Il matrimonio tra Julian Assange e Stella Moris è, realisticamente, la sinossi della travagliata vicenda  dell’ attivista australiano che dall’11 aprile 2019 è recluso presso la  prigione di massima sicurezza Belmarsh , nel Regno Unito, con le accusa di violazione della libertà su cauzione in conseguenza a presunte accuse di stupro in Svezia (poco dopo archiviate), ma anche, soprattutto,  in relazione ad una sopraggiunta richiesta di estradizione fatta dagli Stati Uniti d’America per le accuse di cospirazione e spionaggio, in merito alla diffusione di dati attraverso il sito web “Wikileaks”.

La cerimonia si è svolta durante l’ora di visita ai detenuti ed erano presenti, oltre ai due testimoni degli sposi, due guardie: nessun giornalista è stato ammesso, “per evitare che la gente veda il volto umano di  Assange”, ha dichiarato alla stampa la Moris.
I due, genitori di due figli, concepiti durante l’ esilio forzato dell’uomo, durato ben sette anni, dentro l’ ambasciata ecuadoriana, si erano conosciuti nel 2011, quando la donna faceva parte della squadra di legali che si occupava del caso.

La sposa, di origine sudafricana, che ha vissuto  in Svezia ma oggi  vive nel Regno Unito dove si batte per la scarcerazione del compagno, ha dichiarato in un’intervista di sentirsi “come sulle montagne russe, molto felice e molto triste” dopo la cerimonia, a cui hanno partecipato quattro ospiti, due testimoni e due guardie: al termine ha dovuto lasciare la prigione e tagliare la torta da sola, mentre Assange è rimasto dentro.

“E’ stato un momento sconvolgente, dice, ma era anche pieno di speranza, perché in realtà non ero sola”, alludendo alle migliaia di manifestazioni di solidarietà e di sostegno da tutto il mondo: ma anche dalle centinaia di persone che hanno portato, fiori, champagne, cartoline di auguri, e piume bianche a Belmarsh e ai sostenitori di  Melbourne che si sono vestiti con abiti da cerimonia come se fossero realmente presenti  al matrimonio. 

Mai come adesso  attuale, la figura di Julian Assange, in quanto, ricordiamolo, la divulgazione di numerose mail di Hillary Clinton inviate dal suo server  privato quando ricopriva il ruolo di Segretario di Stato, dimostrò il coinvolgimento dell’Arabia Saudita e del Qatar  alla formazione dello Stato Islamico della Siria e dell’Iraq (ISIS) e denunciando “una vera e propria follia maccartista contro la Russia”, a pochi mesi dalle elezioni americane del 2016, che videro poi trionfare Donald Trump.

Una bella pagina dai contorni pastello quella del matrimonio dei due, un bel giorno che però deve fare i conti con i 175 anni che rischierebbe il “cripto-attivista” – come lui si è definito- in caso di effettiva estradizione negli Stati Uniti, dov’è accusato di accuse di cospirazione e spionaggio.

ANTONIO ALBANESE

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