“In questo film non ci sono buoni, ma solo cattivi e cattivissimi”. Questa citazione da un noto film di Almodòvar è perfetta per riassumere l’infinita telenovela sulle concessioni balneari in Italia, che va avanti ormai da più di 10 anni.

E’ dal 2006, anno della direttiva Bolkestein che ha imposto di applicare regole di mercato libere ai servizi e di mettere a bando anche le concessioni tra cui quelle di stabilimenti balneari e ambulanti, che le nostre spiagge sono nel mirino di Bruxelles.

Nel 2016 la Corte di Giustizia UE ha condannato l’Italia per il mancato rispetto delle norme europee sul mercato unico e la concorrenza e nel 2020 la Commissione Europea ha avviato una nuova procedura e minaccia sanzioni economiche se l’Italia non uniformerà il proprio diritto alle imposizioni degli euroburocrati. Nonostante la condanna della Corte, infatti, le autorizzazioni vigenti sono state prorogate fino alla fine del 2033 ed è stato vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute.

E’ senza dubbio vero che in Italia un partimonio pubblico di grande valore, come le spiagge, viene concesso in maniera quasi feudale a famiglie inamovibili che gestiscono questo lucroso business da generazioni, e con  prezzi di concessione semplicemente ridicoli. Sono circa 30.000 le concessioni demaniali marittime, e il canone medio è di 2500 euro all’anno. Se infatti l’affitto di sdraio e lettini sulle nostre coste è decisamente salato l’affitto delle spiagge per i gestori è praticamente un regalo. Alcuni casi sono particolarmente scandalosi; in Costa Smeralda nel comune di Arzachena le 59 concessioni costano ai gestori una media di 322 euro all’anno per ciascuno, meno di quanto costi l’affitto per un giorno di un ombrellone con due lettini negli stessi stabilimenti.

Neppure Draghi ha voluto toccare le concessioni, escludendole dal decreto concorrenza e facendo infuriare Bruxelles, più per le pressioni politiche dei partiti, specie di centrodestra, su un tema in grado di spostare decine di migliaia di voti e svariati miliardi di euro.

Se da un lato dunque c’è e continua ad esserci la volontà di regalare o quasi un pezzo del nostro patrimonio pubblico a 30 mila famiglie italiane, dall’altro c’è la solita Unione Europea, che dietro il dogma della concorrenza punta a cancellare i leciti interessi nazionali a favore delle grandi multinazionali. Se infatti le concessioni fossero messe all’asta è facile immaginare come i grandi gruppi europei e globali farebbero man bassa.

Le nostre infrastrutture strategiche, fisiche e tecnologiche, sono state già in buona parte acquisite da grandi gruppi stranieri (anche la ministra dell’interno ha recentemente scoperto che l’azionista di maggioranza del porto di Trieste è il porto di Amburgo in Germania), e a molti piacerebbe prendersi anche le nostre spiagge.

Difendere l’italianità delle nostre coste è cosa buona e giusta, regalarle ai soliti “amici degli amici” però lo è molto meno.

ARNALDO VITANGELI

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