Associazione IppocrateOrg: un ritorno alla Medicina?

Questi quasi due anni covidiani hanno visto l’affermarsi di un biopotere basato anche su “esperti certificati” che hanno dominato la scena mediatica con una abilità non comune. Trattandosi spesso di medici e di professionisti della medicina, quindi di persone che dovrebbero avere più familiarità con corsie di ospedali, ammalati bisogni di cure e laboratori, questa loro improvvisa bravura nel gestire i media fa nascere il sospetto che ci sia una squadra di spin doctor che li segue. È davvero così? Non lo sapremo mai, molto probabilmente ma non dovremmo stupirci di aver intuito la verità.

L’esistenza di un fronte così compatto e agguerrito non ha impedito il nascere di esperienze opposte e il diffondersi di idee non conformi alla narrazione corrente. Non solo si sono visti ed uditi medici e scienziati contestare quello che gli “esperti certificati” dicevano in continuazione ma non ha avuto alcun successo la valanga di fango che ha cercato di sommergere personaggi del calibro di Luc Montagnier e Robert Malone.

Alcuni medici italiani si sono decisamente rifiutati di seguire le indicazioni del Ministero della Sanità italiano, rifiutando quindi la tristemente nota “tachipirina e vigile attesa” e hanno invece visitato i pazienti (anche casa per casa) somministrando i farmaci proibiti. Molte vite sono state salvate e benché attaccati apertamente, questi medici non sono mai stati denunciati e portati in tribunale. Una cosa curiosa, se ci si pensa un attimo.

Associazione IppocrateOrg, fondata dall’italiano Mauro Rango, fa parte di questo tipo di esperienze, opposte alla narrativa corrente ma che tuttavia hanno salvato migliaia di vite umane, italiane e straniere.

I lettori potranno quindi leggere nelle risposte di Rango un approccio diverso e più umano alla pandemia che ancora ci affligge.

1) Può spiegarci come è nata Associazione IppocrateOrg e perché vi siete dati proprio questo nome?

R) Siamo nati come Movimento spontaneo, prima che come Associazione. Il tutto è iniziato in un giorno che ormai sembra lontanissimo ed invece è trascorso solo poco più di un anno da quando, il 4 maggio 2020, disperato per quanto vedevo succedere nel mio Paese d’origine, l’Italia, ho affidato un messaggio a WhatsApp. Un messaggio in una bottiglia, con la speranza che qualcuno lo raccogliesse. Vivo in una piccola isola della Repubblica di Mauritius dove mi sono sempre occupato, collaborando con il Governo locale, di diritto alla salute. Il Covid da noi si era appena affacciato ma era stato subito debellato usando Idrossiclorochina ed azitromicina.

Seguivo con stupore, con rabbia ed impotenza ciò che invece stava avvenendo in Italia, decine di migliaia di persone morivano senza cure o con terapie sbagliate, gente lasciata sola nella malattia, senza assistenza medica e senza terapia valida.

Avevo provato in ogni modo a contattare in Italia il Ministero della salute, forze politiche, chiunque fosse in grado di cambiare le cose ricevendo la giusta informazione e sapendo che le cure c’erano. Vani i miei tentativi, nessuno ha mai risposto. Ho così, in un ultimo atto disperato, scritto tutto questo su un messaggio WhatsApp e l’ho inviato ad una quarantina di persone, i miei contatti, sperando che qualcuno leggesse. Non mi aspettavo neanche io quello che poi è successo.

I messaggi di risposta sono arrivati, uno dopo l’altro, e così le mail e così le telefonate. Sono arrivati In poche ore! Migliaia di persone mi hanno risposto, chi curioso, chi titubante, chi felice di trovare uno spiraglio, una via di uscita da un incubo. Questo messaggio che parlava di cure e di vita era diventato virale in un Paese che parlava solo di morte.

