Attenti, stanno per riprovarci: lo afferma il generale Igor Kirilov, capo della difesa chimico-batteriologica di Mosca. Dopo la scoperta dei biolaboratori nel Donbass (inutilmente segnalati all’Onu) l’alto ufficiale russo avverte: pare che gli americani si stiano preparando a ripetere uno “scherzo” su scala mondiale come quello del 2020, la cui origine allora fu comodamente attribuita ai cinesi.

Sembra fargli eco uno studio universitario statunitense, secondo cui – addirittura – un terzo delle vittime dell’operazione-Covid sarebbe stato causato dalla mancata ottemperanza delle prescrizioni sanitarie. Tradotto: guai a voi, se la prossima volta osaste riprovarci. Replay imminente, dunque? Sono in tanti a non escluderlo, vista la crisi epocale che sta investendo il sistema-dollaro a livello mondiale.

NUOVA PANDEMIA IN VISTA?

Qualcuno – i soliti noti – potrebbe ritentare la carta del terrore mediatico sulla base di illazioni pseudoscientifiche? Facciano pure, risponde in anticipo il professor Vanni Frajese: «Tre anni fa, almeno 10 milioni di italiani rifiutarono di piegarsi, pur pagando un prezzo elevatissimo». La notizia: ora quel numero è ulteriormente cresciuto. «Saremmo almeno il triplo, preso atto delle sofferenze inferte sulla base del puro delirio».

Consapevolezza e determinazione: impensabile, oggi, pretendere di infliggere vessazioni come quelle di ieri. Una quota di opinione pubblica sempre più vasta non crede più alle leggende ufficiali: la resistenza stavolta sarebbe ben più accanita. «Totale sfiducia nei vertici: ormai siamo noi, a restare in “vigile attesa”, di fronte a eventi pandemici ogni volta annunciati con una precisione quantomeno sospetta».

FRAJESE: NON LI TEMIAMO PIÙ

Quello che non hanno ancora capito – aggiunge Frajese, ripetutamente intervistato in questi giorni – è che «hanno selezionato una parte della popolazione e la stanno rendendo fortissima», dopo averla “risvegliata” avendole fatto attraversare un deserto, cioè tre anni di infamie. Le mancate cure, l’imposizione degli inutili sieri genici, l’esclusione dal lavoro e dalla vita civile: l’apartheid del Green Pass, dopo il lockdown e il coprifuoco.

«Quella però è una sofferenza che non ci ha piegato: ci ha reso estremamente forti, molto più di loro», sottolinea Frajese: «Perché non abbiamo paura di morire, non abbiamo paura di dire la verità. E non abbiamo paura di mostrare agli altri la direzione verso cui il mondo sta andando. Per cui dico: prego, venite pure, lo scontro è appena iniziato».

RESA DEI CONTI MONDIALE

Siamo entrati in un momento decisivo, una resa dei conti? Ci scommettono, tra i tanti, gli studiosi di astrologia, disciplina disconosciuta ma segretamente praticata dai vertici del potere. La loro tesi: l’ingresso di Plutone in Acquario (gennaio 2024) è una rara congiunzione di durata ventennale che, nella storia, ha sempre propiziato rivolgimenti epocali. L’ultima volta, alla fine del Settecento, coincise con le grandi rivoluzioni – americana, francese – che accelerarono l’avvento della modernità.

Suggestioni stellari a parte, basta una sguardo al mappamondo – agosto 2023 – per capire che siamo davvero di fronte a un bivio. Da una parte, il vecchio potere imperiale unipolare tenta di stringere ulteriormente la sua morsa. Dall’altra, forze poderose gli si stanno opponendo ormai a viso aperto. Massimo detonatore: la fermezza della Russia, di fronte all’aggressività Nato alle sue frontiere.

SARKOZY E TAJANI

La sensazione, non proprio piacevole, è di essere seduti sull’orlo di un vulcano. Gli ucraini sono reduci dalla controffensiva più surreale della storia: è servita ai russi per continuare a “macinare” le truppe di Kiev in un inesorabile, atroce tritacarne. Nessuna speranza, per loro: che infatti si sfogano in modo terroristico, lanciando droni contro i palazzi di Mosca.

Segnali in ordine sparso: l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy (responsabile della criminale uccisione di Gheddafi) ora si sveglia dal letargo e di colpo “scopre” che l’Europa ha un gran bisogno della Russia. Altro “risveglio” non esattamente tempestivo, quello del vicepremier italiano Tajani: un guaio, dice, aver permesso ai boia di trucidare il leader libico, facendo così precipitare l’instabilità nella regione.

