Sapete chi è il mago? Quello che ci racconta che le cose, magicamente, ci cadono nel piatto: senza mai fare alcuno sforzo. Unica premessa, indispensabile: mettersi al suo servizio, eseguire i suoi comandi senza discutere. Cioè, senza pensare. Cogito, ergo sum? Appunto: per pensare serve tempo. E la prima cosa che si preoccupa di ottenere, il mago, è proprio questa: sottrarci il tempo per capire, studiare, approfondire.

Riflessioni offerte qualche anno fa – molto prima della psico-tempesta Covid – dall’avvocato Gianfranco Pecoraro, in arte Carpeoro, autore di imbarazzanti rivelazioni e scomodi saggi sui retroscena del dominio, di ieri e di oggi. Esempio, “Il compasso, il fascio, la mitra”, sulla parabola di Mussolini: dall’iniziale “masso-fascismo” socialisteggiante, quello dei Sansepolcristi, al “clerico-fascismo” terminale dei Patti Lateranensi.

ILLUSIONISMO AL POTERE

Tra le suggestioni contenute nel libro, pubblicato da UnoEditori: il ruolo dell’oscuro faccendiere Filippo Naldi (massoneria inglese) nella “sovragestione” del Duce, per anni a libro paga dell’intelligence britannica. E poi il vero mandante, inconfessabile, dell’omicidio Matteotti: casa Savoia. Motivo: a Londra, presso archivi massonici, Matteotti avrebbe scoperto che era Vittorio Emanuele III il vero beneficiario occulto del super-contratto di esclusiva, per le forniture di petrolio, firmato dall’Italia con la Standard Oil dei Rockefeller.

In un altro volume, “Dalla massoneria al terrorismo”, Carpeoro – in passato, a capo di un’obbedienza massonica che poi lui stesso auto-disciolse – esamina la simbologia, interamente libero-muratoria, delle efferate stragi firmate dall’Isis in Europa, a partire dalla mattanza di Charlie Hebdo. In altre parole: manovalanza islamista coltivata da servizi occidentali deviati, a loro volta strumento di logge oscure, decise a fabbricare l’Uomo Nero per ottenere paura e sottomissione.

CARPEORO: ECCO IL MAGO

A lungo collaboratore di “Border Nights”, Carpeoro ha sviluppato interessanti riflessioni sul ruolo dell’arte magica (illusionistica) al servizio del peggior potere. In premessa, la nostra civiltà si sarebbe storicamente trovata di fronte a un bivio: da una parte il Magister, dall’altra il Magus (stessa origine sanscrita della radice Mg, “conoscere”). La differenza: il Magister condivide quello che sa, mentre il Magus preferisce detenerle in regime di monopolio, le sue conoscenze, che usa per manipolare gli altri.

Citando il lavoro di Noam Chomsky sui riflessi sociologici della linguistica, Carpeoro si è soffermato sull’invariabile procedura della manipolazione. Cinque step progressivi, sempre gli stessi. Astrazione, estrazione, istruzione, ostruzione, distruzione. Primo passo, l’astrazione: ti astraggo dal tuo mondo, ti spiego che è sbagliato. Poi, l’estrazione: ti porto, mentalmente, in un nuovo mondo (immaginario). E ti informo – istruzione – sulle nuove regole che dovrai seguire.

CINQUE MOSSE, SEMPRE LE STESSE

Segue la clausola-capestro, l’ostruzione: ti proibisco di tornare indietro, di evadere dalla nuova dimensione virtuale in cui sei stato trascinato, in modo accattivante, dall’eloquio del Magus. L’esito finale – la distruzione – non è che l’ovvia conseguenza del processo: quando finalmente ti accorgerai di essere stato raggirato, il mago sarà ormai lontano. Tutto proteso verso nuove platee: a cui promettere meravigliosi, magici mondi fatti solo di benessere prodigioso, di salvifica illuminazione.

È appena accaduto, un’altra volta, qualcosa del genere? Basti pensare alla smisurata ipnosi di massa alla quale siamo stati sottoposti dal 2020. L’agghiacciante “nuova normalità” fondata sulla paura, sul distanziamento sociale e sull’obbedienza cieca. Il dogma, elevato a legge: ma sulla base di leggende pseudo-scientifiche, oltre che di coercizioni post-democratiche. Stracciando libertà e diritti mediante l’esercizio spudorato del ricatto: se non obbedisci, muori.

GURU E SANTONI

Contro tutto questo, è insorta una quota importante di popolazione: lo sottolinea Lilli Goriup, introducendo una trasmissione di “Visione Tv” proprio sulla piaga dell’impalpabile manipolazione del dissenso. Argomento esaminato a fondo da Francesco Toscano con Ilaria Bifarini, Andrea Tosatto ed Enrica Perucchietti. Tema: “Guru, paraguru e santoni inquinano l’area della resistenza”. Come? Facendo ancora una volta – ne siano consapevoli o meno – lo stesso lavoro del Magus: promettere l’Età dell’Oro.

