di Giulia Bertotto.

 

Con la competenza, il coraggio e il tatto umano dell’avvocato Andrea Montanari (*) abbiamo cercato di offrire un aggiornamento sulle vicende legali intorno ai profarmaci anticovid, consapevoli di trovarci di fronte, anzi dentro, a uno degli intrighi giuridici più complessi, controversi, dolorosi, eticamente sconvolgenti della storia moderna.

L’INTERVISTA ALL’AVVOCATO ANDREA MONTANARI:

Sono due le notizie di rilievo che riguardano la casa farmaceutica Astrazeneca: l’inserimento degli eventi trombotici all’interno del foglio illustrativo del vaccino anticovid Vaxzevria e la notifica ad EMA del ritiro di quest’ultimo dal mercato.

La prima è la confessione davanti ad un tribunale inglese della sussistenza di eventi avversi di carattere trombotico non indicati nelle note informative più volte revisionate e ripubblicate. Un elemento importane perché suffraga le azioni legali in corso su questo prodotto che ha avuto una sperimentazione ridotta e quindi l’impatto di effetti avversi è estremamente superiore ai dati dichiarati nei “bugiardini” e ai dati ufficiali di AIFA. La quale oltretutto ha interrotto la segnalazione di eventi avversi da oltre un anno e mezzo.

Astrazeneca ha dichiarato che la revoca di Vaxzevria è dettata da ragioni commerciali e non legate alla sicurezza del profarmaco.

Sono dell’opinione che non sia legata a ragioni commerciali come dichiarato dall’azienda ma deriva dal fatto che Astrazeneca non ha prodotto né in sede FDA per gli Usa né in sede EMA per l’Europa la documentazione che dimostri efficacia e sicurezza del composto. Soprattutto per ciò che concerne la sicurezza su soggetti affetti su soggetti autoimmuni e altri pazienti “fragili” e perché non vi è alcun dato sul rischio di cancerogenicità. Non ci sono in sostanza le condizioni giuridiche per la normativa europea per l’autorizzazione al mantenimento in commercio.

Pensa che vedremo accadere la stessa cosa per Pfizer e Moderna?

Sì, e anche a breve, entro l’estate a mio avviso. Poiché anche gli altri due colossi non possiedono gli studi validi e sufficienti a dimostrare efficacia e sicurezza dei loro profarmaci anticovid. E anche se li avessero questi studi, sarebbero un autogol clamoroso produrli perché certificherebbero che gli standard di sicurezza ed efficacia normativamente richiesti non sono stati raggiunti.

È come bruciare un’arma del delitto per evitare che risulti una prova di colpevolezza.

Esattamente. In questo momento due ricorsi italiani pendono contro la Commissione Europa e indirettamente contro le aziende Pfizer e Moderna (non contro Astrazeneca ndr), davanti all’Alta Corte di Giustizia Europea. Essi chiedono l’annullamento delle autorizzazioni definitive al commercio dei loro “vaccini” anticovid nel territorio dell’Ue. E si fondano proprio sulla mancanza di documentazione sull’efficacia e sicurezza. Il primo ricorso è stato patrocinato dai team legali di EUNOMIS e quindi dal sottoscritto e da Umanità e Ragione con l’avvocato Olga Milanese. Il secondo dall’avvocato Renate Holzeisen. Io e l’avvocato Milanese siamo in attesa di una pubblica udienza di discussione della causa.

Quindi un’azienda farmaceutica può davvero mettere in commercio un prodotto che non ha superato tutti i test di sicurezza previsti dalla legge e poi dopo anni di utilizzo dello stesso dire “Scusate ci siamo sbagliati, fermate tutto”. Ci hanno parlato di scienza, questa è davvero fantascienza giuridica ed etica.

