questione migranti. Populista, vicino a Putin e Orban, non poteva essere tollerato dalle ottuse tecnocrazie europee dei Draghi, delle Merkel e delle Von Der Leyen.

Un anno fa Kurz aveva ventilato l’ipotesi di lockdown per non vaccinati, quindi sembrava in linea, almeno su questo, col suo successore Schallenberg. Va detto che questa proposta rimase sulla carta e che il giovane ex cancelliere aveva specificato: eventuale.

Poco dopo comunque cadde. Ed ecco Schallenberg che trasforma l’Austria nel lager vaccinale d’Europa. Il nuovo cancelliere è certamente più gradito alle élites, in quanto la sua politica verso la Russia è decisamente all’opposto di quella del predecessore.

Poi arriviamo ai tragici mesi del fallimento del vaccino. Abbiamo in Austria una percentuale del 69 per cento di vaccinati con una dose e del 64 per cento con due. Esplodono i contagi. Il cancelliere rispolvera l’idea del lockdown per soli non vaccinati. Non funziona. Si va verso il lockdown per tutti. E poi, colmo dei colmi, l’ultim’ora è la vaccinazione obbligatoria per i recalcitranti austriaci a partire da febbraio 2022.

Sarebbe forse più saggio ammettere che aveva ragione quel “rincoglionito” di Montagnier: la vaccinazione di massa in epidemia causa varianti. Simile al caso austriaco anche il caso di Gibilterra.  Qualche giorno fa il Corriere si chiedeva “perché i contagi salgono solo in Europa e Usa?”. Elementare, Watson: indovina quali sono le zone più vaccinate del mondo.

Ma non importa. Il nuovo cancelliere, da bravo soldatino, esegue gli ordini della Pfizer. Non importa che sia un disastro oramai conclamato, che la Pfizer sia al centro di uno scandalo silenziato.

Schallenberg va bene perché segue la politica europea che vuole più obblighi e restrizioni, probabilmente per avere una scusa per puntellare il prossimo e inevitabile crollo dell’Unione europea con tutte le conseguenze del caso per i suoi mastini, da Draghi alla Merkel.

Il “modello austriaco” piace non tanto al governo italiano, che frena, quanto ai governatori della Regioni, ai Toti e ai De Luca, inutili caporaletti che gonfiano il petto nel fare i kapò. Diciamo che in Italia gli austriaci li abbiamo cacciati circa centocinquant’anni fa e non mi pare ora il momento di farceli tornare.

ANDREA SARTORI

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