Il procuratore generale del Missouri, Eric Schmitt, ha rilasciato le trascrizioni della deposizione di Anthony Fauci risalente al 23 novembre 2022.

Come ricorderete, lo Stato del Missouri e lo Stato della Louisiana avevano avviato un’azione legale contro il governo federale e l’amministrazione Biden, accusandoli entrambi di aver contribuito, insieme a Facebook e Twitter, a censurare l’opinione pubblica in occasione della pandemia.

Di fatto il governo e i media erano stati apertamente accusati di aver violato il Primo Emendamento della Costituzione statunitense.

Il procuratore generale Schmitt ha dichiarato in quella occasione:

Mi auguro che molti leggano quanto affermato dal dott.Fauci in udienza così da capire esattamente come lui stesso ha agito. Si capirà come il regime del Covid ha distrutto vite e attività commerciali.

Il procuratore generale della Louisiana, Landry, ha poi sostenuto il collega affermando:

Di fatto la deposizione di Fauci ha solo confermato ciò che già sapevamo. Ovvero, i burocrati federali in associazione con le compagnie dei social media controllano non solo cosa si pensa, ma anche quello che si dice. Mai in nessun periodo storico è stato più chiaro che la crisi da Covid-19, crisi durante la quale sono state usate tutte le possibili strategie di ingegneria sociale, non nasce per limitare l’esposizione della gente ad un virus, quanto per limitare l’esposizione ad informazioni che contrastavano con la narrativa governativa.

Ecco i punti salienti dunque della deposizione di Anthony Fauci, una lunga dichiarazione fatta di “non so” o “non ricordo”, espressioni presenti ben 147 volte nel corso dell’udienza, come dichiara Schmitt in un post su Twitter.

Vedremo che l’amnesia sarà direttamente proporzionale alla precisione delle domande poste in udienza. Più le questioni saranno chiare e dirette, più Fauci dirà di non ricordare.

Non solo. Spesso Fauci affermerà una cosa e smentirà quanto detto subito dopo, in un continuo oscillare tra menzogna e contraddizione.

La prima questione sono i rapporti tra EcoHealth Alliance, il gruppo diretto dall’esperto in zoonosi Peter Daszak, e l’NIH (National Institute of Health, l’istituto nazionale per la salute), dove operava Anthony Fauci. I due enti sicuramente collaboravano. È infatti cosa documentata che l’organizzazione di Fauci avesse supportato economicamente Daszak.

Fu proprio Fauci ha fornire i fondi a Daszak per le ricerche sul coronavirus e sul guadagno di funzione in Cina, nel laboratorio di Wuhan.

Eppure l’ex consulente della Casa Bianca ha poco da dire a riguardo in udienza. Afferma infatti di essere solo “vagamente familiare” con la questione e di non sapere molto di più:

Sapevo poco o nulla riguardo al lavoro fatto da EcoHealth Alliance riguardo al coronavirus ed i pipistrelli.

Come si leggerà dalle carte mostrate in udienza, invece, già all’inizio del 2020 Anthony Fauci era a conoscenza del fatto che il NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l’istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive), ente di cui era a capo, aveva sovvenzionato il gruppo di Daszak per almeno i cinque anni precedenti.

Fauci quindi è costretto ad ammettere anche rapporti telefonici ed epistolari con altri membri del gruppo, nella fattispecie il dottor Anderson ed il dottor Farrar, che lo informavano del fatto che il “il virus sembrava strano, manipolato”.

Tuttavia, Fauci non ricorda subito dopo di aver inviato un articolo sul guadagno di funzione ad un suo collega al NIAID, l’immunologo dottor Hugh Auchincloss, né di aver richiesto un incontro con lui per parlare di persona “di una questione molto importante”.

La memoria poi invece riaffiora non appena i legali mostrano una mail in cui si esplicita quanto chiesto poco prima. E afferma a tal riguardo:

Volevo solo essere informato della natura delle collaborazioni con il laboratorio di Wuhan, e volevo sapere che tipo di lavoro stavamo supportando con i nostri fondi.

I ricordi durano poco, giusto il tempo della domanda chiave sul rapporto con i social come Facebook e Twitter.

Fauci infatti non ricorda di aver parlato con nessuno riguardo la necessità di censurare gli utenti dei social media. Tuttavia si contraddice subito dopo affermando che:

Avevamo paura che la gente incolpasse la Cina e che i rapporti tra USA e Cina divenissero tesi. Una cosa, questa, che invece volevamo assolutamente evitare perchè per fronteggiare una crisi c’è bisogno di collaborazione e in questo modo potevamo rovinare tutto.

E ancora:

La gente diceva sui social media che avevo messo un chip dentro i vaccini per poterli monitorare, queste sono distorsioni della verità mentre noi volevamo genuinamente capire cosa fosse successo e questo non aiutava.

Si contraddice nuovamente affermando che una “fuoriuscita accidentale” del virus dal laboratorio potrebbe essere certamente avvenuta.

Fauci infatti aveva affermato più volte in pubblico di esser certo che l’origine del virus fosse invece assolutamente naturale.

Chi non ricorda la storia del pangolino e del mercato di Wuhan?

Sarà stato un caso che questa sarà l’unica versione accettata sui social e che ogni account riportante il contrario veniva censurato o sospeso?

Le cose che Fauci non ricorderà durante l’udienza sono molte.

Le sue lunghe e documentate telefonate con Peter Daszak sull’origine del virus, il fatto di aver detto ai media che la possibile origine del virus era quella di un salto di specie avvenuto in natura.

Non ricorda nemmeno di aver suggerito di censurare ed etichettare come disinformazione ogni notizia in contrasto con quanto da lui affermato.

Non ricorderà infine di aver detto ad un amico, durante una conversazione privata, di non indossare alcuna mascherina.

Le 446 pagine della trascrizione meritano senz’altro un’approfondita lettura ma già questi pochi cenni ai fatti più rilevanti mettono in luce quanto Anthony Fauci sia stato coinvolto sia nella genesi del Sars-Cov2, sia nella censura operata ai danni dell’opinione pubblica.

Il danno causato da questo regime della verità instauratosi negli scorsi due anni non è stato solo sanitario.

Non soltanto sono morte persone che molto probabilmente potevano salvarsi, ma hanno chiuso negozi, i bambini sono cresciuti in un clima di terrore e diffidenza. La società nella sua interezza ha attraversato uno di momenti più bui della storia umana.

Come ne usciremo?

Sicuramente non prima di aver fatto chiarezza e giustizia.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

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