La fascistizzazione dell'Italia prosegue senza pause. Persino il maestro Gergiev viene colpito solo perché russo. Ne parliamo a "Dietro il Sipario" in compagnia di Roberto Quaglia, Gianluca Savoini e Gianmarco Landi

L'annullamento del concerto di Valery Gergiev, previsto per il 27 luglio alla Reggia di Caserta, ha riacceso il dibattito sulla libertà di espressione e sulla crescente russofobia che caratterizza il panorama culturale italiano ed europeo. La decisione, comunicata dalla direzione del museo, è avvenuta dopo settimane di pressioni politiche, in particolare da parte della vicepresidente dell'Europarlamento Pina Picerno, che ha definito Gergiev un "complice di Putin". Questa vicenda mette in luce non solo la censura nei confronti di artisti russi, ma anche un clima di crescente intolleranza verso qualsiasi manifestazione culturale legata alla Russia.
Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, aveva tentato di difendere la presenza di Gergiev, sostenendo che annullare l'evento non avrebbe contribuito alla pace e che la cultura dovrebbe rimanere un campo di dialogo. Tuttavia, di fronte alle pressioni politiche e alle manifestazioni di protesta, la sua posizione si è rivelata insostenibile, culminando in un annullamento che molti interpretano come un atto di capitolazione di fronte a una narrativa prevalente e oppressiva.
Le parole della Picerno, che ha rivendicato la vittoria contro la presenza di un "ambasciatore di Putin", evidenziano una pericolosa deriva ideologica che sta permeando la società italiana. L'idea che la cultura possa essere utilizzata come strumento di lotta politica, negando il valore artistico e umano degli individui, è un segnale inquietante di un'involuzione democratica. Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di cultura della cancellazione, dove il dissenso e le opinioni divergenti vengono sempre più silenziati.
Il ministro della cultura Alessandro Giuli ha espresso sostegno per la decisione di annullare il concerto, giustificandola come un atto di buon senso e di protezione dei valori del "mondo libero". Tuttavia, tali affermazioni appaiono contraddittorie in un paese che ha una lunga tradizione di apprezzamento per la cultura russa. Gergiev, oltre a essere un direttore d'orchestra di fama mondiale, è anche un cittadino olandese insignito di onorificenze italiane, il che rende ancora più surreale la sua esclusione.
Questo episodio non è isolato, ma rappresenta una tendenza più ampia in cui la cultura e l'arte vengono strumentalizzate per fini politici. La crescente intolleranza nei confronti di chiunque sia associato alla Russia, indipendentemente dal proprio operato artistico, pone interrogativi sulla direzione che sta prendendo l'Italia. La situazione attuale invita a riflettere su come la libertà di espressione e il rispetto per la diversità culturale siano sempre più a rischio in un contesto di polarizzazione e di emergenze politiche costruite ad arte.
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