Sì, questo è quello che accade se la legge viene distorta o forzata. La casa farmaceutica esegue i suoi trials (veri o falsi che siano), presenta la sua domanda di immissione in commercio condizionata, cosiddetta emergenziale. Questo è avvenuto nel dicembre 2020/gennaio 2021 per le tre Big Pharma. Se l’azienda ottiene le autorizzazioni il prodotto è provvisoriamente in commercio. Nel caso di questi profarmaci essi sono stati però approvati per uso compassionevole, in assenza di altri farmaci efficaci alle cure. L’«uso compassionevole» giustifica la messa in commercio di prodotti sperimentali dedicati ai “malati terminali” (ad esempio, i malati di tumore non curabile con i protocolli traduzionali). Ma sappiamo invece che per i malati di Covid c’erano molte cure. Inoltre, sui bugiardini era scritto che non c’erano dati comprovati sulla capacità di inibire la trasmissione del virus Sars-cov2 e sulla eventuale durata di tale protezione. L’uso compassionevole è stato quindi travisato e questi farmaci (a tutti gli effetti sperimentali e sperimentati su qualche miliardo di esseri umani) sono stati somministrati come farmaci preventivi.

Gli step per l’autorizzazione di un farmaco sono quindi tre: autorizzazione condizionata, autorizzazione definitiva e autorizzazione al mantenimento in commercio.

Nel caso dei profarmaci di Astrazeneca e probabilmente di Pfizer e Moderna non c’erano quindi i presupposti medici e legali per un’autorizzazione condizionata del farmaco al fine di un suo uso compassionevole. Chi sono i vostri avversari dall’altra parte dell’aula alla Corte di Giustizia UE?

Gli avvocati della Commissione Europea. La mole di lavoro da svolgere in queste cause è enorme e la forza economica che ci vede a confronto è quella che c’è nel rapporto tra un topolino ed un elefante. Ma sappiamo di avere una missione e un dovere, più grande anche delle forze di coloro che non vogliono emergano altre verità.

Di quante persone si sta occupando EUNOMIS attualmente nel settore degli effetti avversi?

Al momento abbiamo in carico in fase istruttoria preliminare o già in fase di procedimento amministrativo indennitario (Legge 210/92) di primo o secondo grado o in procedimento penale o in causa civile per danni iniziata circa sessanta gravi danneggiati o decessi post vaccino con danno parentale ai familiari delle vittime. La fase istruttoria preliminare di questi casi consiste nel recupero e nella disamina di tutti i certificati medici ottenuti in ospedali o ambulatori privati o (meglio) pubblici per dimostrare il nesso di correlazione tra vaccinazione e patologia. Devono essere preferibilmente certificazioni pubbliche. Una volta reperito, analizzato e spesso implementato questo materiale probatorio la questione diventa di competenza medico-legale e legale.

Le cause che intentate sono prevalentemente di tipo civile e amministrativo e non penale. Eppure molte persone danneggiate dai vaccini anticovid hanno subito danni psicofisici altamente invalidanti. Perché non procedere penalmente?

Perché una causa penale ha molte più complessità procedimentali e di tipo probatorio; inoltre, il processo penale richiede – perché abbia impulso – l’“avallo” della Procura interessata, mentre il processo civile e il procedimento amministrativo ex Legge 210/92 (la legge sui danni da vaccinazione e da emotrasfusione) si attivano comunque “ad impulso” dell’avvocato della parte danneggiata rappresentata. Occorre anche tenere in considerazione che le controparti dirette e/o indirette sono medici vaccinatori, AUSL, loro Assicurazioni, il Ministero della Salute e Big Pharma, queste quindi colossi del loro settore, i cui interessi sono intrecciati con quelli di alcuni vertici governativi, potentati economico-finanziari e centri di ricerca dalle medesime finanziati.

Come si procede, in seguito, concretamente?

