Capire cosa succede in questi drammatici giorni a Kabul non è semplice: la storia afghana è un groviglio di misteri attorno a cui ruota un altrettanto inestricabile intreccio di interessi.

Ricordate “La grande scacchiera” di Zbigniew Brzezinski, pubblicato nel 1997, in cui si teorizzava la centralità dell’Eurasia nei futuri assetti strategici? L’Afghanistan è sempre stato centrale, e sempre stato crocevia di scorribande di tipo imperialistico.

E indovinate chi ha cominciato? Già: gli inglesi. Il professore della New York University Justin Podur, in un lungo thread su Twitter, ripercorre in modo agghiacciante nella sua fredda sintesi la “piazza pulita” che i britannici fecero nella seconda metà dell’800, con l’intento di creare in Afghanistan una “zona cuscinetto” per i loro interessi. A partire da allora, l’Afghanistan è stato considerato territorio a disposizione di tutti, e ne vediamo ancora oggi le conseguenze.

Buona lettura.

di Justin Podur

Questo è un lungo thread su Afghanistan e imperialismo, con notizie che potreste non aver mai letto malgrado tutto quello che avete già letto. Sarà un po’ lungo, vi avviso.

Si comincia con un’emblematica operazione di cambio di regime. Nel 1839. Esatto: proprio nello stesso anno in cui la Gran Bretagna commetteva le atrocità della Guerra dell’Oppio in Cina, invadeva anche l’Afghanistan. L’operazione di regime change in Afghanistan del 1839 è stata ricordata  in modo egregio dal patriota afghano Farukh Husain nel suo libro L’Afghanistan all’epoca degli imperi.

In pratica è andata così: gli inglesi portarono il loro candidato, Shah Shuja, a rilevare il trono di Kabul. Pianificarono l’invasione dall’India usando truppe indiane, a cui si fornivano razioni più basse e che venivano trattate secondo una stretta gerarchia razzista.

Nel processo dell’imposizione di Shuja, furono commessi stupri, saccheggi, massacri. Si rapivano le donne, incluse quelle delle famiglie dei loro alleati. Gli inglesi sparavano gli afghani dai cannoni (un’usanza che li rese famosi anche nel 1857 in India). Un agente inglese racconta che l’economia di intere città fu deliberatamente distrutta per esercitare maggiore controllo:

“Ho sentito uomini e donne dire che gli inglesi avevano fatto arricchire i rivenditori di grano, mentre riducevano i capi in povertà e condannavano i poveri alla fame”.

Gli inglesi iniziarono a sondare le ricchezze minerarie del Paese durante l’occupazione del 1839-1843. Quando occuparono Kabul aumentarono le tasse attraverso un esercito di esattori, i cittadini furono costretti a chiedere soldi in prestito per ottemperare, e poi persero le loro case e i loro beni. Classica mossa coloniale.

Ma in seguito i britannici persero il controllo di Kabul e dovettero ritirarsi. Durante la ritirata, commisero atrocità ancora peggiori, persino contro le loro stesse truppe indiane e i loro collaboratori. Nella lunga marcia verso Jalalabad molti di essi morirono. Il re che avevano messo sul trono, Shah Shuja, fu assassinato nel 1842.

Il governo imperialista inglese utilizzò quella ritirata come pretesto per un’ondata di propaganda autovittimistica, che funziona ancora oggi. E’ stato in quella guerra, nella quale commisero terribili atrocità invadendo e occupando l’Afghanistan, che i britannici coniarono la loro disgustosa teoria sulla “Tomba degli imperi”.

Teoria che è appunto un obbrobrio. L’idea, ripetuta all’infinito, è quella di dipingere chi viene invaso, occupato, massacrato, stuprato e rapinato, come un selvaggio minaccioso e pericoloso. La questione non è più quanti crimini abbiano commesso gli inglesi, ma quanto fossero spaventose le vittime.