Neanche io mi aspettavo che quel mio messaggio, nato da un atto di disperazione potesse arrivare a coinvolgere così tante persone. Da lì scambi di messaggi, telefonate, tutti avevano l’esigenza di parlare, di trovare punti di vista comuni. Con alcuni il rapporto è andato stringendosi, si sono messi a fuoco ideali comuni, necessità comuni ed è emersa sempre più chiara l’idea di non lasciare tutto questo limitato a scambi di parole ed opinioni ma trasformarlo in qualcosa di strutturato, operativo, concreto. Qualcosa che avesse una propria identità e raccogliesse al suo interno persone, anche completamente diverse, ma con la stessa finalità, restituire all’essere umano la sua centralità ed il suo diritto naturale alla salute, al benessere e fuori da logiche di controllo dettate da forti poteri ed interessi economici. Così è nato il Movimento, così è nata la fitta rete di comunicazione che ci unisce, così è nato Associazione IppocrateOrg che, dopo un anno dalla sua apparizione pubblica con il sito IppocrateOrgOrg.org è divenuto Associazione Internazionale e raccoglie al suo interno migliaia di persone da tutto il mondo.

La scelta del nome è stata naturale, scontata, era nei miei pensieri e nei miei sogni di ragazzo: chi più di IppocrateOrg può incarnare il concetto di etica medica, di impegno a favore della vita, di rispetto dell’uomo e delle leggi naturali. Il suo “primum non nocere” ne è la massima espressione.

2) È un’esperienza puramente italiana o esiste anche in altre parti del mondo?

R) Associazione IppocrateOrg è un movimento internazionale, presente ormai in vari Paesi del mondo e in quasi tutti i Continenti: Europa, Asia, America del Sud e Centro Nord, Africa. Persino negli Emirati Arabi Uniti abbiamo una nostra rappresentanza. Il Servizio di Assistenza per malati Covid ha la sua maggiore espressione in Italia, ma è attivo con medici locali anche in altri Paesi, soprattutto in Sud America e India. Altrove sono i nostri stessi medici italiani che aiutano gli ammalati di Covid, a volte trovando collaborazione proprio in medici locali.

3) Voi avete sviluppato un protocollo anti-COVID alternativo a quello del ministero della sanità. Ho inteso bene? 

R) Non direi questo. Piuttosto direi che il Ministero della Sanità non ha sviluppato alcun protocollo. Riguardo alle terapie domiciliari la Sanità mondiale propone la vigile attesa. Non si è mai assistito nella storia della medicina alla “vigile attesa” all’insorgenza di una malattia con sviluppo di aspetti infiammatori anche letali. Se la vigile attesa può avere un senso nei soggetti giovani che comunque di Covid non muoiono non ha, invece, alcun senso nei soggetti a rischio perché gravati da altre patologie che sappiamo mettere a rischio la vita del paziente. In questo caso è necessario intervenire subito: in prima fase di malattia (fase della replicazione virale) con Ivermectina e Azitromicina e nella seconda fase della malattia (fase infiammatoria avanzata) con corticosteroidi e enoxaparina. Utilizzando i giusti farmaci, ai giusti dosaggi e nei tempi previsti si arriva sempre al risultato di sconfiggere la patologia e di una ripresa del paziente in tempi brevi.

4) Visitate casa per casa gli ammalati COVID?

R) No. Non visitiamo a domicilio ma in telemedicina.

5) Quanti sono i guariti tra gli ammalati che si sono affidati a voi?

R) Su 60.000 pazienti trattati abbiamo sofferto 9 decessi.

7) È normale che nel corso di un’emergenza pandemica vi siano farmaci “proibiti” e autopsie scoraggiate?

R) Non è normale. È pura follia.

8) Quale è la vostra opinione sul “Green Pass”?

R) Riteniamo che il Green Pass sia ai fini del contenimento della epidemia assolutamente inutile, soprattutto quando lo riferiamo a persone vaccinate, infatti questo vaccino non blocca infezione e contagio e dunque la diffusione del virus. Le persone vaccinate sono portatrici del virus, possono ammalarsi e fare ammalare altri, vaccinati e non. Il green pass genera una falsa illusione di immunità.

9) Un’ultima domanda: perché la maggior parte dei medici non agisce come voi?

R) Bisognerebbe chiederlo a loro. Di certo seguire le indicazioni del Ministero della Sanità è più comodo e mette al riparo dalle ritorsioni.

COSTANTINO CEOLDO

Note

Video intervista con Laura Campanelli, responsabile delle Risorse Umane per IppocrateOrg:

https://rumble.com/vn8j0d-intervista-ad-associazione-ippocrateorg.html

https://disk.yandex.com/i/-zsdjY4XMWzMwQ

 

 

 

 

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