Arriva lo stato di emergenza permanente. Ovvero, siamo ufficialmente in regime totalitario

Sullo Stato di Emergenza, come ho già detto un’altra volta, non mi azzardo a dire che abbiamo deciso niente, un mese prima della scadenza, altrimenti il prof. Cassese mi sgrida. Però la domanda che bisogna porsi è: a noi cosa interessa, prolungare l’emergenza o avere a disposizione tutta la struttura di vaccinazione, ospedalizzazione, di mobilitazione sanitaria, di controlli ecc che ci ha permesso finora di affrontare l’emergenza? Io credo che la risposta sia la seconda, per cui la strada di buonsenso è quella di chiedersi se è possibile mantenere questa struttura senza necessariamente promulgare un altro stato di emergenza. Però non lo so se questo è possibile, lo vedremo. Mario Draghi

La giornata di ieri è stata storica per due ragioni: la prima è l’avvio ufficiale dell’apartheid in Italia. E no, non è un “apartheid sanitario” come qualcuno si ostina a definirlo; è proprio un apartheid tout court, che circoscrive la libertà dei non vaccinati (o dei “poco vaccinati”, a breve) su tutti gli aspetti della vita. E anche in senso restrittivo rispetto ad esempio all’apartheid sudafricano, dove alla gente di colore erano almeno garantiti i bus riservati, mentre qui l’unica opzione è andare a piedi.

La seconda ragione è la ricerca del cavillo per giustificare la permanenza ad oltranza del regime totalitario sanitario. Le affermazioni di Draghi infatti non lasciano spazio a dubbi: proviamo a tradurle?

Sullo stato di emergenza non dico altro perché decideremo in zona Cesarini in modo che nessuno abbia tempo di opporsi. Il professor Cassese sta collaborando col governo sull’argomento. In fin dei conti non ci serve uno Stato di Emergenza “ufficiale”, purché si riesca con qualche cavillo a tenere in piedi tutta la struttura che in questo momento comanda in Italia al posto delle istituzioni: il CTS, la cabina di regia, i superpoteri a Figliuolo. Se troveremo il cavillo, non rinnoveremo lo Stato di Emergenza in modo che possiate sentirvi finalmente “liberi” ma senza esserlo. Vi faremo sapere all’ultimo secondo come sempre.

Se questo dovesse accadere, ed accadrà, sarà ufficialmente la fine della Repubblica parlamentare. La Costituzione, scudo di carta che ci protegge solo a patto che qualcuno la faccia valere (la magistratura? la Corte Costituzionale? il Quirinale? mai pervenuti finora) farà la fine di tutti gli scudi di carta di fronte ad un esercito in armi: crivellata di colpi e a brandelli. L’aula sorda e grigia ridotta a bivacco di manipoli, un Parlamento dove ieri si è assistito al pietoso spettacolo di una deputata costretta a parlare dalla piccionaia perché “non vaccinata” e per giunta silenziata con disprezzo dalla Presidenza.

Le istituzioni repubblicane e democratiche sono finite: chiunque osi alzare la testa, quei pochi, infangati dai media finché non si decidono a stare zitti; un governo che mantiene a oltranza poteri speciali, delegati poi prudentemente a strutture opache di yes man di cui si sa poco o nulla. Questa è la sorte del nostro Paese, nell’indifferenza dei lemmings che corrono all’hub perché “non voglio problemi”. Fino alla trentesima dose.

DEBORA BILLI

Debora Billi

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