IL NIGER NON TREMA

Oggi è di scena il Niger ribelle, minacciato (oltre che dai francesi) anche dai paesi leader dell’Africa Occidentale, Nigeria e Costa d’Avorio in testa: tuttora controllati dal cartello euro-atlantico, ventilano la possibilità di invadere il territorio nigerino, che ospita le miniere di uranio da cui dipende il nucleare di Parigi.

Non fanno una piega, però, le autorità militari di Niamey: sanno di avere il sostegno della Russia (la Wagner in effetti è nei paraggi). Non solo: Mali e Burkina Faso si dichiarano pronti a combattere per la libertà del Niger. Tra i video più cliccati del mese, quello del giovane presidente burkinabé: che dichiara guerra al colonialismo occidentale.

TRAORÉ: ADDIO, COLONIALISTI

Ospite del vertice di San Pietroburgo, il capitano Ibrahim Traoré non ha usato mezzi termini. I nostri ragazzi sbarcano in Europa – ha detto – perché l’Occidente ci deruba di tutto, grazie alla complicità dei leader africani suoi servi. Ora però la festa è finita: i popoli del continente nero si stanno scuotendo dal lungo sonno. Ergo: assisteremo a fuochi d’artificio anche in Africa?

La grande domanda, forse, è proprio questa: quale altro tremendo colpo di coda è lecito aspettarsi, proprio adesso, dalla piramide globalista che – per la prima volta, dopo decenni di incontrastato dominio – sta subendo ogni sorta di rovescio, in tutti i continenti? Letteralmente impressionante la migrazione verso i Brics: i tre quarti del mondo preferiscono allearsi con Russia, Cina e India.

FUGA VERSO I BRICS

Brasile e Argentina guardano ai “disallineati” come nuovo punto di riferimento geopolitico. Lo stesso Sahel, accodandosi al Sudafrica, sta scivolando verso Mosca. Ancora più preoccupante, per gli Usa, la diserzione del Golfo: gli emirati preferiscono imparare il russo. Fino all’impensabile: la stessa Arabia Saudita arriva a scendere a patti con l’Iran, grazie alla mediazione russo-cinese.

Logico, quindi, l’interrogativo: che cosa attendersi, adesso, dal dragone abbandonato dagli alleati storici (tranne gli europei, ancora al guinzaglio) e ormai assediato, sul piano economico, dal contro-potere finanziario mondiale incarnato proprio dai Brics, sotto la guida di Putin, Xi Jinping e l’indiano Modi? Scontata la prima risposta: proveranno a metterci paura, ancora e sempre. Spingendosi fin dove?

ULTIMO SHOW: LE HAWAII

Sconcertante l’esibizione mediatica dell’inferno di Maui, alle Hawaii. Corollario: l’immediato affollamento di video (dall’autenticità non verificabile) che vorrebbero mostrare l’azione di armi a energia diretta, eventualmente usate per scatenare gli incendi. Bilancio: una catastrofe innanzitutto umanitaria. Un migliaio di morti, forse, in poche ore.

Lambiccarsi il cervello sugli ipotetici laser puntati dal cielo – avverte Massimo Mazzucco – serve a due cose. Intanto, a rendere sempre più attaccabile il complottismo di maniera. E soprattutto: a non vedere la tragica realtà, che non ha bisogno di effetti speciali. I fatti parlano da soli: l’allerta mancata, i soccorritori rimasti stranamente senz’acqua, gli elettrodotti non disattivati. E la popolazione (in fuga dai roghi) fatalmente intrappolata da insensati lavori stradali.

LA BUFALA DELL’ELETTRICO

Esito nefasto, spaventoso: nuovi lutti e altro terrore, a tonnellate. Con il solito corredo di speculazioni inerenti l’ultima invenzione narrativa del mainstream, la crisi climatica: la Terra brucia perché fa troppo caldo. Greta docet: ed ecco gli imbecilli che, da noi, imbrattano monumenti e fontane. Ma i mentitori seriali non avranno vita facile all’infinito, par di capire.

In Italia, un tecnico d’eccellenza – l’ingegner Fabio Castellucci, partner dei migliori scienziati – rade al suolo il teorema dell’attuale auto elettrica: opzione impraticabile. Costi non affrontabili, vent’anni di cantieri solo per la rete di distribuzione. E zero vantaggi ecologici: perché l’aumento dei consumi elettrici richiederebbe una crescita rilevante del gas da bruciare per ottenere l’elettricità.