Maghetti all’opera, ancora e sempre? “Io resto a casa”, era il motto – sinistro – dell’ipnosi collettiva portata al parossismo, fino al lockdown e al coprifuoco. Dopo quasi tre anni di torture, finalmente le elezioni: indette di corsa, sotto l’ombrellone, proprio per non dare il tempo all’opposizione di organizzarsi. E che cosa hanno ripetuto, tanti novelli capipopolo, miracolati dall’improvvisa visibilità raggiunta nei panni di influencer? Sempre lo stesso comando, caro al potere: “Io resto a casa”.

IO RESTO A CASA

Risultato: oggi è la guerra a mordere. E anche grazie a loro – gli apostoli dell’astensionismo metafisico – non c’è più un solo parlamentare in grado di rappresentare la maggioranza degli italiani che, stando ai sondaggi, non approva il supporto militare fornito a Kiev, “democratura” protagonista della pulizia etnica nel Donbass. Lo scorso settembre, l’esercito degli astensionisti è cresciuto: altri quattro milioni di elettori sono “rimasti a casa”. Quanti di loro, oggi, hanno firmato per il referendum “Ripudia la guerra” promosso da Enzo Pennetta? Perché non affollano più le piazze, reclamando diritti, come facevano all’epoca dell’infame Green Pass? Dove sono finiti, tutti?

Chiedetelo al mago, magari lui ne sa qualcosa. Ragionano Bifarini e Perucchietti: il manipolatore si rivolge alla pancia del pubblico, usa l’abc della Pnl, la programmazione neuro-linguistica. Schemi veloci, senza lasciare troppo tempo al raziocinio. Le classiche leggi del marketing. Prima regola: fidelizzare il cliente, innanzitutto. Vellicare l’audience. Grandi maestri del passato, in senso tecnico: i terribili autocrati del Novecento, sapienti costruttori del culto della personalità. Pratica poi perfettamente riprodotta, in tempo di pace, dagli architetti dell’universo pubblicitario.

LO ZOO DEL DISSENSO

Uno sguardo clinico al cosiddetto dissenso, oggi, può lasciare interdetti. Un habitat composito e anche variopinto. Uno zoo umano popolato da specie diversissime: il finto oppositore, il gatekeeper, l’infiltrato. Il video-blogger che si è innamorato, come Narciso, della sua immagine riflessa sui social, tra grandinate di “like” e cuoricini. E chi magari ne approfitta per vendere amuleti, corsi, libri, talismani per tutte le stagioni. Che cosa accomuna tante espressioni così diverse? L’esito che ottengono: allontanare il pubblico dalla partecipazione democratica. Facendo felice proprio lui, il Magus, sempre al servizio del dominio.

Tra le parole d’ordine, ridonda questa: nessuna rivoluzione è possibile, se non è preceduta da una rivoluzione interiore. Ergo: tutti a casa, per il momento. Ancora? Ebbene, sì. Anche se sono vent’anni, ormai, che l’opinione pubblica occidentale diserta la scena politica: proprio come vuole la voce del padrone. L’ultima volta in cui sognò un “nuovo mondo possibile” fu a Genova, al G8 del 2001: e finì nel mondo che sappiamo, con la magia (nera) dei Black Bloc. E il funerale di Carlo Giuliani.

USCIRE DALL’IPNOSI

Da allora, “io resto a casa” è diventato il mantra vincente. Ritirarsi in un ecovillaggio tra i boschi? Nobilissima scelta individuale. Purché non si finga di credere che proprio la diserzione di massa possa avere un risultato diverso da quello che abbiamo sotto gli occhi: il trionfo del mainstream, che stravince a mani basse. A che punto siamo, nel cronoprogramma dell’alienazione? A proposito: non manca chi spera sempre nell’avvento provvidenziale del salvatore, terrestre o magari pronto a sbarcare con la sua astronave.

Tornando a Carpeoro e Chomsky: l’ostruzione è pienamente in corso. A seguire, l’ultimo passaggio inevitabile: la distruzione. E infine, oltre il tunnel: il risveglio, quello vero. Quando si scoprirà che proprio la cifra morale e spirituale è sempre stata alla base di qualsiasi eroe politico, si chiamasse Moro, Gandhi, Rabin o Mandela. Non lo smuovi, il mondo, se non sei fatto di una pasta speciale. Per riuscirci, però, hai bisogno di un aspetto decisivo: è necessario che nessuno resti a casa, mai più. O a vincere, ancora, sarà sempre lui: il tizio per il quale lavora il mago.

GIORGIO CATTANEO

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