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Notizie15 Giugno 2022

Apple e Google: nei loro store app che spiano i bambini?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese analizza la raccolta di dati personali da parte delle app per bambini, evidenziando come oltre il 90% delle app educative invii informazioni al settore pubblicitario. Si discute anche delle scappatoie legislative utilizzate dai Big Tech per eludere il Children's Online Privacy Protection Act.
Punti chiave
  • Oltre due terzi delle app per iPhone spiano i bambini.
  • Il 90% delle app educative invia dati al settore pubblicitario.
  • Le aziende sfruttano scappatoie nella legge sulla privacy.
  • Google e Apple hanno approcci diversi alla protezione dei dati.
  • Youtube ha iniziato a etichettare video per bambini solo nel 2019.
L'articolo

“Più di due terzi delle app per iPhone  utilizzate dai bambini raccolgono e inviano le loro informazioni personali al settore pubblicitario”.

E’ quanto emerge da una ricerca portata avanti da Pixalate, un’azienda che si occupa di protezione dalle frodi e sulla privacy. Lo studio è stato poi rilanciato dal Washington Post: “è  come se uno sconosciuto parcheggiasse l’auto di fronte alla finestra della camera di vostro figlio”, spiega l’autore.

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Lo studio, spiega come le app presenti sullo store di Apple e Google raccolgano durante i loro utilizzo dati personali: non solo giochi come ad esempio  Angry Birds 2 e Candy Crush Saga, ma anche applicazioni che vengono utilizzate per studiare.

Di tutte le app esaminate da Pixalate, ben 390.000, il 7% ha inviato dati sulla posizione o sull’indirizzo Internet al settore pubblicitario: in particolare analizzando 164 applicazioni etichettate come “educative” il 90% ha inviato informazioni al settore pubblicitario.

Nel 1998 è stato emanato il “Children’s Online Privacy Protection Act”, proprio per impedire alle aziende tecnologiche di raccogliere informazioni personali di bambini di età inferiore ai 13 anni senza il consenso dei genitori.

Ma secondo Geoffrey Fowler, autore dell’articolo sul Post, “i Big Tech e i produttori di app hanno trovato una gigantesca scappatoia nella legge sulla privacy. Affermano di non avere conoscenza che si stiano sottraendo dati dai bambini”.

Il trucco sta nel non etichettare il software come “destinato ai bambini”.

Ad esempio, Pixel Art: Paint by Number è un’app da colorare gratuita sviluppata da Easybrain ma l’app non richiede l’età del bambino né ottiene l’autorizzazione da un genitore o tutore per il suo utiizzo:  gelati, unicorni e dinosauri, ma l’app non sarebbe destinata ai più piccoli.

L’approccio degli store di Google e Apple in merito alla sezione riservata ai bambini è abbastanza diverso: se Google ha una scheda dove sono  elencati tutti i programmi “approvati dagli insegnanti”, è vero che “solo il 5% delle app per bambini più popolari è etichettato correttamente nel Google Store”, secondo Pixalate.

Per Apple il discorso è più complicato: è difficile trovare la sezione per i più piccoli, non è mai messa in evidenza e non c’è modo di cercarla.

Sembra quindi che i due colossi, in un modo o in un altro abbiano trovato il modo di chiudere un occhio, e continueranno a farlo finchè non saranno costretti.

Ad esempio Youtube ha iniziato a etichettare i video destinati ai bambini solo nel 2019, quando fu colpita da una causa ed è stato costretto a pagare 136 milioni di dollari alla Federal Trade Commission e 34 milioni allo stato di New York per aver violato la COPPA.

ANTONIO ALBANESE

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