CLAUSER: CRISI CLIMATICA INVENTATA

Clamoroso il recente intervento pubblico del professor John Clauser, Premio Nobel per la Fisica: «Non esiste una vera crisi climatica. E il cambiamento climatico non causa eventi meteorologici estremi». Rivela Clauser: sono completamente sbagliati i calcoli alla base delle affermazioni sul cambiamento climatico.

«La cosa più patetica – sottolinea il grande fisico – è che a volte questi non sanno neanche cosa occorre per fare i calcoli corretti: è proprio la loro mancanza di conoscenza scientifica a trasformare la scienza in pseudoscienza, utile poi a promuovere obiettivi politici opportunistici, industriali, di business».

ADDOSSO A TRUMP

Come dire: la verità sta rialzando la testa, persino in Occidente. Lo conferma il successo della campagna di Robert Kennedy per le primarie negli Usa, dove intanto si cerca in ogni modo di eliminare il temutissimo Trump con la più classica operazione di macelleria mediatico-giudiziaria. La macchina del fango, stile Tangentopoli.

Giustizia a orologeria, tanto per cambiare, con una progressione calcolata. Prima la storiella ridicola della pornostar Stormy Daniels. Poi la controversa vicenda dei documenti top secret rintracciati nella residenza dell’ex presidente in Florida. A seguire: l’accusa – non dimostrabile – della sua regia nell’assalto (teatrale, inquinato) a Capitol Hill.

NEL FILM ANCHE GLI UFO

Ora siamo al clou: con una telefonata, The Donald avrebbe tentato di ribaltare l’esito elettorale in Georgia. Non mancano di humour nero, i manipolatori: c’è del puro talento, infatti, nell’accusare di brogli proprio lui, la vittima numero uno del grande raggiro: l’uomo che grazie alla frode del voto postale di massa (e dei conteggi confezionati da Dominion) nel 2020 ha perso la Casa Bianca.

Sembra di assistere a una drammatica corsa contro il tempo: come se l’élite mondialista sapesse di essere agli sgoccioli. Da qui la sua evidente, accresciuta pericolosità. Con continue aggressioni, armate dalla violenza sistematica delle peggiori menzogne. Inclusi i colpi di teatro come la recente gestione sensazionalistica del dossier Ufo.

DEMOCRAZIA CERCASI

La realtà disegna un mondo interamente in fibrillazione. A monte, un Occidente sempre più in bilico, ostaggio di un’oligarchia criminale ultra-spregiudicata, capace di tutto. Sia pure a spese del terzo mondo, fino a ieri Europa e Nord America erano state la patria del grande benessere e dell’espansione della democrazia. Da almeno vent’anni, quel film è finito: e il cittadino occidentale ha di fronte solo paure, minacce e restrizioni.

La catastrofe sanitaria – come dice giustamente Frajese – almeno a questo è servita: a far sì che milioni di persone aprissero gli occhi e smettessero di fidarsi delle fonti ufficiali. Ora siamo in mezzo al guado, in un clima di crescente incertezza. Le istituzioni italiane? Legittimate da appena metà della popolazione, sempre più scettica: l’astensionismo dilaga.

LA MELONI, ENNESIMO BLUFF

Rischia molto la stessa Giorgia Meloni, ridotta all’impotenza. Come ricorda un suo grande elettore, l’avvocato Carlo Taormina, la premier ha già tradito tutte le aspettative. E con una velocità sorprendente. Da lei solo pigolii, finora, contro le pretese dispotiche di Bruxelles. E ha pure ottenuto la cancellazione dell’Italia come interlocutore internazionale, visto l’ostentato servilismo anti-russo.

Tutto questo – in ultima analisi – contribuisce al fenomeno citato da Frajese: chi ha aperto gli occhi non li richiuderà più. Anche perché, come avrebbe detto Abraham Lincoln, puoi ingannare tutti per qualche tempo (e qualcuno anche per sempre), ma di sicuro non riuscirai a imbrogliare all’infinito tutti quanti. Cominceranno a dubitare della tua buona fede. E alla fine lo scopriranno, il trucco.

Niente è come sembra, cantava Battiato. E oggi si può aggiungere: niente sarà più come prima. Da qualche anno, la storia si è messa letteralmente a correre. Priorità assoluta, per i comuni mortali: non farsi travolgere. Non lasciarsi spaventare. E magari, scendere in campo dalla parte giusta. Smettendo di restare a casa. Perché ormai, a tutti i livelli, la posta in palio è visibile. È in gioco qualcosa di grande: la nostra libertà. La nostra stessa sopravvivenza, come cittadini, in un Occidente pericoloso e irriconoscibile.

GIORGIO CATTANEO

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