La compagnia svedese Oumph! aveva offerto un piatto speciale nel suo menù senza carne per la festività di Halloween. E pochi giorni fa il piatto ha vinto un premio, anzi un super premio: ovvero nuovo prodotto vegano dell’anno, il Silver Lion a Cannes, Francia.

La ricetta é vero, é assolutamente meat-free, e quindi non contiene nemmeno una singola oncia di carne, adatta a tutti coloro che hanno deciso di allontanare la proteina animale dal loro gusto, dal loro stomaco, dai loro pensieri.

E si tratta di un burger, un normalissimo burger vegano, come tanti ve ne sono in commercio ormai a livello internazionale da anni.

“Beh che mai avrà così di strano?”, direte. D’altra parte ormai di svizzerine a base di soia o glutine (o altra fonte proteica vegetale) ve ne sono in ogni menù vegano che si rispetti, ristorante di gran lusso o fast food che sia.

E’ un burger vegano, vero, ma ha una ricetta segreta fatta di spezie, proteine e funghi, ma è il suo gusto ad essere fuori dalla norma.

Sa di carne umana.

C’é chi é pronto a giurare che il gusto e gli aromi siano bilanciati perfettamente, in un connubio che ricorda esattamente il meglio che una bistecca umana possa offrire al palato più esigente.

Ma perché una persona che non mangia nemmeno carne animale, che sia una cotoletta di pollo o una coscia di coniglio, dovrebbe voler assaggiare un burger che sa di essere umano? E come mai i produttori del burger dovrebbero essere in grado di sapere che il sapore del burger che producono sia copia perfetta e fedele della carne umana?

Gli stessi produttori, che ci dicono anche che nessun umano é rimasto leso in seguito ai loro test fatti per analizzare gusto e composizione della carne umana, vorrebbero farci stare tranquilli, come nei migliori film di Hollywood. Ma, a dirla tutta, onestamente così non é.

E vediamo perché:

  • Chi dice di imitare la carne umana molto probabilmente sa di cosa sta parlando. Non esiste nessuno al mondo che possa vantarsi di replicare la carne umana, se non ne conosce direttamente o indirettamente il gusto. Basti pensare alla carne bovina o avicola. Chi assaggia i prodotti vegani per valutarne la similarità con le carni più comuni in commercio deve avere almeno un’idea di massima di cosa sta facendo. Quindi, chi l’ha prodotta, in un modo o in un altro, necessariamente deve conoscere quel gusto proibito, seppur non confessando apertamente le proprie fonti. Che sia un assaggiatore, o altro, qualcuno molto probabilmente lavorerà per loro al fine di contribuire al mantenimento della qualità del prodotto ed al suo continuo miglioramento. Chi, un cannibale in libertà? Un cannibale in galera? Oppure un amico di un cannibale? Non ci é dato sapere. Ma pensiamoci e seriamente. Sicuri di voler provare?
  • Chi dice di essere vegano ma poi assaggia con voracità e viziosa curiosità un prodotto che sa di carne, e soprattutto di carne umana, ha un atteggiamento per lo meno ipocrita. Sostiene di non volersi cibare di carne per non infliggere dolore ad una specie vivente, ma poi non ci pensa due volte a gustare quanto di meglio la sua stessa specie ha da offrire. “Non mi date nulla che sia simile alla carne animale, mi raccomando!”, si sente dire, ma poi il vegano liberal-chic di fronte alla specialità cannibale cade e non sa trattenersi. Non é che la sua é una forma d’odio rivolto semplicemente ad i suoi simili?
  • Che messaggio desiderano darci i produttori del burger speciale? Gli animali non si toccano, ma degli umani possiamo fare tranquillamente a meno? E’ così che i poteri forti della nuova era desiderano che la nuova società si orienti e si evolva? Meno umani abbiamo, meglio é? Chissà che poi qualcuno a provare il burger non si convinca di voler provare la carne vera, così magari aiuta anche con l’agenda di depopolamento, in una sorta di mondo allo stadio zombie.

A parte i più grandi sostenitori di Oumph!, infatti tutti gli altri che hanno commentato la novità culinaria su Instagram e sugli altri social hanno espresso grandi dubbi sulla serietà della compagnia e non si sono nemmeno vergognati di chiedere apertamente se l’azienda alimentare abbia una divisione cannibale al suo interno ed eventualmente chi vi lavori.

Inoltre, parliamoci chiaro. Quando si studia un nuovo sapore, si pensa sempre a qualcosa di commestibile, qualcosa che rientri nella possibile dieta del cliente. Non si é mai pensato infatti ad un alternativa vegana dal sapore di plastica o di sasso.

Se si é introdotto questo nuovo gusto, sia anche per l’edizione speciale di Halloween, in un modo o in un altro probabilmente si desidera che questa idea si sedimenti e maturi nella mente della gente. Ed é magari così che vogliono che vada.

La pubblicità  del prodotto non lascia dubbi. Solo i coraggiosi la provano. Sono pochi a osare. Ma chi osa é un grande.

Una nuova forma di coraggio, quindi, prende forma. E se questo é quello che intendono per coraggio, contenti loro….

MARTINA GIUNTOLI

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