Altro giro, altro regalo. Una circolare del ministro Speranza dà il via alla quarta dose di vaccino Covid, pudicamente chiamata “seconda dose booster”.

Il ministro non ha neppure atteso i vaccini in corso di elucubrazione affinché siano adatti alle nuove varianti ora all’esame dell’UE che, per autorizzarli, non chiederà i dati sugli studi clinici. E’ già chiara la prospettiva di spingere in ottobre la quinta dose, anzi il terzo booster, con i vaccini aggiornati.

Ora l’Italia letteralmente trabocca di dosi di vaccini Covid, profumatamente pagati con soldi pubblici. Nessuno li vuole, come dimostra lo scarso entusiasmo fin qui mostrato rispetto alla terza dose: l’ha fatta il 67% degli italiani anche se fino a pochi mesi fa era indispensabile per avere il super green pass, l’unico in grado di aprire le porte del mondo.

Secondo dati tedeschi il 4-5% dei vaccinati ha effetti avversi che richiedono l’intervento di un medico. Omicron può sfuggire alla quarta dose e a morire sono i vaccinati fragili, non i cosiddetti no vax.

In questo momento i 60 milioni di italiani, neonati compresi, hanno a loro disposizione 48 milioni di dosi, di cui 3,3 milioni in scadenza ad agosto, con tutto che a fine maggio l’AIFA, Agenzia Italiana per il Farmaco, ha prorogato di tre mesi la scadenza dei preparati Pfizer.

Se in autunno davvero arriverà una nuova versione del vaccino Covid, i 48 milioni di dosi ora giacenti possono evitare il bidone della spazzatura solo praticando terza e quarta dose a tappeto. Per il momento, la circolare del ministro Speranza offre la quarta dose solo agli over 60, senza obbligo di accettazione. Ma chissà che non diventi di fatto obbligatoria per tutti, magari a cominciare dai medici anche se perfino gli ordini professionali ultimamente hanno cominciato a mostrarsi talvolta assai poco entusiasti.

Se anche consentisse di svuotare i magazzini, la quarta dose somministrata urbi et orbi non esaurirebbe i vaccini Covid acquistati dall’Italia. E nemmeno li esaurirebbe la quinta. Secondo la ricostruzione effettuata tre settimane fa dalla trasmissione televisiva Report, per i 60 milioni di italiani (neonati compresi) sono stati acquistati 318 milioni di dosi: 138 milioni nel 2021 e altri 180  nel 2022.

Una parte dei vaccini – Report non ha specificato quanti – è stata donata a Paesi poveri quando erano così vicini alla scadenza da risultare di fatto inutilizzabili. Un modo per farli buttare via da qualcun altro, insomma. E’ un vizio europeo, e non solo italiano.

I prezzi dei vaccini non sono pubblici. La Commissione Europea ha negoziato per conto degli Stati membri con le case farmaceutiche e ha mantenuto i contratti segreti. Secondo i calcoli di Report, l’Italia ha speso 2,5 miliardi all’anno per i vaccini Covid. Quanto servirebbero, quei soldi, alla sanità pubblica…

La bulimia vaccinale italiana si inquadra in quella dell’Unione Europea: 4,2 miliardi di dosi per 447 milioni di abitanti. Alcuni Stati UE non vogliono più ritirare e pagare quelli in eccesso, anche se ben difficilmente le case farmaceutiche consentiranno mai di stracciare i contratti che tengono in loro pugno. Ci sarà mai qualcuno che vorrà posare una lente di ingrandimento su tutto questo enorme fiume di denaro?

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

 

 

 

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