Chi comanda davvero a Kiev? Per il raid in territorio russo, a Belgorod, è stato utilizzato equipaggiamento statunitense. Ma gli Usa sostengono di aver sempre detto con chiarezza all’Ucraina che la loro roba non deve servire per attaccare il territorio russo. Di qui in poi si aprono varie ipotesi: tutte preoccupanti.

In sintesi: gli Usa mentono e vogliono l’escalation; oppure Zelensky ha disubbidito agli Usa, dimostrando di essere in grado di trascinarli in un’escalation che essi stessi non vogliono; oppure in Ucraina c’è il caos armato, Zelensky e il suo governo in realtà non controllano il Paese e procurarsi un carro armato è facile quasi quanto comprare dieci chili di patate al supermercato.

IL RAID A BELGOROD, IN RUSSIA

Lunedì 22 maggio 2023 gruppi armati sono entrati nella regione russa di Belgorod dal confine ucraino. Sconfitti e ricacciati in poche ore, avevano con sé – pare ormai indubitabile – veicoli corazzati di fabbricazione statunitense. Nelle intenzioni che gli Usa proclamano, quei loro veicoli non dovevano uscire dai confini ucraini.

L’Ucraina nega di essere coinvolta nell’operazione. L’hanno compiuta, dice, la Legione Libertà della Russia e il Corpo dei volontari russi Rdk. Si tratta di miliziani russi che hanno scelto di schierarsi con Kiev. In realtà sono gruppi neofascisti e neonazisti. Estremisti di destra, se proprio si vuole essere clamorosamente gentili. Fanno in ogni caso parte dell’inquietante galassia che popola l’Ucraina.

Costoro sono entrati in territorio russo con munizioni, veicoli corazzati statunitensi e magari anche grazie ad informazioni satellitari. Infatti secondo fonti che l’Occidente ascrive alla propaganda russa, due giorni prima del raid un satellite commerciale statunitense ha mappato la zona oggetto del raid: cosa che, se vera, può certo avere agevolato l’incursione. Davvero ben equipaggiati, gli assalitori… Chi glie l’ha dato, tutto ‘sto popò di roba bellica, chi ha pagato le eventuali informazioni satellitari?

A KIEV O A WASHINGTON QUALCUNO MENTE?

C’è il caso che gli Stati Uniti mentano. Che essi stessi abbiano foraggiato gli incursori, ad onta delle dichiarazioni ufficiali. È una possibilità da non scartare, anche se contrasta con la linea di evitare il confronto diretto con la Russia che finora gli Stati Uniti hanno seguito. Se così fosse, la guerra dell’Occidente contro la Russia avrebbe assunto una portata più ampia. Uno scenario allarmante.

Del resto, sono allarmanti anche le altre eventualità. Può darsi innanzitutto che sia Kiev a mentire. Che cioè essa stessa – pur negandolo – abbia organizzato, armato, sponsorizzato il raid in territorio russo, contravvenendo ai desideri americani. Vorrebbe dire che Zelensky e il suo governo sono in grado di trascinare l’Occidente in un’escalation che l’Occidente stesso non vuole. Un’ampia escalation, inoltre, potrebbe essere lo strumento di Zelensky per ritardare una sconfitta che verosimilmente comporterebbe la sua defenestrazione, non necessariamente solo metaforica.

L’IPOTESI DELL’UCRAINA COME LA LIBIA

Infine, l’incursione in territorio russo può davvero essere frutto di un fai-da-te ad opera di gruppi armati che l’esercito e il governo di Kiev non controllano. Effettivamente, l’abbondanza di armi occidentali e la corruzione in Ucraina sono tali che perfino il reperimento di veicoli corazzati sul mercato nero non sembra inverosimile…

Però in questo caso non c’è solo da domandarsi chi comanda a Kiev. In questo caso, si prospetta per l’Ucraina uno scenario di gruppi armati fino ai denti che si contrappongono l’uno all’altro, senza un’autorità centrale in grado di tenere la situazione sotto controllo. Una situazione tipo la guerra di bande nella Libia post Gheddafi: ma nel cuore dell’Europa.

GIULIA BURGAZZI

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