Ma come, l’aumento dei prezzi al consumo su base annua è “solo” del 3,8%? E nell’ultimo mese “solo” dello 0,7%? Sono le stime dell’Istat. Sebbene decisamente alte, le cifre stridono rispetto a quel che si constata facendo un giro al supermercato e scorrendo le news.

Le imprese non possono reggere i rincari a doppia cifra di materie prime ed energia e li scaricano sui clienti, constata il Sole 24 Ore. Le ripercussioni sul carrello della spesa: in un anno, +30% per la pasta, + 10% per il pane, +5% per latte e carne, scriveva già un mese fa l’associazione di consumatori Consumerismo, descrivendo poi anche la spasmodica caccia della gente alle offerte speciali.

Senza nemmeno sfiorare il dolentissimo tasto delle bollette, quando si tratta di riempire il frigo e la dispensa si  incontra una situazione simile, più che ai calcoli dell’Istat, a quella descritta dalla FAO, l’organizzazione mondiale per l’agricoltura e l’alimentazione che fa capo alle Nazioni Unite.

La FAO ha aggiornato ieri, giovedì 2 dicembre, l’indice dei prezzi del cibo su scala mondiale: +27,3% dal novembre 2020. In un mondo costituito da economie che si sforzano di rimanere globalizzate ed interconnesse, i prezzi del supermercato all’angolo risentono direttamente del trend mondiale.

L’indice FAO dei prezzi del cibo, prima in salita meno accentuata, ha cominciato il decollo alla fine dell’estate. L’argomento non era ancora mainstream: Visione Tv già allora avvisava (e poi di nuovo in ottobre) che il rincaro internazionale dei cereali accumulava neri nuvoloni sul piatto di spaghetti e faceva presagire una crisi alimentare.

E ora? Ora, dice la FAO, il rincaro dei cereali sta trasferendosi sui latticini. In effetti, le mucche mangiano erba solo nei cartoni animati di Heidi. Si calcola che un terzo della produzione mondiale di cereali venga utilizzato in zootecnia.

Così in novembre – il mese al quale i calcoli FAO si riferiscono – l’aumento più significativo è quello registrato nel settore lattiero caseario, +3,4% rispetto ad ottobre. Seguono i cereali, +3,1%. In lievissima discesa il prezzo della carne: un trend controcorrente causato dai ridotti acquisti di carne di maiale da parte della Cina.

Grazie, Cina, anche se solo per questa volta. Però è lecito attendersi che, nei prossimi mesi, il rincaro di latte, burro e formaggi finisca sui titoli dei grandi media insieme a quello di pasta e pane.

DON QUIJOTE

 

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