Addio al tampone per entrare in UK: dopo il Dom Perignon di Boris, si ritorna alla libertà

tampone uk

Mentre in Italia stiamo ancora discutendo di un taglio di capelli proibito e di quella manicure rimandata da mesi che si continua a non poter fare se non in possesso del lasciapassare , c’è chi altrove non solo appoggia il cambio di narrativa, ma lo mette fattivamente in atto.

Il 31 dicembre scorso scadeva il termine ultimo per il ritiro dei tamponi sia rapidi, sia molecolari, come il CDC aveva ricordato in una nota diretta ai laboratori che si occupano di tali procedure. I test si sono dimostrati non efficaci nel rilevare la differenza tra la comune infuenza e il sars-cov2, e dopo ben due anni di narrativa costruita ad hoc, narrativa al cui centro vi era il mondo dei “positivi al tampone”, la cosa è stata smontata proprio dall’ente sanitario più importante al mondo.

Non proprio tutti hanno recepito il piuttosto esplicito “consiglio procedurale”, vedasi Italia, mentre Boris Johnson ha colto la palla al balzo per dare una sterzata notevole alla gestione della psicopandemia. Al comparire della variante Omicron in UK, nonostante contagi che si alzavano a dismisura, il primo ministro ha rassicurato i concittadini sostenendo che avrebbero potuto tranquillamente portare avanti i piani natalizi, cenoni, e visite dei parenti.

Si ricorderà sicuramente la polemica dei giorni precedenti, quando lo stesso Johnson si era reso protagonista di scatti che lo ritraevano mentre in pieno lockdown, era maggio del 2020,  era in compagnia con amici a spassarsela con Champagne e tartine. Con quale serietà avrebbe potuto presentarsi ai microfoni e ordinare alla gente di non far festa a Natale, proprio ora che un altro scandalo lo sta rimettendo al centro delle cronache per i fondi utilizzati per restaurare il suo appartamento privato al n.11 di Downing Street?  Per quanto Johnson si sarebbe scusato per le casse di Dom Perignon e per la nuova tappezzeria di casa sua, questa volta i concittadini non lo avrebbero affatto lasciato fare.

Ecco che proprio in continuità con questa precisa scelta operativa, il primo ministro inglese ha eliminato anche altre misure tra quelle in vigore fino a poco tempo fa. Ad esempio un turista che volesse recarsi a Londra in questo periodo, non solo non dovrebbe possedere alcun pass vaccinale, ma non dovrà sottoporsi ad alcun test prima dell’imbarco, cosa che è stata anche eliminata dalla lista delle prescrizioni all’arrivo, nessuna quarantena una volta messo piede sul suolo britannico. Il covid pass rimane in vigore solo per l’accesso a locali affollati, così come rimane obbigatoria la mascherina per la maggior parte di luoghi al chiuso.

Unica misura rimasta invece per i turisti in UK un tampone antigenico il secondo giorno della visita, senza obbligo di autoisolamento il primo giorno. Cosa c’è di logico in una procedura simile? Ovviamente nulla, visto che se il primo giorno si è liberi di andare in giro dove si vuole, così potrebbe essere anche il secondo, fino al termine del soggiorno. Tuttavia, questa illogicità appare essere una graduale ma forse necessaria transizione all’indietro dal mondo psicopandemico al mondo normale. Non si possono eliminare improvvisamente tutte le misure,  perchè se è vero che il processo di deprogrammazione mentale è più difficile di quello di programmazione, allora è proprio in questa ottica che l’allontanamento dalla follia deve avvenire per gradi. E sempre secondo questo ideale percorso tratteggiato tra un prima, un durante e un dopo, probabilmente la mascherina sarà l’ultima delle restrizioni che cadrà.

Anche le parole utilizzate dal governo britannico stanno lentamente cambiando. Si pensi che in una recente conferenza stampa il ministro della salute Sajid Javid  ha sostenuto che quest’anno si tratterà l’ondata infettiva come fosse  quella di una comune influenza.  Ebbene sì: l’influenza è magicamente ricomparsa e sarà quella che potrà eventualmente far pressione sulle strutture sanitarie britanniche. Inoltre, sempre lo stesso Sajid Javid, ha dichiarato che non sono previste restrizioni delle libertà personali a meno di catastrofi sanitarie che comunque non sono previste.

Ormai pare proprio che il mondo si stia lentamente arrendendo da una parte ad un virus che è stato incapace di gestire nel rispetto delle norme costituzionali, dall’altra alla palese ammissione di aver portato avanti troppo a lungo una narrativa che fa acqua da tutte le parti, vedasi “vaccinati che non si contagiano e non contagiano” e simili. Unica roccaforte inespugnata rimane l’Italia, che continua con il terrore dei contagi e l’incostituzionalità dell’obbligo vaccinale. Le misure invece di allentarsi, restringono sempre più le libertà personali. Ad oggi, se nulla varia, servirà il lasciapassare per accedere ai servizi alla persona e agli uffici pubblici.

Ma se dall’esterno il muro di quella roccaforte nostrana può apparire ancora intatto, al suo interno ha crepe talmente profonde che ormai non solo non sono più stuccabili con il terrorismo indotto dal governo, ma stanno inesorabilmente per raggiungere la superficie.

Quindi, come per il Regno Unito, così anche per l’Italia è davvero solo questione di tempo.

MARTINA GIUNTOLI

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