Il Wuhan Institute of Virology (WIV) ha il diritto di far cancellare a un laboratorio statunitense partner tutti i dati derivanti dal loro lavoro in collaborazione, come rivela un documento legale.

Un protocollo (MOU) di cooperazione, firmato tra il laboratorio di Wuhan e il Galveston National Laboratory presso l’Università del Texas Medical Branch, rende obbligatorio per ciascuno dei due laboratori di eliminare “file segreti” o altri materiali su richiesta dell’altra parte.

“La parte ha il diritto di chiedere all’altra di distruggere e/o restituire i file segreti, i materiali e le attrezzature senza fare alcun backup“, secondo quanto affermato dal documento (MOU) ottenuto da US Right to Know, un gruppo di ricerca investigativa senza scopo di lucro che si occupa di salute pubblica, attraverso una richiesta fatta attraverso il freedom of information act, il cosiddetto FOIA.

Il MOU si è concentrato sulla promozione della cooperazione di ricerca e formazione tra i due laboratori. È stato firmato nel 2017 e rimane in vigore fino all’ottobre del 2022. Tuttavia, i termini di riservatezza rimarrebbero vincolanti anche dopo la scadenza della durata di cinque anni dell’accordo, come si legge nelle pagine a disposizione.

Il documento prosegue definendo più in dettaglio quali materiali debbano essere trattati come “riservati”, ovvero ricadono in questa categoria potenzialmente tutti i documenti e i dati di qualsiasi collaborazione soggetti a richiesta di eliminazione.

“Tutti i documenti ed i materiali di cooperazione e scambio devono essere trattati come informazioni riservate da entrambe le parti”, afferma il MOU.

Il WIV è stato al centro di enormi polemiche a causa della crescente speculazione che il virus che causa il COVID-19, che ad ora ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo, possa essere fuoriuscito proprio da quella struttura. Il laboratorio ha negato più volte queste accuse, ma Pechino ha impedito che gli investigatori internazionali avessero accesso a dati e documenti della struttura, impedendo così qualsiasi indagine significativa sulla questione.

Il WIV e il Galveston National Laboratory hanno poi formalmente dichiarato la loro partnership per l’anno successivo al fine di “snellire le future collaborazioni scientifiche e meramente operative sui patogeni pericolosi“, secondo un annuncio congiunto fatto sulla rivista Science.

Gli esperti hanno affermato che i termini del MOU riguardanti la rimozione dei dati sollevano molti dubbi e possono potenzialmente costituire una violazione della legge.

“La clausola è francamente una bomba”, ha detto a Right to Know Reuben Guttman, un partner di Guttman, Buschner & Brooks PLLC, che sorveglia l’integrità dei programmi governativi. “Ogni volta che si tratta di un ente pubblico, avrei non poche difficoltà a distruggerne i documenti”.

“Non si può semplicemente dire che volenti o nolenti, ‘beh, i cinesi possono dirci quando distruggere un documento’. Non funziona così”, ha aggiunto. “Ci deve essere un protocollo ben preciso da seguire“.

Christopher Smith, portavoce dell’Università del Texas Medical Branch (UTMB), ha dichiarato a Right to Know che il laboratorio è stato “costruito dal National Institutes of Health come aiuto nella lotta alle minacce alla salute globale“.

In qualità di entità finanziata dal governo, UTMB è tenuta a rispettare gli obblighi di legge sull’informazione pubblica applicabili, inclusa la conservazione di tutta la documentazione delle sue ricerche e dei risultati”.

The Epoch Times ha quindi contattato l’UTMB e il laboratorio.

SOTTO ESAME

Il Galveston National Laboratory è uno dei due laboratori di biosicurezza di più alto livello con sede a livello universitario finanziati dal governo federale negli Stati Uniti. Ha iniziato a collaborare con il WIV nel 2013, una cooperazione che prevede la formazione di scienziati WIV e la conduzione di programmi di ricerca congiunti. L’allora direttore del laboratorio di Galveston James Le Duc, che si è ritirato l’anno scorso, ha fatto diversi viaggi nel corso degli anni al WIV.

Il laboratorio di Galveston è stato anche tra i primi al mondo a ricevere campioni di SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19) dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, quasi tre settimane dopo che Le Duc aveva esortato i suoi omologhi cinesi a condividere il materiale.

Le rivelazioni contenute nel MOU del 2017 sembrano contraddire le affermazioni degli scienziati del WIV secondo cui non avrebbero mai cancellato le informazioni critiche sulla ricerca.

La virologa cinese Shi Zhengli, che dirige il Center for Emerging Infectious Diseases presso il WIV, ha definito le accuse secondo cui il suo laboratorio avrebbe cancellato tali dati come “infondati e aberranti”.

“Anche se dessimo loro tutti i documenti, direbbero comunque che abbiamo nascosto qualcosa o abbiamo distrutto delle prove”, ha detto in un’intervista di febbraio al MIT Technology Review.

Nel settembre 2019, mesi prima che molti dei suoi ricercatori si ammalassero con sintomi simili al COVID, la struttura ha messo offline il suo database principale di campioni di virus.

Anche gli standard di sicurezza del laboratorio di Wuhan hanno attirato l’attenzione da quando la pandemia é scoppiata. I filmati del 2017 hanno infatti mostrato che alcuni ricercatori della struttura stavano nutrendo un pipistrello con indosso solo guanti chirurgici e almeno uno dei ricercatori indossava solo un paio di occhiali normali e una maschera chirurgica quando era fuori a raccogliere campioni di pipistrelli.

Nell’aprile 2020, il Dipartimento dell’Istruzione ha lanciato un’indagine sui legami tra il Galveston National Laboratory con il laboratorio di Wuhan. The Epoch Times ha contattato il dipartimento in merito per un commento.

Nello stesso mese, Le Duc aveva chiesto a Shi di rivedere una bozza di briefing che aveva preparato per l’università e il personale del Congresso che indagavano sulla questione.

“Si prega di esaminare attentamente e apportare le modifiche desiderate. Voglio che questo sia il più accurato possibile e certamente non voglio travisare nessuno dei tuoi preziosi contributi“, ha scritto in una e-mail a Shi che Right to Know ha ottenuto. Shi un giorno prima ha rifiutato di parlare con Le Duc al telefono “per la situazione complicata“, ma ha insistito sul fatto che il virus “non è uscito dal nostro laboratorio o da qualsiasi altro laboratorio“.

Smith, direttore delle relazioni con i media dell’UTMB, aveva detto al gruppo investigativo che “le informazioni che il dottor Le Duc voleva che la dottoressa Shi esaminasse erano relative ad una descrizione della sua ricerca sui coronavirus”.

Tuttavia, quando si é trovato a scambiarsi opinioni con colleghi, Le Duc ha più volte riconosciuto come possibile fonte della pandemia la fuoriuscita da un laboratorio dovuta ad un incidente.

“È certamente possibile che un incidente di laboratorio sia stato la fonte dell’epidemia e sono anche d’accordo sul fatto che non possiamo fidarci del governo cinese“, ha scritto il 10 aprile 2020, secondo un’altra email ottenuta dal gruppo.

Di Tyler Durden, traduzione Martina Giuntoli

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