È più realistico provare ad ottenere un indennizzo percorrendo questa strada, quella della legge 210/92, prevista proprio per coloro che hanno subito danni permanenti causati da trasfusioni o vaccinazioni obbligatorie (3 categorie di lavoratori e over 50 nel caso covid) e/o raccomandate, cioè tutto il resto della popolazione. Non si tratta in realtà di una causa ma di un procedimento amministrativo. Esso si introduce con un ricorso inviato al Dipartimento di medicina legale della Ausl o Ussl di residenza della persona danneggiata (si noti bene, non la Asl dove si è svolta la vaccinazione). Occorre agire con molta lucidità e precisione e seguire pedissequamente le indicazioni dell’avvocato e del medico legale perché sono procedimenti giuridici molto più complessi di quanto spesso si ritiene. Se ci si improvvisa è facile perdere. Per questo al momento ci risultano in Italia solo sei/sette casi di riconoscimento di assegno di invalidità per danno da vaccino da parte della Legge 210 e delle CMO, le Commissioni Medico Ospedaliere investite della decisione. Due casi sono nostri assistiti e/o comunque assistiti da nostri medici legali, partners della Associazione Edward Jenner. Poi ovviamente ci sono le cause civili vere e proprie.

Come si traduce in termini di risarcimento il riconoscimento del danno da vaccino anticovid ex Legge 210/92? E davanti al Giudice civile?

Si ricevono assegni bimestrali vita natural durante, e si va da 1700 euro a poco più di 2000 euro per ciascun assegno a bimestre. Al momento, devo dire che è importante si sappia che sempre più strutture pubbliche certificano la correlazione tra vaccino anticovid e insorgenze patologiche. SLA, pericarditi e miocarditi, trombosi, infarti, ictus, sindrome di Guillain-Barré, mieliti e varie gravi neuropatie sono tra le patologie più diffuse.

La sede della causa civile (competente quindi è il Tribunale civile) è invece quella più appropriata per richiedere i danni più importanti, slegati nella loro quantificazione dalle tabelle indennitarie della L. 210/92: qui si richiedono i danni biologici di natura psicofisica (permanenti e temporanei), i danni morali e i danni patrimoniali: questi ultimi sia per quanto concerne le spese mediche sostenute e da sostenere per curarsi, sia sul versante del cd. “danno da riduzione della capacità lavorativa” e da perdita di reddito patrimoniale”, l’invalidità permanente che incide sul lavoro soprattutto relativamente a imprenditori, lavoratori autonomi e liberi professionisti che, se in possesso di redditi medio-alti, possono ottenere risarcimenti molto elevati, che si aggiungono a quelli tipici del “danno psico-fisico e morale” alla persona.

A cosa crede sia dovuto questo cambiamento o sdoganamento del tabù?

Sicuramente la pubblicazione e la circolazione ormai incontrollabile di studi scientifici nazionali e internazionali che comprovano sempre più l’esistenza di tali effetti avversi spingono molti medici a non temere più di “esporsi” come accadeva ancora solo lo scorso anno e prima ancora. Questo aumento di studi in letteratura scientifica e la loro diffusione contribuisce ad abbattere i pregiudizi, la paura di essere definito “no vax” da parte del medico certificatore e il muro di silenzio.

Di cattive notizie ne abbiamo per scrivere altri mille articoli, a cominciare dal fatto che prodotti che venivano dichiarati dagli organi competenti della Scienza e della Nazione “assolutamente sicuri” non lo erano affatto. Ma una buona notizia c’è. Ed è quella che i danni da vaccino anticovid possono essere riconosciuti e le persone danneggiate possono trovare assistenza e una qualche forma di giustizia.

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Andrea Montanari

(*) Andrea Montanari è avvocato del Foro di Bologna, presidente e fondatore dell’associazione EUNOMIS che si occupa di tutela dei Diritti e Libertà Fondamentali, responsabile del Dipartimento Legale della Società Italiana di Medicina di cui ha fondato il Comitato Giuridico-Scientifico, di cui è coordinatore. Come professionista è titolare dello Studio legale Laeta ius di Bologna. Vanta 30 anni di attività e esperienza professionale nel campo giuridico del diritto alla salute e del diritto sanitario e nei casi di mal practice sanitaria.

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