Comunque, i britannici si ripresero e crearono l’”Armata della vendetta”, per “vendicarsi” contro gli afghani per averli respinti (malgrado gli invasori fossero loro). Cominciarono distruggendo Ghazni. Uno storico scrive:

“L’esercito inglese ridusse Gazhni ad un cumulo di macerie, e quando il sole tramontò sulla città dello Scià degli scià, Ghazni si perse nell’oscurità della notte per essere dimenticata dalla storia”.

La distruzione inglese funzionava così:

“Il nostro modo di distruggere il Paese è molto semplice, è sufficiente tagliare un anello intorno alla corteccia di ogni albero. Questo annienta il Paese immediatamente, perché gli alberi muoiono e gli abitanti vivono principalmente di frutta secca e farina di gelsi.”

Il punto è proprio la distruzione:

“Ogni casa è stata distrutta, ogni albero scortecciato o tagliato, e dopo che il distaccamento aveva raccolto un considerevole bottino di bestiame, pecore e capre, faceva ritorno all’accampamento”.

Neville Chamberlain racconta di un villaggio dove tutti i maschi furono trafitti alla baionetta, le donne stuprate e le proprietà saccheggiate.

“E’ una delle più belle vallate dell’Afghanistan, ma tutto quello che abbiamo lasciato è una scena di desolazione”.

E il reverendo Allen:

“Una donna rimase come unico essere vivente nel forte. Se ne stava seduta, il ritratto della disperazione, con i corpi di padre, fratello, marito e figli tutti morti intorno a lei”.

Gli inglesi discutevano anche se distruggere Kabul o no, e se rapire il figlio del re per crescerlo a Londra. Quando presero Kabul commisero un altro giro di atrocità, uccisioni, stupri, tratta di schiavi, gente bruciata viva.

“Madri che cercarono di nascondersi con i loro bambini morirono, ma cose simili accadono durante ogni clamorosa conquista”.

A Kabul i saccheggi andarono avanti tutto il giorno,  con un notevole bottino di tappeti, sete, finimenti per cavalli, armi, libri antichi eccetera. Quando gli inglesi lasciarono l’Afghanistan, un ufficiale scrisse:

“L’opera di punizione era considerata conclusa, ed effettivamente fu severa. Non basteranno anni per riparare il danno ed il male inflitto.”

Sostiene Roebuck:

“Ghuznee, Cabul, Istalif e Jalalabad hanno condiviso un comune destino; caos e desolazione hanno contrassegnato il percorso dei nostri eserciti di conquista, e sui nostri nemici è stata inflitta una vendetta quale il più fervente sostenitore di ritorsioni potrebbe desiderare.”

Gli inglesi installarono un dodicenne sul trono di Kabul.

Un primo ministro inglese ebbe a dire:

“Dovremo rinunciare a ogni vantaggio dell’apertura dell’Indo ai nostri commerci; abbiamo distrutto ogni città che potesse aprirci un mercato, e ci vorranno secoli prima che l’Afghanistan si riprenda dalla miseria e dalla desolazione in cui è stato gettato”.

E se qualcuno si preoccupa dei costi della distruzione dell’Afghanistan nel 1843, sappia che furono ampiamente coperti dalla vittoria nelle guerre dell’oppio: l’aumento della domanda di oppio dopo la guerra in Cina coprì le spese della guerra afghana.

Ma perché nel 1839 gli inglesi fecero guerra all’Afghanistan? In sintesi l’impero inglese, il cui obiettivo principale era spremere l’equivalente di circa 45 miliardi di dollari dall’India, distrusse l’Afghanistan per creare una “zona cuscinetto” contro ogni tipo di incursione.

Sostenevano di essere preoccupati della Russia, ma non ha alcun senso: in realtà erano preoccupati che l’Iran e altre potenze asiatiche si alleassero con coloro che stavano tentando di espropriare. Il compito di espropriare l’India fu portato a termine nel 1857, al prezzo di 10 milioni di vite indiane. Non appena deciso che l’Afghanistan era destinato ad essere un “zona cuscinetto”, si assicurarono la sua sottomissione attraverso altre guerre, come la seconda guerra afghana del 1878 e la terza del 1919. L’umiliante Trattato di Gandamak consegnò alla Gran Bretagna il totale controllo sulla politica estera dell’Afghanistan.

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